Attualità Milano Giovedì 6 dicembre 2012

Pisapia: «La Rotonda della Besana, le boccette sui Navigli e il caffé a letto»

Giuliano Pisapia

LA MIA MILANO

Città  dai mille volti, iperattiva e cosmopolita come nessun altro luogo in Italia, Milano è difficile da inquadrare, tiene insieme il glamour della moda e una fitta rete di associazioni e onlus che si occupano di socialeCapitale dell'editoria, della pubblicità, ma anche del campionato di calcio, almeno da alcune stagioni. Tante luci e parecchie ombre, lo smog, il traffico e le poche aree verdi a disposizione, per citarne alcune.

La Mia Milano è una rubrica che racconta la città  attraverso gli occhi di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo - attrici e attori, scrittori, architetti, amministratori e trendsetter - con una caratteristica in comune: vivere nel gran Milan.

L'intervista, che segue, a Giuliano Pisapia, è a firma del direttore Laura Guglielmi, con la collaborazione di Lorenza Delucchi.

Milano - Giuliano Pisapia non si tira indietro e, con pazienza, risponde a tutte le domande. Il sindaco, che Mentelocale aveva già intervistato nel 2010 in occasione delle Primarie, parla di politica - dalla questione moschea al progetto open data -  ma soprattutto dei suoi luoghi del cuore, passati e presenti. 
Di Milano è innamorato cotto e non lo nasconde. Operosa, generosa, accogliente, nelle parole di Pisapia emerge l'idea di una città che ha l'ambizione di essere capitale. Economica, certo, ma soprattutto morale. Pisapia, sindaco europeo, come abbiamo raccontato quando ha vinto le elezioni.

Che cosa ama di più di Milano?
I milanesi. Donne e uomini straordinari che nel corso degli anni hanno mantenuto viva la grande tradizione di questa città, ovvero quello della Milano con il cuore in mano. Ne abbiamo avuto dimostrazione anche in occasioni recenti.

Un’istantanea dalla Milano di quando era giovane: in che quartiere viveva?
L'immagine della Rotonda della Besana mi accompagna da tutta la vita. Quando ero bambino, la stanza dove dormivo aveva una finestra che si affacciava proprio sulla Rotonda, un luogo che per me rappresentava un autentico mistero. Mi capitava spesso di chiedere spiegazioni ai miei genitori e ai loro amici, le risposte che ricevevo apparivano, come è naturale per un bambino, sempre incredibili. Solo dopo alcuni anni sono riuscito finalmente a svelare questo mistero, mi sono documentato per conoscere la vera storia dietro a quella che per me era sempre stata una bellissima immagine: la Rotonda della Besana era il cimitero dell'Ospedale Maggiore di Milano, la Cà Granda. Ma la Rotonda è un luogo destinato a cambiare nel tempo e ad accogliere sempre nuove opportunità. Proprio recentemente, con una delibera della giunta comunale, questo luogo ha subito un'ulteriore trasformazione diventando uno spazio di gioco e cultura interamente dedicato ai bambini.

Quali locali, librerie o teatri frequentava?
Andavo a giocare a boccette sui Navigli, un posto bellissimo che purtroppo adesso non c'è più anche se è rimasta, per fortuna, la sala biliardo di corso Colombo. Andavo anche alla Palazzina Liberty a sentire Dario Fo, e poi a quei tempi, più che a teatro si andava alle assemblee: meno male che le facevano al Lirico, il teatro che vogliamo riaprire visto che è chiuso da troppi anni. E ancora mi piaceva andare alla Pelota di via Palermo.

Che peso ha avuto e ha l’impegno politico nella sua vita?
Ha un peso molto forte. Fin da quando ero ragazzo mi sono sempre impegnato a livello civico, sociale e anche politico, ma non partitico. Mi sono sempre interessato di quello che accadeva intorno a me, non solo nella mia città, ma anche in Italia e nel mondo, nonostante la mia professione principale fino a prima di diventare Sindaco sia sempre stata quella di avvocato. L’esperienza che sto vivendo a Palazzo Marino e quella precedente in Parlamento, eletto come indipendente, hanno pesato e pesano particolarmente nella mia vita, perché dall’interno delle istituzioni ho cercato e cerco di perseguire ogni giorno il bene comune.

Ora in che quartiere vive? Perché lo ha scelto?
Ancora oggi vivo a due passi dalla Rotonda della Besana, vicino al Tribunale e vicino allo studio che è stato fino alla mia elezione uno dei punti di riferimento della mia vita e della mia professione. Quel quartiere rappresenta quindi per me il passato, il presente e anche il futuro.

