Teatro Milano Mercoledì 9 gennaio 2013

Maddalena Crippa in 'Anima Errante'. L'intervista

Maddalena Crippa
© Andrea Boccalini

Milano - È decisa, Maddalena Crippa. Lo è nei gesti, nelle parole mentre parla di Sara: «Lei è un'anima errante perché non subisce, si ribella allo status quo, è una rivoluzionaria. Il figlio che aspetta lo vuole avere per andare contro al Veleno, a questo crimine orrendo che ha subito».

Sara è la protagonista di Anima Errante, - lo spettacolo che va in scena dal 10 al 27 gennaio al Tieffe Menotti (via Ciro Menotti 11) - ed è una delle vittime del disastro di Seveso che, nel 1976, fa scoprire all'Italia i rischi altissimi della diossina
I fatti: in luglio, dallo stabilimento dell'Icmesa fuoriesce una nube chimica altamente tossica e cancerogena. Seveso ne è completamente investita. Gli abitanti sono costretti ad evacuare, lasciando le loro case e la città deserta, avvolta da alte reti di protezione che dicono no, lì è meglio non entrare.

«L'atmosfera di quei giorni me la ricordo molto bene, c'era molta paura - racconta Crippa - credo che la gente stia pagando ora la diossina del '76. In tutta la Brianza il tasso di tumori è altissimo e di questo non parla nessuno». A lei, brianzola di Besate, quel dramma,  le cui responsabilità non sono mai state del tutto chiarite, suscita ancora rabbia: «Altro che mistero, ci sono dei signori che avevano una fabbrica, non hanno attrezzato gli impianti a regola d'arte, facendo pagare questo risparmio alla collettività».

Torniamo a Sara che, oltre a lasciare la sua casa insieme al marito Davide (interpretato da Francesco Colella), deve sopportare un dubbio lacerante: la diossina avrà fatto qualcosa al bambino che ha nella pancia? Da credente qual è, la donna si rivolge alla Vergine Maria e l'implora di aiutarla. La sua richiesta non resta inascoltata e porta all'apparizione della madre di Gesù per le vie di una Seveso deserta.

Anima Errante è quindi un testo religioso? «Ma no - risponde Crippa - e poi perchè questa componente del testo dovrebbe essere un handicap invece di essere un pregio? Lo dico chiaro, io non ho il dono della fede, ma ho rispetto verso un fatto spirituale che riguarda da sempre l'uomo. Oltre a questo, poi, ci sono altri elementi che costituiscono questo spettacolo: Roberto Cavosi, l'autore, Carmelo Rifici, il regista e io, che una certa esperienza ce l'ho».

Ecco, fermiamoci per un istante qui. Ad una carriera intessuta di attenzione al sociale - «lo definirei impegno civico» - che l'ha portata a calcare i più importanti teatri d'Europa, vestire i panni di decine di personaggi e, recentemente, ad interpretare Gaber in E pensare che c'era il pensiero. Un percorso che Crippa riassume in sei parole: «Vado contro ogni onda di opportunismo». 

Oltre a contenere un'istanza di denuncia, Anima Errante, terzo episodio della Trilogia della Luna di Cavosi, contiene un altro topos che ha convinto l'attrice: «Un elemento per me fondamentale è stato quello della maternità. Io non ho figlili ho desiderati pazzamentenon li ho avuti, per me è un nodo doloroso. Capisco cosa prova Sara».

Stiamo per salutarci, ma le strappo ancora qualche battuta su Milano.

Pur non vivendo più qui da anni, fa la spola fra Roma e l'Umbria dove, insieme al compagno Peter Stein, produce olio in un casale restaurato, Crippa si dichiara «sentimentalmente legata a Milano» dove esordì nel 1975, con Il Campiello diretto da Luca Ronconi.
Le chiedo che ricordi abbia di quegli anni. «Milano all'epoca era meravigliosa - replica - Era viva, piena di spettacoli interessanti. Per dire, anche in Brianza, c'era la Mensa dei Vismara. Si proponevano spettacoli autoprodotti. Si faceva teatro in fabbrica. Ricordo la meravigliosa Compagnia della Rocca. C'era molta molta più cultura di quanta ce ne sia oggi».

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