Attualità Milano Mercoledì 23 gennaio 2013

Alberto Ottieri: «Milano è una città pacata, ti dà tranquillità». di Laura Guglielmi

Alberto Ottieri, presidente di MyMovies e Ibs.it

LA MIA MILANO
Città  dai mille volti, iperattiva e cosmopolita come nessun altro luogo in Italia, Milano è difficile da inquadrare, tiene insieme il glamour della moda e una fitta rete di associazioni e onlus che si occupano di sociale. Capitale dell'editoria, della pubblicità, ma anche del campionato di calcio, almeno da alcune stagioni. Tante luci e parecchie ombre, lo smog, il traffico e le poche aree verdi a disposizione, per citarne alcune.
La Mia Milano è una rubrica che racconta la città  attraverso gli occhi di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo - attrici e attori, scrittori, architetti, amministratori e trendsetter - con una caratteristica in comune: vivere nel gran Milan.

Milano - Alberto Ottieri lo conosco da anni. Ma l'ho incontrato solo in vacanza, a Lerici. Tutti siamo un po' diversi, lontano dal lavoro. Più autentici.
Prima di lui ho conosciuto suo padre Ottiero – attraverso libri come Donnarumma all'assalto - uno dei più importanti scrittori del Novecento, anche se solo per i palati fini. Poi sua sorella Maria Pace, scrittrice, amica di amici e poi amica anche mia. Infine ho incontrato lui, l'imprenditore di famiglia: Alberto incarna la borghesia colta e europea di questo paese, quella che non è riuscita a civilizzarlo culturalmente. La borghesia che, in un certo senso, ha perso anche se gli affari gli sono andati spesso a gonfie vele.

Anni fa, quando Alberto era ancora studente, il gruppo di cui ora è azionista – Messaggerie - possedeva quote della casa editrice Einaudi, ed era il suo distributore esclusivo. Ora non è più così. Giulio Einaudi – come si sa – è stato “costretto” dai debiti a venderla al gruppo editoriale del cavaliere. Il fondatore della storica casa editrice, Giulio, è ormai sepolto da anni nel cimitero di Dogliani, nella sue Langhe. Mi ricordo ancora quel funerale, in una giornata tersa ma fredda di aprile. Era il 1999, finiva un'epoca. E ne iniziava un'altra.

La partecipazione azionaria Alberto Ottieri l'ha ereditata dalla famiglia della madre, Silvana Mauri: era figlia di Umberto, presidente delle Messaggerie Italiane, mentre Valentino Bompiani era suo zio. L'azienda oggi è ancora leader nella distribuzione di libri, ma anche proprietaria di siti come Ibs e MyMovies. Protagonisti anche nel nuovo millennio, quindi.
Incontro Alberto, dopo un po' di anni che non ci si vede, nella sua casa di Milano, in centro, quartiere Ticinese. Ora i suoi figli sono grandi, Virginia ha 29 anni e si è sposata, mentre Gregorio ne ha 19. Pranziamo insieme. Mi chiedo se in quella casa hanno mai abitato Ottiero e Silvana. Impera il buon gusto, quello che profuma di libri letti e pensieri che vagano alla ricerca di strade sempre diverse. Ma a lui questa domanda non la faccio. Gliene faccio tante altre. Ed ecco cosa ne è uscito fuori.

Il tuo primo ricordo di Milano
Il primo giorno di scuola con la mamma che mi accompagna, la scuola di via Conservatorio. La paura di quella prima giornata.  E poi il tempo grigio di Milano.

Com’è andata?
Male, perché avevo un maestro cattivissimo, il maestro Martinelli. Così ho cambiato scuola. Sono andato in via della Spiga - abitavamo in via Vivaio di fianco all’Istituto dei Ciechi - dove ho conosciuto tutti i miei amici storici, che frequento ancora oggi. Anche le medie le ho fatte con loro, ho dei ricordi bellissimi, erano i primi anni Settanta.

Beh, gli anni Settanta sono gli anni più belli e creativi del Dopoguerra, nonostante i media e una falsa coscienza abbiano fatto in modo che li si ricordi solo come gli anni di piombo. C'era voglia di cambiare, più senso etico, i giovani credevano in un futuro migliore.
Sì hai ragione, c’erano i problemi politici, il terrorismo...

