Mostre Milano Domenica 24 giugno 2012

'I funerali dell'anarchico Pinelli' di Enrico Baj a Palazzo Reale

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Milano - È buio nella Sala delle 8 colonne a Palazzo Reale (piazza Duomo 12), dove le Cariatidi vegliano I funerali dell’anarchico Pinelli. Un’opera di Enrico Baj dalle dimensioni monumentali di 3 metri di altezza e 12 di lunghezza, con 18 figure ritagliate nel legno e unite in cordoglio con la tecnica del collage.

Quarant’anni per esporla in piazzetta Reale. Infatti, I funerali dell’anarchico Pinelli avrebbero dovuto essere in mostra il 17 maggio 1972, ma l’uccisione del commissario Luigi Calabresi, la mattina del giorno dell’inaugurazione, fece sospendere l’iniziativa.

Ma oggi il rientro a Milano, dopo un tour per il mondo, potrebbe essere addirittura definitivo. Ad annunciarlo è l’assessore alla Cultura Stefano Boeri: «Quando mi hanno proposto questa mostra ero emozionato, perché l’operazione non ideologica è capace di trasmettere la potenza della mancanza di quest’opera che ha afferrato l’immagine di un evento tragico e raccontato un intero periodo del nostro presente. Vorrei che l’opera restasse qui a Palazzo Reale, perché sono convinto che appartenga a questo luogo».

Come non essere d’accordo? Chi entra nella Sala delle 8 colonne rimane colpito dall’allestimento emozionale avvenuto sotto la supervisione di Giorgio Marconi che risponde a Boeri: «Vorremo donare l’opera a Milano».

Un dono prezioso. Per il periodo che racconta, quello di una Milano difficile, segnata dalla delusione dopo la ricostruzione del dopoguerra, dalla violenza e dalla strage di Stato. E per la storia di una moglie e due figlie che hanno perso un marito e un padre, l’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato dalla finestra della questura di Milano, dove si trovava in quanto ingiustamente sospettato di essere l’autore della strage di piazza Fontana.

Per dirla con le parole di Baj: «Mi si reclamava insomma una rappresentazione, e rappresentazione ho fatto, affinché testimonianza resti del fatto, di lui, delle violenze subite, del dolore di Licia, di Claudia e di Silvia».

Orribili e bellissime. La moglie Licia sembra avere abbandonato Guernica di Pablo Picasso, per urlare il suo dolore in quest’opera di Baj. Si stacca dai due gruppi della rappresentazione, il dolore le fa crollare le gambe su un terreno che raccoglie infiniti fiori di commiato, gli occhi sono di madreperla e di bottoni, come quelli del marito, a figurare il languore della perdita.

Il seno grosso di madre rammenta che lo strazio è anche per le due figlie che di fronte a lei reagiscono alla vista della caduta del padre, Claudia tendendo le braccia come a cercare di salvarlo, Silvia coprendosi la faccia, conscia che altro non si può fare altro che piangere per un padre perduto per sempre.

Già nell’opera. Infatti, Pinelli non è staccato dal pannello di fondo per stare davanti insieme con le donne della sua famiglia, ma si trova al centro simbolico e fisico della scena retrostante. Grida talmente forte che la faccia si sdoppia, deformata dall’aria che riempie il palato.

Intorno a lui mani si armano di pugnali, manganelli e molotov, i corpi disumani di generali, carichi di medaglie e svuotati negli occhi da ingranaggi meccanici, premono da sinistra, quelli degli anarchici in corteo avanzano da destra. I volti di questi ultimi sono butterati da lacrime indurite per l’eternità nella pietra.

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