Attualità Milano Domenica 13 gennaio 2013

Piazza della Scala e dintorni. Fra passato, presente e futuro

Piazza della Scala a Milano

Milano - Piazza della Scala, l’imponente quadrato del centro storico di Milano gettonatissimo dal turismo internazionale, è racchiusa da un elegante e omogeneo scenario di edifici relativamente recenti, tra i quali uno solo può vantare oltre quattro secoli di vita.

L’inizio della costruzione del suo palazzo più antico, infatti, Palazzo Marino, progettato e realizzato dal perugino Galeazzo Alessio, risale al 1558, quando Tommaso Marino, che lo commissionò, era un arzillo e ricchissimo banchiere di 83 anni, arrivato nel 1546 settantunenne con giovane moglie da Genova, per ereditare gli affari del fratello. Tommaso Marino fece in tempo a costruire per sé e famiglia una favolosa fortuna per poi sperperarla tutta e morire rovinato finanziariamente nel 1572 a ben 97 anni.

E qui un’altra chiosa: la celebre Monaca di Monza non era nient’altro che sua nipote Marianna Levya, figlia del secondo matrimonio della sua primogenita Virginia e di Martino Levya, nipote di Antonio, primo governatore spagnolo di Milano, che ricevette una porzione del palazzo come dote.

Poi sua moglie morì di peste, lasciando un testamento che lo fece litigare con i figliastri Pio di Savoia, signori di Sassuolo, e la figlia andò monaca prendendo il nome della madre… ma questa è un’altra storia.

A seguire, sulla sinistra, guardando Palazzo Marino che per secoli fu sede di uffici finanziari e fiscali prima di passare al Comune, si erge il Palazzo della Banca Commerciale dei primi del XX secolo, simbolo della nascente city Milanese, edificato dall’architetto Luca Beltrami al posto della chiesa barocca di San Giovanni Decollato, luogo di sepoltura dei nobili condannati a morte.
E non dimentichiamo che all’angolo con via Manzoni, prima della demolizione, c’era anche il famoso Caffè Martini nel 1848, ritrovo di tutti i patrioti milanesi.

Scavalcata via Manzoni troviamo la Scala. Quando nell'agosto 1778 si inaugurò il Teatro alla Scala, costruito su disegni dell'architetto Piermarini per volere dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, la città contava poco più di 130mila abitanti, il palcoscenico era dotato di 84 lampade ad olio e la sala di 996 lumi appesi al soffitto. Così cominciò la leggenda che fece scrivere a Stendhal: «Per me la Scala è il primo teatro del mondo…».

La Scala, dove Verdi debutterà nel 1839 con il suo Oberto di San Bonifacio per poi, nel 1842, scatenare il patriottismo del pubblico in sala con il Nabucco. Il Teatro che, negli anni ’50, ha visto la Callas regina e scendere elegantemente da 90 a 60 chili e, il 7 dicembre del 2012, l’ultima affollata prima con il Lohengrin di Wagner.

Sempre nella piazza, sulla sinistra guardando il Teatro, notiamo il ristorante Trussardi alla Scala (piatti della cucina italiana e francese, interessanti proposte del nuovo chef Luigi Taglienti, piazza della Scala, 5) che apre i battenti ai melomani buongustai e, ben forniti dopo le rappresentazioni, continuando il nostro giro, attraversiamo e troviamo Palazzo Beltrami, uno dei primi palazzi moderni della città, sede della ragioneria, realizzato sempre da Luca Beltrami nei primi anni venti del XX secolo al posto della Casa Rossa, così chiamata per le sue decorazioni in cotto. Gli dedichiamo un’occhiata, lo superiamo e, dalla Piazza, imbocchiamo la Galleria Vittorio Emanuele II, il grande e vissuto salotto coperto di Milano.

