Mostre Milano Santa Maria delle Grazie Domenica 17 giugno 2012

'Il Cenacolo' di Leonardo da Vinci nel refettorio di Santa Maria delle Grazie

Milano - «Uno di voi mi tradirà». Bartolomeo si rizza sul tavolo, Giacomo protende le braccia, per offrire vicinanza e supporto a chi ha proferito queste parole, Andrea invece mette le mani avanti.

Così Leonardo da Vinci, alla fine del 1400, immagina l’ultima cena di Gesù e la reazione degli apostoli nell’attimo in cui la frase più tragica del pasto venne pronunciata.

Il Cenacolo è la commissione più ambiziosa in pittura che Ludovico il Moro affidò al vinciano durante il suo soggiorno a Milano e che ancora oggi rende grande di storia ed arte la nostra città.

Ambiziosa e difficile per il maestro. Parola di Matteo Bandello, che racconta di averlo visto con i suoi occhi «asceso sul ponte pigiare il pennello et una o due pennellate dar ad una di quelle figure», lavorare dall'alba al tramonto, contemplare il lavoro già fatto ed eventualmente ritoccarlo. Un'elaborazione troppo lenta per la tradizionale pittura a fresco che richiede rapidità esecutiva e vieta ripensamenti.

E allora Leonardo scelse di dipingere su muro come dipingeva su tavola, tecnica che gli apparteneva maggiormente. Sull’intonaco asciutto stendeva un sottile strato di biacca per le lumeggiature e poi colori a secco, composti da una tempera grassa da lui realizzata probabilmente emulsionando all'uovo oli fluidificanti.

L’ingegnere richiama nell’opera murale anche i suoi studi sui moti delle acque, che convergono e divergono, ora impetuosi ora armoniosi, e quelli sulla fisiognomica.

E con gli apostoli crea gorghi minori, raggruppati a tre a tre così da sviluppare ritmi sottili grazie alla ricerca della varietà e dei moti dell'animo.

Dopo Bartolomeo, Giacomo e Andrea, il vortice composto da Pietro, Giuda e Giovanni acquista d’intensità. Pietro si avvicina a sussurrare i suoi sospetti nell’orecchio di Giovanni, la cui figura diverge da quella del Cristo. Mentre il traditore si macchia d’ombra.

Leonardo rompe con l’iconografia tradizionale che vede Giovanni abbandonato sul Cristo o sul tavolo e Giuda isolato nella sua colpa. Ad essere isolato è, invece, il tradito che al centro occupa una terna intera. Dietro di lui la luminosità abbagliante proveniente da una grande apertura, quasi fa da aureola.

Il Cristo ha le braccia allargate, in posizione piramidale, con il busto e la testa lievemente piegate verso destra, come a seguire il moto dei suoi discepoli.

Accanto c’è Tommaso con il dito sollevato in un gesto simbolico, seduto vicino a Giacomo Maggiore e Filippo, il più commosso e commovente di tutti. L’ultimo gruppo sciolto e gesticolante conta Matteo insolitamente barbuto, Giuda Taddeo e Simone.

L'ambiente essenziale e moderno che li ospita continua quello reale del refettorio del convento adiacente a Santa Maria delle Grazie dove l’affresco su tempera subisce, sin da subito dopo il completamento dei lavori, i danni dell’umidità della parete confinante con la cucina retrostante, assommati a quelli della tecnica sperimentale che presto si rivela inadeguata.

Dodici commensali che sembrano ricevere una spinta da sinistra verso destra e contemporaneamente sono scossi da un moto ondulare che parte dalla figura centrale del Cristo, si propaga negli apostoli e si riassume di nuovo in Cristo, centro immobile del moto, non toccato dal vortice dei sentimenti umani.

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