...i tentativi di colpi di stato...
...ma comunque anche un clima di possibilità, di serenità. E poi ho fatto politica, sono entrato nel movimento studentesco.

In quale gruppo?
L'Mls, movimento lavoratori per il socialismo, aveva una struttura gerarchica. Si differenziava, ad esempio, da Lotta Continua dove c’era una partecipazione collettiva. A me piaceva quella gerarchia, che poi ho ritrovato in azienda. Sembrano lotte un po’ assurde, riviste trent’anni dopo, ma allora era difficile prescinderne.

Eri il capo lì anche?
No, però facevo parte di un'organigramma, che in Lotta continua non esisteva. Loro avevano un leader carismatico, noi una struttura più gerarchica.

Papà e mamma come hanno preso quest’avventura politica?
Beh, i miei erano intellettuali di sinistra. E mia sorella già faceva politica. Mio padre era operaista e socialista. E i miei rapporti con lui erano molto aperti.

Quindi ti hanno sostenuto in questa scelta...
Sì.

Un pregio e un difetto di Milano
Pregio: è una città molto stabile, la meno ansiolitica del mondo. Questa è la sua vera qualità. A Roma, come a Genova, ti sembra quasi di impazzire, tante cose da fare, non hai il tempo di digerirle. Milano ti fa l’effetto opposto, hai subito la sensazione di poterla conoscere e ti metti in uno stato di tranquillità. Torno sempre molto volentieri a Milano, come per risistemare un po’ le idee, perché è una città molto pacata. È una buona base.
Il difetto di Milano è una periferia un po' estesa e un po' triste. Milano ha un centro bello, un po’ piccolo ma poi è subito periferia con delle arterie dove la qualità della vita è bassa.

Il pregiudizio più comune su Milano?
Che sia una città chiusa. In parte è vero, perché il centro così piccolo la fa assomigliare a una città di provincia, dove prevalgono le strutture familiari e le conoscenze. Questo è il punto di forza e il punto di debolezza: punto di forza perché la struttura è solida, ma punto di debolezza perché ad un certo punto non passa più nulla.
Nelle vere metropoli si è obbligati a mischiarsi con chi viene da fuori, a Milano ciò avviene con difficoltà.

Vivere a Milano perché?
Mi sono laureato a 24 anni, in Scienze Politiche, indirizzo economico, e avevo già una bambina di un anno. Poi ho vissuto in America per 4 anni, ho fatto un master in Economia, e ho lavorato in una grande casa editrice di tascabili, la Bantam Books.
Lì mi sono chiarito le idee, ho capito quello che volevo fare nella vita. Ho scelto di lavorare nell'azienda di famiglia. Quindi mi sono fermato a Milano, la città del lavoro.

Ti piace vivere in questo quartiere? Come descriveresti il Ticinese?
Porta Ticinese che arriva fino al Naviglio. Corso di porta Ticinese, la prima circonvallazione della città vecchia. Questo si intende per il Ticinese.
A Milano si ha l’esigenza di avere una casa accogliente che supplisca un po’ il grigiore esterno. A Roma o Genova, ti riempi di cose belle. Se c’è una bella giornata di sole, vai al mare. Qui invece vivi molto in casa. La luce è molto importante.
Ticinese, Brera, Venezia, sono tutti quartieri accoglienti, bene organizzati. Tutto ciò rende la vita semplice. Non dico piacevole ma semplice. Come a New York, c’è il supermercato aperto 24 ore al giorno. In questo senso è una metropoli.

Dove vai al ristorante?
Vado spesso al Girarrosto, in corso Venezia 31. Perché è la cucina che mi piace di più. Mio padre era toscano, mia madre romana. Da piccolo passavo lunghi periodi dai miei nonni a Chiusi, dove ho tuttora una casa. La famiglia Ottieri è di Siena, mio nonno mi portava al Palio. E questa cosa mi è rimasta dentro. Non mi sento lombardo. Però non posso neanche spacciarmi per toscano. Il Girarrosto propone cucina toscana, ha dei piatti che mi piacciono moltissimo tipo i fagioli con l’olio, il crudo al coltello, le stesse cose che mangiavo coi miei nonni. E poi il proprietario è simpatico.