Il suo ristorante preferito? Perché?
Il Casottel di via Fabio Massimo. Un luogo che trovo incantato: un pezzo di campagna in mezzo alla città. Ma anche un luogo autentico per le persone che ci lavorano. Mi piace tutto di questo posto: la cucina - piatti della tradizione milanese, a cominciare dalla cotoletta - ma soprattutto mi piace il clima che si respira.

Dove prende il caffè più volentieri?
A casa mia. Confesso che la mattina non riesco a mettermi in moto se non bevo un caffè: me lo preparo con la macchinetta, poi torno a letto e lo bevo con ancora quei cinque minuti di tranquillità. Dopo di ché sono pronto per affrontare qualsiasi giornata.

La sua libreria del cuore?
Le librerie sono un luogo dove mi perdevo spesso e volentieri. Soprattutto quelle piccole, dove il libraio ti conosce, sa tutto dei tuoi gusti e ti suggerisce quali libri leggere. Quella che ho frequentato di più, uno dei miei luoghi del cuore, è il Trovalibri di viale Montenero. Ci vado da sempre e sono molto felice di vedere che adesso, ad affiancare il padre nella gestione, è arrivato il figlio. Questa - fatta di passione, dedizione, intelligenza - mi sembra una bellissima eredità. 

Un romanzo e un film ambientati a Milano per lei fondamentali.
Sono talmente tanti i libri e i film girati a Milano che trovo importanti, che non mi sembra giusto citarne solo pochi. Trovo che Milano sia una città molto attraente come set o come luogo dove ambientare una storia. E trovo che Milano, anche dalla poltroncina di un cinema, sia una città bellissima.

Recentemente è scomparsa l’architetto Gae Aulenti. Ricordandola, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi che un’italiana come lei avesse scelto di vivere nella nostra città anche perché ne interpretava gli aspetti migliori: schiva, sobria, instancabile e appassionata lavoratrice”. Milano è ancora capitale morale d’Italia?
Certo che Milano è ancora la capitale morale d’Italia e forse anche di più, è il centro nevralgico dell’economia, è la città dove l’arte e la cultura stanno tornando a occupare posti di rilievo nelle politiche dell’Amministrazione. È la città in cui si sperimentano nuove forme di partecipazione civica. Milano sta tornando dunque a essere quella grande capitale internazionale che deve essere, punto di riferimento per i giovani, per chi vuole investire in nuovi progetti imprenditoriali.

Milano è la città più smart d’Italia in tema di mobilità grazie alla rete capillare di mezzi pubblici e all’attuazione di Area C. A dirlo è la ricerca 'I City Rate' presentata alla Smart City Exhibition di Bologna un mese fa. Quali altri passi farà l’Amministrazione comunale per rendere la città più intelligente e innovativa grazie alle nuove tecnologie?
Ci sono diversi progetti che stanno prendendo forma. Sono già partiti o sono partiti cinque progetti riguardo alla mobilità, e all’efficienza energetica e idrica. Ma ci sono già nuove proposte che ci sono arrivate da università, enti di ricerca o società grandi e piccole e che noi abbiamo inviato al Governo per chiedere finanziamenti nell’ambito del bando Smart cities and communities and social innovation. I futuri progetti riguardano la cultura, l’architettura, il sistema giudiziario, il welfare e l’inclusione sociale. Tentiamo in questo modo di rendere Milano migliore nel campo della vita quotidiana, della gestione dei servizi pubblici e dell’accesso alle informazioni. A questo proposito voglio ricordare anche il lancio di open data, dati accessibili dal sito che contengono molte informazioni e possono essere utili per lo sviluppo economico e sociale.

Nel 2012 i nuovi milanesi, gli immigrati residenti in città, sono il 17,7%  della popolazione. Lo ha messo nero su bianco un dossier della Caritas. Quando il suo mandato scadrà, saranno ancora di più. In che modo l’Amministrazione comunale può agire per rispondere alle esigenze dei new comers?
La prima risposta da dare e per la quale il Comune è impegnato, è quello di intervenire nei confronti del Governo perché venga riconosciuto il prima possibile lo ius soli. Ritengo che chi è nato in Italia debba essere cittadino italiano a tutti gli effetti. Questo è uno dei passi imprescindibili per una vera integrazione. Allo stesso modo è necessario aprirsi al dialogo  e coinvolgere le comunità straniere sempre più alla vita della città.

