Libri Milano Martedì 20 novembre 2012

Antonio Moresco: «Di Milano, amo le periferie»

Antonio Moresco

LA MIA MILANO

Città  dai mille volti, iperattiva e cosmopolita come nessun altro luogo in Italia, Milano è difficile da inquadrare, tiene insieme il glamour della moda e una fitta rete di associazioni e onlus che si occupano di socialeCapitale dell'editoria, della pubblicità, ma anche del campionato di calcio, almeno da alcune stagioni. Tante luci e parecchie ombre, lo smog, il traffico e le poche aree verdi a disposizione, per citarne alcune.

La Mia Milano è una rubrica che racconta la città  attraverso gli occhi di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo - attrici e attori, scrittori, architetti, amministratori e trendsetter - con una caratteristica in comune: vivere nel gran Milan.

Milano - Antonio Moresco è stato definito da Roberto Saviano scrittore patrimonio. I suoi libri hanno diviso la critica, c'è chi ha ripetutamente gridato al capolavoro, chi invece non li ha digeriti.

Protagonista di un percorso umano e letterario complicato, da giovanissimo è stato impegnato nella sinistra extraparlamentare, finendo anche in carcere. Ha fatto il bracciante, l'operaio, il portiere di notte, senza abbandonare l'idea di scrivere e vedere pubblicate le sue pagine. Desiderio realizzato solo a 45 anni, dopo quindici di ostinati rifiuti.

Di seguito, l'inedito e intenso racconto che Moresco fa della sua Milano.

Primissimo ricordo di Milano
Io sono nato a Mantova, i ragazzi della mia città, buia, fredda che sembrava un binario morto non come oggi che pare una cittadina vetrina, tendevano ad andar via. C'era chi andava verso Bologna e chi verso Milano. Mi ricordo che prima di venire a fare il salto nel vuoto a diciannove anni - allora vivevo a Cinisello Balsamo in un posto che si chiamava Fossa dei Serpenti - quando ne avevo diciassette certi giorni dicevo ai miei genitori che andavo a fare i compiti, prendevo il treno e arrivavo in Stazione Centrale.
Mi sedevo su quelle due grandi balconate di marmo, guardavo per un po' la gente e riprendevo il treno per tornare indietro. Mi piaceva che arrivando qui c'erano quegli enormi capannoni di ferro. Adesso la stazione si è imputtanita, ma allora era potente, drammatica.

Pregio e difetto della città
Bè, da giovanissimo ho vissuto a Milano per due o tre anni, abitavo in periferie lontanissime poi per dieci anni sono stato coinvolto in pazzie varie che mi hanno portato in giro per l'Italia. Sono tornato a trent'anni in condizioni drammatiche e sono ripartito da altre periferie e camere in affitto. Diciamo che mi servivano quelli che sono reputati i difetti della città, il fatto che nessuno si cura di te e la solitudine. Avevo necessità che nessuno sapesse niente di me, di dimenticare la mia vita passata e Milano era perfetta per questo.

Pregiudizio più comune su Milano
Milano negli ultimi anni è cambiata molto. Io faccio vita abbastanza isolata, ma anche solo nella mia scala, basta salire in ascensore e c'è da spararsi a sentire cosa esce da certe boccacce. Gli aspetti positivi che la città aveva, come quello di essere tollerante, inclusiva, sono spariti, c'è tanta cattiveria. Una cosa che non mi piace è l'ottusità di chi dimentica il suo passato, magari di emigrante maltrattato e fa lo stesso con gli altri venuti dopo di lui.

E con la nuova vulgata politica senti che qualcosa è cambiato?
Qualcosa di buono stanno facendo, la sera che c'è stata l'elezione di Pisapia ero anch'io in Duomo a godere per quello che era successo. Però, penso che tutto il guasto che è stato fatto è molto profondo, non basta un anno, devono muoversi degli anticorpi che nel tempo riescano a sopire tutto il male venuto in superficie.

C'è un luogo della Milano che hai conosciuto da giovane che ricordi con piacere?
Al primo posto metterei le balconate della stazione perchè mi facevano pensare al caos, alla sconosciutezza, alla vita mentre a Mantova mi sembrava di essere stretto senza linee di fuga.
Poi anche i posti dove ho sofferto mi sono cari. Le periferie come Cinisello Balsamo, dove vivevo in monolocali che costavano quasi niente perchè erano lontani dalla città. Per andarci dovevi prendere un autobus e dopo le undici, per tornare, fare quattordici chilometri su un stradone buio, arrivando a queste torri dove c'erano solo prostitute, meridionali e il sottoscritto. L'ho amata questa parte della città più drammatica dove si ingolfavano vite che non avevano ancora trovato uno sbocco.
Quando sono tornato a trent'anni, ho vissuto in altre periferie. Davanti a casa c'era lo spacciatore che si faceva la barba con il rasoio a pila accanto alla macchina dove di notte dormiva. Piano piano, poi, mi sono spostato verso il centro e adesso vivo vicino a corso Lodi, ci sto da trent'anni e mi è molto cara.
Ancora, la Rotonda della Besana, ora l'ha messa su tutta bene, ma allora non c'era nessuno ci andavo solo io, con un libro. Se vedevo la mia panchina occupata da qualcun'altro, mi incazzavo!

Una domanda letteraria. Qual è l'esordio che ti ha folgorato?
L'esordio per me è stato molto determinante, ho esordito a 45 anni con libri scritti a trenta perchè nessuno li voleva. Per tutti quegli anni non conoscevo nessuno nel mondo letterario. Non avevo fatto l'università. Mi compravo i tascabili con i classici. Ritengo che l'esordio che mi ha segnato di più è stato il mio. (ride) Mi ricordo che, alla fine di questo lungo tunnel in cui non riuscivo a pubblicare niente, - vivendo con mia moglie e mia figlia, scrivendo di notte nel cesso per non svegliarle - mi aveva colpito il primo libro di Busi, Seminario sulla gioventù, perchè era un esordio irregolare. Pensavo 'Se riesce a trovare spazio un libro così, può darsi che ci sia dello spazio per me'.
Stando all'oggi, nei mesi scorsi ho letto La dissoluzione familiare (Indiana, 2012) di Enrico Macioci, mi è sembrato molto bravo. Poi c'è Riccardo Romagnoli che ha scritto Il Diciottesimo compleanno (Transeuropa, 2012). Lo presento mercoledì 28 novembre allo Spazio Mor (via Signorelli 7).

La cosa che ami di più fare in città
Ho l'abitudine di camminare un paio d'ora la sera, con tutti i tempi. Vado, a seconda dei casi, in centro oppure prendo delle strade che non conosco. Camminare di notte da solo nella città è un modo di conoscerla a fondo. Milano è un cantiere, è sempre un po' in fieri.

Fra vent'anni immagini di vivere ancora a Milano?
Fra vent'anni spero di essere crepato, davvero, è un desiderio profondo. Ho il desiderio di questa deflagrazione della mia vita che, in genere, viene chiamata morte.

Qual è la cosa più rock and roll da fare a Milano?
Rendere la città indimenticabile attraverso la propria vita.

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