Concerti Milano Lunedì 10 settembre 2012

Lorenzo Monguzzi «Sono in debito con Marco Paolini». L'intervista

Lorenzo Monguzzi
© Profilo Facebook dell'artista

Milano - Lorenzo Monguzzi insieme a Simone Spreafico e Piero Mucilli, ha fatto parte de I mercanti di liquore, un gruppo che si è formato a Monza attorno a metà degli agli anni '90.
Da qualche tempo  ha intrapreso una carriera da solista oltre a collaborare con Marco Paolini, di cui cura gli arrangiamenti teatrali.  Lo abbiamo incontrato per saperne di più sulle sue ultime fatiche discografiche. L'intervista:

Con i Mercanti di Liquore avete rivisitato il repertorio di Fabrizio De Andrè. Vorrei mi parlassi del vostro rapporto con il cantautore genovese e con la sua musica.
«Le canzoni di De Andrè erano (e continuano ad essere) un mondo affascinante e magico in cui immergersi, erano un segno distintivo e forte, una scelta di appartenenza.
Quando con i Mercanti di Liquore abbiamo iniziato a suonare per i locali della Brianza, il buon Faber era ancora vivo e vegeto e proporre le sue ballate era un modo per proclamarsi diversi, per andare in contro-tendenza rispetto ai gusti dell'epoca. 
Ci sembrava di portare in giro un repertorio scomodo ed era tutt'altro che gradito a molti gestori che poi, vedendo il locale riempirsi, si zittivano.
Inoltre ci piaceva l'idea di rivisitare a modo nostro i suoi brani, soprattutto quelli dei primi dischi, più scarni e meno arrangiati. Li riadattavamo ai nostri gusti e anche alle nostre possibilità. Suonando in trio con due chitarre e una fisarmonica toccava fare di necessità virtù.  I risultati a volte sono stati sorprendenti, altre volte decisamente fallimentari, ma, sia in un caso che nell'altro, la passione e il rispetto che ci mettevamo venivano apprezzati».

Nel 2008 è uscito il vostro album Miserabili. Nel 2010 avete deciso di interrompere la vostra tournèe per dedicarvi ai vostri singoli progetti. Quando tornerete a suonare in giro per l'Italia?
«Onestamente a questa domanda non saprei proprio rispondere. Abbiamo deciso di fermarci perché c'era qualcosa che non funzionava, qualcosa con gli anni si era logorato.
Non saprei dire il motivo e le responsabilità che stanno alla base di questa scelta, e forse non sarebbe nemmeno giusto parlarne, di sicuro posso dire che personalmente ritengo preferibile interrompere un' esperienza, piuttosto che vederla diventare la pallida controfigura di se stessa.
Riguardo alla possibilità di riprendere a suonare insieme, è un'eventualità che non escludo (non si sa mai nella vita) ma di certo non a breve».

Ora parliamo un po' di te. Sei compositore ed esecutore delle musiche per due spettacoli di e con Marco Paolini, ovvero  Album d’Aprile e La Macchina del Capo. Raccontaci la tua esperienza di musico che incontra il teatro.

«Per me il teatro è stata un'occasione per sperimentare nuove cose, probabilmente anche uno stimolo a emanciparmi, ad allontanarmi dai cliché che il mercato della musica ti inculca.
Ricordo che i primi lavori con Marco furono abbastanza traumatici, destabilizzanti, dovevo pensare me stesso e la mia musica in un modo che, fino a quel momento, non avevo mai preso in considerazione. Avevo troppe strutture addosso, troppi vincoli estetici e formali (la canzone ha delle regole….in Italia più rigide che altrove) e togliermeli è stato difficile e doloroso, come lasciare le poche sicurezze che mi ero costruito.
Con il tempo credo di avere imparato ad essere più istintivo, a giocare con la chitarra, e a fare in modo che il mio rapporto con lo strumento e con la voce sia il più possibile collegato alle mie emozioni. Per tutto ciò sono in debito…forse  con il teatro…sicuramente con Marco Paolini».

Su lorenzomonguzzi.it si può seguire il work in progress del tuo album da solista, in uscita nel 2012. Sempre sul sito ho letto di collaborazioni importanti, da Roberto e Maurizio Giannone a Savino Verni. Parlami appunto dell'idea di rendere partecipi i tuoi ascoltatori del lavoro che sta dietro alla realizzazione del CD, e poi raccontami di questo nuovo progetto da solista.
«L'idea del Blog mi sembrava un modo carino per far partecipare alla lavorazione del disco gli amici che mi seguono.  Ho cercato di dare al racconto un tono divertente e mi sembra che la cosa sia piaciuta, inoltre è stata un'occasione per ringraziare i tanti amici che mi hanno dato una mano. E' il mio primo lavoro da solo, dopo tanti anni con i Mercanti, e per questo motivo vorrei che fosse un lavoro speciale che racchiudesse tante cose e che magari spiegasse anche il cambiamento che sto vivendo e che, tutto sommato, è alla base delle scelte di cui parlavamo in precedenza. Direi che sono a buon punto, i pezzi ci sono e mi sembrano all'altezza delle mie aspettative, ma c'è ancora qualcosa che si può migliorare, c'è ancora qualcosa che va aggiunto. Ho trovato anche chi mi darà una mano per la produzione e l'uscita ma, per scaramanzia, meglio parlarne quando il lavoro sarà finito».

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