Hai un locale dove fai aperitivo, colazione, una pasticceria?
Vado da Cucchi, in corso Genova 1. Fantastico. Un pezzo di Milano vecchia. La cosa che adoro di Genova rispetto a Milano è che ci sono tanti negozi antichi. A Milano sono scomparsi. Cucchi invece c'è ancora. Dà il sapore al quartiere.

Dove vanno i tuoi figli per l’aperitivo?
Al Morgan o al Chiringuito, di piazza Mentana, all’Enoteca BioEsserì, in via De Amicis. Anche al Bar Magenta.

Un locale gettonatissimo negli anni ’70.  Ci andavi?
Sì, ma c'era anche Oreste, mitico, in piazzetta Mirabello. Poi altri in corso di Porta Ticinese.
Comunque Cucchi, come Marchesi in corso Magenta, o il Bar Basso, sono dei pezzi storici della città. Dei punti di riferimento.

E i cinema?
Il President, che ha chiuso, è stato il primo cinema comodo di Milano, con le sedie ergonomiche. Proiettava i film che vincevano a Cannes o a Venezia, e non solo film americani. Ora c'è l’Anteo, multisala di qualità. Oggi i film migliori li trovi lì.

Avere una famiglia importante, come ha influito sulla tua carriera e sulla tua personalità?
È stato un grosso vantaggio. Anche un ingombro. Come la politica per gli adolescenti degli anni ’70. Dovevi decidere se aderire, ogni cosa ha un prezzo. Ma se aderisci devi essere all’altezza. Immagini se avessi voluto fare lo scrittore? Avrei dovuto superare mio padre.
Anche se ho scelto una strada diversa, ho a che fare da sempre con il mondo che loro conoscevano. Mia madre era una persona molto amata per le sue doti umane e professionali.
Ogni tanto qualcuno mi dice: 'Ho letto tutti i libri di tuo padre'. Per me, non è facilissimo scindere la sua vita letteraria da quella quotidiana. Un uomo che ha avuto una vita difficile. Le persone spesso o non lo conoscono affatto o hanno letto tutto. Un sacco di gente non sa neanche chi sia. È strano. Non è mai stato un autore popolare. È stato, lo diceva anche lui, un grande outsider.
Ad un certo punto è anche diventato mondanissimo, partecipava a tante feste, andava in elicottero a Saint Moritz. Infatti ha poi scritto I divini mondani. Gli piaceva da pazzi osservare.
Poi c'è chi si aspetta che tu sia come loro, come i tuoi genitori, di ritrovare loro in te. Nel mio caso sono rimasti fortemente delusi, perché io ho costruito la mia storia, proprio perché mi sono staccato da loro.

Si può dire che, per quanto riguarda il lavoro, tu hai preso un po' di più dalla famiglia di tua madre, mentre tua sorella, Maria Pace, ha preso la strada di tuo padre?
Esatto, io ho preso di più la parte imprenditoriale. Sono stato un privilegiato, ma non ho mai rifiutato le responsabilità, anzi mi piacciono. Ho avuto una figlia, Virginia, che ero molto giovane, avevo 23 anni.

A Lerici sei andato spesso, lì c'era una casa di famiglia, lì la famiglia Bompiani, con cui siete parenti, ospitava gli intellettuali di tutt'Italia. Ti è rimasta dentro?
A Lerici ho trascorso intere estati in barca, dalla mattina alla sera. Da lì sono partito per gite verso la Capraia e la Corsica. È un luogo familiare, amico, mia nonna diceva che era una terra di confine, sospesa tra Liguria e Toscana. Non era né di qua ne di là, forse mi piace proprio per questo. È il luogo della Liguria meno mondano e più marinaro che conosco, nemico degli adolescenti e delle famiglie (non ci sono discoteche o spiagge), adorato dai velisti e dagli stranieri. Lerici conserva la sua memoria. I parmigiani l'adorano, i milanesi la ignorano.