Con le sue strutture di ferro a vista rappresentò uno degli esempi che ispirarono due decenni dopo Gustave Eiffel per la celebre torre parigina. Ma anche allora la corruzione italiana era all’ordine del giorno e la società britannica costruttrice della galleria pagò segretamente una tangente all’allora sindaco di Milano, Antonio Beretta, per far aumentare la volumetria del progetto originale firmato da Giuseppe Mengoni.

Vittorio Emanuele II posò la prima pietra nel 1865, ma non fu presente dodici anni dopo all’inaugurazione ufficiale della Galleria perché in punto di morte. E il 30 dicembre 1877 morì anche l'ideatore, Mengoni, precipitato disgraziatamente dalla cupola durante un’ispezione.

La Galleria divenne il salotto di Milano, ma tra il 1914 e il 1915 ospitò il caos delle manifestazioni pacifiste. Nel 1919 il Caffè Biffi scampò per miracolo all’attentato dell’anarchico Filippi, poichè la bomba esplose in anticipo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, invece, rimase gravemente danneggiata. Ricostruita, tornò alla sua consuetudine di ritrovo milanese, consuetudine che fu interrotta soltanto durante gli anni di piombo.

Dagli anni Sessanta, dopo un importante restauro dell’Ottagono centrale con il suo mosaico con lo stemma Savoia, è ritornata alla sua vocazione di salotto buono di Milano, cuore pulsante della tradizione meneghina.

Oggi affollata di negozi di lusso, caffè famosi e ristoranti, è una tappa imperdibile per il turismo. Al piano nobile di Seven Stars Galleria, a cui si accede con un ascensore da Piazza Scala, si trovano anche Le Sale del Re, da qualche tempo riaperte al pubblico e disponibili per convegni e cene eleganti.

A pianterreno invece, il celeberrimo Savini (ancora di rigore risotti, riso al salto e cotoletta alla milanese, chef Giovanni Bon), di fronte La Locanda del gatto rosso all’angolo con via Foscolo, che offre cibi di qualità, variati e a prezzi ragionevoli per l’ubicazione, poi Biffi, il più antico, che ha aperto i battenti la prima volta nel 1867, ma regge ancora bene il colpo e Galleria, nato come bar, ora ristorante e pizzeria con fuoco a legna. Tutti gli esercizi commerciali legati alla Galleria sottostanno alla stessa legge: le insegne delle vetrine sono rigorosamente uniformi con le scritte in oro su fondo nero.

La chiusura a metà ottobre 2012 di McDonald's, sostituito da una boutique Prada, conferma l’intento del comune di rafforzare nella Galleria una vocazione di polo del lusso internazionale. E anche Armani prevede un punto vendita dedicato agli accessori accanto a Gucci e di fronte a Prada.

Non so a che punto siano i pourparler di mesi tra la Fondazione Altagamma e il Comune di Milano per la cessione del 49% della Galleria con lo scopo di trasformarla, come si legge sui sito della Fondazione «in uno scenario dell’eccellenza milanese ed italiana che proponga ai cittadini un’esperienza a 360 gradi dello stile di vita italiano, attraverso sinergie tra arte, cultura, moda, design e gastronomia»...Probabilmente il progetto gioverebbe molto alle casse milanesi, ma insospettisce tanti.

Comunque i problemi in Galleria ci sono. La vecchia signora sente gli anni. Dopo il restauro della pavimentazione, a novembre 2012 è stato avviato il monitoraggio con la Soprintendenza per far partire prima possibile altri lavori necessari da eseguire presto.

Chiudo citando volentieri altri due ristoranti vicini: a destra dell’imbocco della Galleria, Papà Francesco, via Tommaso Marino, che la costanza e l’abilità del proprietario sardo Augusto Bonomo ha portato a livelli internazionali e in Piazza Belgioso, con pochi passi a piedi, l’antico - vanta tre secoli di storia e onorato servizio alle spalle - e famosissimo Boeucc in Piazza Belgioioso con i suoi fastosi menù classici di pesce e carne.

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