Concerti Milano Mercoledì 17 ottobre 2012

Sarah Stride: «La musica è il mio altrove». L'intervista

Sarah Sride
© Donata Clovis

Milano - Sarah Stride, è il titolo dell'album della comasca, ma milanese d'adozione Sara Demagistri.
Il progetto musicale coinvolge anche Alberto N. A. Turra alle chitarre e agli arrangiamenti, William Nicastro al basso e Antonio Vastola alla batteria.

Noi di mentelocale.it l'abbiamo incontrata per parlare del suo album d'esordio, del suo percorso artistico e dei progetti per il futuro.

Nell'ultimo disco hai scritto a quattro mani il brano Metallo con Melissa P. che compare anche nell'omonimo videoclip. Come vi siete conosciute? Come mai avete deciso di collaborare?
«Eravamo state invitate da alcuni amici comuni a passare alcuni giorni di vacanza in Toscana. Ci siamo subito piaciute per ironia e gusto della provocazione e quasi per gioco, qualche mese più tardi sul divano di casa mia, abbiamo deciso di provare a scrivere una canzone insieme. Solitamente non scrivo con altre persone, ma la collaborazione con Melissa è avvenuta in modo così spontaneo e scanzonato che il brano ha preso una sua forma compiuta quasi immediatamente. Inoltre mi interessava provare a scrivere con qualcuno che non si occupasse direttamente di musica, ma che lavorasse con le parole utilizzando altre forme di linguaggio».

Nel tuo album c'è una cover di Te lo leggo negli occhi, già ripresa da Gaber e Battiato.
La tua versione è decisamente insolita con un arrangiamento 'distorto' e una voce rock. Come mai hai scelto questo brano e cosa ha ispirato questa tua interpretazione?
«Lo scorso anno, ero stata chiamata da Basilio Santoro per occuparmi della parte musicale nel suo spettacolo Illogici spostamenti del cuore. Si trattava di uno spettacolo che raccontava la storia di una relazione attraverso le canzoni d’amore di Giorgio Gaber (unica eccezione era proprio Te lo leggo negli occhi, scritta invece da Sergio Endrigo, ma da lui interpretata magistralmente). Per aggirare la difficoltà di interpretare brani di un autore così impegnativo avevo deciso di stravolgerli completamente pur mantenendone melodie e testi. Così, con un ensemble molto bizzarro per questo genere musicale (contrabbasso, chitarre elettriche e elettronica) sono nate delle versioni molto interessanti. Te lo leggo negli occhi mi aveva divertita particolarmente e insieme alla mia band abbiamo deciso di inserirla nell’album».

Il sound del tuo disco è prevalentemente rock e i testi sono narrativi e pieni di visioni. A chi ti ispiri quando scrivi i testi dei tuoi brani? E per quanto riguarda l'interpretazione, quali artisti ti piace ascoltare?
«Questa è una domanda molto difficile a cui rispondere. Nel senso che i riferimenti sono tantissimi e spaziano dalla letteratura, alla pittura, al cinema, al racconto delle signore vicino a me in metropolitana, alle cose che si vivono quotidianamente e così via. Comunque solitamente quando scrivo non ho un riferimento preciso, in quel momento c’è l’urgenza di raccontare e di tradurre una sensazione e i riferimenti a quel punto sono il tuo alfabeto, qualcosa che hai già interiorizzato e che ti aiuta a trovare un tuo codice per esprimerla. Anche per quanto riguarda l’interpretazione, ho ascoltato artisti e generi completamente differenti tra di loro (dalla Callas a David Sylvian) cercando sempre quelli che attraverso la voce o lo strumento riescono a raccontare una propria verità. Il bel canto e i virtuosismi non mi hanno mai interessata, le cose che mi ispirano sono quelle che percepisco come autentiche e che ti lasciano senza parole o giudizi come ad esempio la voce che piange di Antony and the Johnsons, i testi di Fabrizio De Anrdè, il timbro di David Bowie….»

Qual è stato il tuo percorso musicale? Hai sempre voluto fare la cantautrice?

«Ebbene sì. Non ho mai pensato di poter far altro nella vita. Sai, io sono cresciuta in un piccolo paese della provincia di Como e ho sempre saputo che volevo fare questo mestiere. Per me la musica ha costantemente rappresentato la possibilità di un altrove, di uno spazio nel quale io mi sarei finalmente potuta trovare. Mi sono trasferita a Milano molto presto e ho da subito intensificato la mia attività live cantautorale che era già iniziata da qualche anno. Poi ci sono stati gli incontri, le collaborazioni, le alleanze che mi hanno portata fino ad oggi. Credo che per arrivare a fin qui le cose che mi hanno più aiutata siano state la determinazione, la capacità di fare grosse rinunce ed assumersi tanti rischi, ma più di tutto la fedeltà verso la mia vocazione per la quale non ho mai fatto compromessi né tanto meno ricercato quella che potremo definire la 'via più facile'. Non so se in termini di consenso generale questo tipo di fermezza mi sarà d’aiuto ma di certo lo sarà nei confronti di me stessa».

Raccontaci cosa bolle in pentola e a che cosa stai lavorando. Ci sono altre
collaborazioni all'orizzonte? Con chi ti piacerebbe duettare?
«Per dare continuità al discorso iniziato con questo disco, attualmente stiamo lavorando ad un album di cover degli anni sessanta proprio sullo stile di Te lo leggo negli occhi e ovviamente è già iniziata la scrittura per il prossimo album. Per quanto riguarda i duetti potrei impazzire all’idea di cantare con Tom Waits o Franco Battiato in Italia».

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