Parliamo del tuo lavoro, il tuo gruppo è sempre più attivo sul web, libraccio.it, Ibs, MyMovies, Emmelibri. Nuovi progetti all’orizzonte?
Abbiamo fatto delle previsioni di mercato, per cui nel 2015 l’e-Book guadagnerà l’8-10% del mercato complessivo. Il fatturato dell'editoria cartacea ora è di un miliardo e 400 milioni, quindi stiamo parlando di 140 milioni di euro. Nelle previsioni oltre il 2015, osservando quello che succede in America, non credo si arriverà al 50%, però i prezzi dei libri di carta scenderanno sempre di più. La crisi costringe tante aziende a fare prezzi più bassi, dai ristoranti all’abbigliamento. Questo riguarda anche i libri. Quindi non vuol dire scomparire, ma riorganizzarsi. Vuol dire fare le stesse cose di prima, con più automatismi e meno persone.

Invece per quanto riguarda l'e-commerce o l'informazione c'è la competizione di multinazionali come amazon, google o facebook, che tra l'altro non pagano neanche le tasse nel nostro paese.
È un mondo, dove hai a che fare con società, attori e operatori a cui del libro importa poco. Noi viviamo di libri da cent’anni, in tutte le forme possibili. E siamo cresciuti così. Google non vive di libri, tanto meno Apple. Chi è in grado di tirare fuori una tecnologia meno costosa, più attraente e più fruibile, vince.
Per vincere anche noi, facciamo quello che abbiamo sempre fatto anche coi libri, offrendo l’iperspecializzazione, cerchiamo di rimanere nel mondo dei libri costruendo una vera e propria comunità. È quello che abbiamo cominciato a fare con Ibs.it già tanto tempo fa. Ora abbiamo chiamato i nostri dieci negozi in Italia con lo stesso nome del sito, Ibs. Abbiamo poi lanciato un altro sito, il libraccio.it, sfruttato le competenze accumulate. Un nuovo sito che ha avuto un successo straordinario.
Sicuramente è tutto più difficile, però penso che ci sarà sempre un modo per essere sul territorio. È una lotta stimolante.

Quante visite mensili fate con tutto il network?
I visitatori unici di MyMovies sono 8 milioni al mese, di Ibs 2 milioni e Wuz 300mila.
Siamo gli unici in Italia che vendono libri scolastici usati e non usati on line e l'applicazione di libraccio.it è in finale al concorso del Sole24ore. La nostra peculiarità è quella di costruire contenuti di qualità, e dare un ottimo servizio.

Ti senti di appartenere più al nuovo o al vecchio mondo?
Ho sempre tenuto il piede in due scarpe, gestendo i cambiamenti. Un equilibrio, che mi piace ancora. Noi distribuiamo libri e siamo i leader del mercato, la nostra è un’azienda redditizia ben strutturata e tuttora dà un servizio eccellente agli editori medio piccoli.
Il mestiere è sempre uguale, bisogna essere competenti, di spessore, avere una cultura aziendale. La cultura del servizio alle persone da noi è molto spiccata. Penso che sia un atteggiamento vincente anche nel digitale. La Apple ha la qualità di darti quello che cerchi. Di fare cose belle, come l’Iphone a misura di pollice. Quest’attenzione al servizio è un po’ quello che ci caratterizza nella distribuzione dei libri. Verrà un giorno in cui questa qualità non sarà più utile a nessuno? Forse non è un problema che riguarda me.

L’ultimo libro che hai letto?
Dunque. La biografia di Agassi. Denso, ridondante e scritto bene.

Per tornare a Milano: la scommessa dell'Expo?
Ha già trasformato la città, o almeno alcune sue parti, visibilmente, rifondando intere aree dismesse. Penso sia una grande occasione di crescita e di costruzione di nuove infrastrutture. Mi dicono che ci sono grandi ritardi, ma non sono dentro alla questione. Ogni occasione di investimento e visibilità fa bene alle città. Dovrebbe forse essere più pubblicizzato anche dalla nuova giunta, perché si scrolli di dosso l'idea che sia un progetto di centrodestra.

Come ti immagini Milano tra vent’anni?
Me la immagino molto più bella. Una città un po’ più tedesca, un'Amburgo. Con grandi grattacieli ma con le parti antiche conservate.

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