“E’ indispensabile una piena affermazione del diritto fondamentale di praticare la propria religione in condizioni civili e dignitose”. Queste le sue parole in un’intervista al nostro giornale nel 2010. Milano in questo anno ha accolto rappresentanti di fedi diverse, candidandosi a punto di riferimento culturale per l’ecumenismo. A che punto siamo con la Moschea?
Partiamo da un presupposto che deve essere chiaro a tutti, la nostra Costituzione, all’articolo 19, dice che tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa. A dicembre sarà pronto l’albo delle associazioni religiose milanesi, in modo da poter verificare dati legali e trasparenza degli enti. Mentre a gennaio partirà il bando per l’assegnazione di spazi comunali per chi è senza sede o in emergenza come il gruppo di viale Jenner, gli evangelici o ancora gli islamici di via Padova. Milano deve essere anche la capitale del dialogo interreligioso.

Expo 2015. A questo proposito il presidente del Consiglio Mario Monti ha dichiarato: “Gli effetti benefici di Expo sono veri e si stanno già verificando”. Dal suo osservatorio privilegiato può dircene alcuni?
Expo 2015 sarà il primo grande evento del dopo crisi. Ne sono convinto io, così come le altre istituzioni milanesi, ma anche come ha ricordato lei, il Presidente del Consiglio Mario Monti e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si possono aprire nuove prospettive occupazionali, Expo sarà motore di sviluppo economico, sociale e culturale.

Il momento più emozionante e quello più difficile da Sindaco di Milano?
Non posso citare un solo momento emozionante, ce ne sono tanti, aggiungo per fortuna. Penso al grande segnale che ha lanciato la solidarietà ambrosiana in due particolari occasioni, quella del grande gelo invernale e il Piano Anticaldo, quando il Comune, insieme alla rete del volontariato e a singoli cittadini, ha dimostrato concretamente e con successo l’impegno verso i più deboli. Ricordo poi che ci siamo subito impegnati con l’invio di personale della Polizia Locale nei comuni liguri colpiti pesantemente dall’alluvione dello scorso novembre.
Sono soddisfatto anche dell’esperienza di Area C e di come stiamo lavorando per una mobilità più sostenibile. Ricordo anche l’approvazione del PGT modificato grazie all’accoglimento di molte delle osservazioni di cittadini e associazioni. Ci sono stati poi l’abbattimento dell’Ecomostro dei Mondiali ‘90 nel Parco Sud, l’avvio del Registro delle Unioni Civili e la diminuzione del canone d’affitto e delle spese nelle case popolari per i soggetti bisognosi.
Certo siamo stati costretti a chiedere ai milanesi, dopo i tagli agli Enti locali, alcuni sacrifici dovuti alle scelte dei Governi che per tanti anni hanno penalizzato i comuni. Lo abbiamo fatto, però, puntando all’equità, mantenendo l’Imu sulla prima casa al valore minimo, e prevedendo l’addizionale Irpef più bassa d’Italia con l’esenzione più alta (redditi fino a 33.500 euro).

Quando non sarà più Sindaco, tornerà a fare l’avvocato oppure pensa a un impegno politico nazionale?
Al momento il mio unico pensiero è quello di lavorare bene per Milano e per i milanesi. Ci sono ancora 3 anni e mezzo che mi separano dalla fine del mandato, non siamo neanche a metà strada. Ci sono tanti impegni che abbiamo il dovere di mantenere perché Milano diventi una città sempre più bella, sempre più vivibile.

Usa internet? A che scopo?
Si certo, uso internet per documentarmi, fare ricerche, ma lo utilizzo anche per guardare Facebook e Twitter per vedere quello che i cittadini segnalano attraverso i nuovi canali di comunicazione come i social network.

Lo avrebbe detto che a partire dalla sua elezione, Milano e l’Italia non sarebbero più state quelle di prima?
Né io, né altri prevediamo il futuro, di certo si sentiva la volontà di cambiamento, di un vento nuovo che cominciava a soffiare. Questo vento è partito da Milano, ha toccato Napoli, è ripassato per Torino, Genova, Cagliari. Tutto il Paese è stato coinvolto. E anche la straordinaria partecipazione alle primarie del centrosinistra rappresenta il termometro di questa necessità di cambiamento, iniziato con le amministrative del 2011. È vero, Milano e l’Italia non sono più quelle di prima e non lo saranno più. Ora siamo più responsabili, più credibili, più consapevoli di quanto di buono siamo in grado di fare.


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