Mostre Milano Città dei Mestieri Domenica 20 maggio 2012

'Bramantino a Milano', al Castello Sforzesco

Bramantino a Milano
Altre foto

Forte del successo degli oltre 55 mila visitatori raggiunti, la mostra è stata prorogata sino al 14 ottobre 2012.

Milano - A ogni pars destruens, una pars costruens. Lo insegna il metodo baconiano. Le rovine di Milano hanno demolito trent’anni di storia culturale milanese, e ora l’autore del feulleiton critico uscito lo scorso ottobre, dà il suo contributo alla riqualificazione del sistema culturale cittadino.

E per ricostruire, Giovanni Agosti questa volta non sceglie la teoria, ma la pratica. Insieme a Jacopo Stoppa e Marco Tanzi, il professore di Storia dell’arte moderna alla Statale cura la mostra Bramantino a Milano, in programma fino al 25 settembre al Castello Sforzesco. La preziosa mostra - allestita dall'architetto Michele De Lucchi - è ad accesso libero, gratuità che intende veicolare l'idea del bene comune.

Un'esposizione che è un manifesto d'intenti: «La mostra – si legge sul catalogo – al Castello Sforzesco, dove si conservano il grande murale con l’Argo nella sala del Tesoro e lo straordinario ciclo di arazzi con i Mesi eseguito entro il 1509 per Gian Giacomo Trivulzio, riallestito in modo permanente secondo la giusta sequenza di presentazione nella sala della Balla, è l’occasione per lanciare una nuova politica culturale di mostre di ricerca volta a far scoprire ai cittadini l’inestimabile patrimonio misconosciuto, e per risarcire un capitolo fondamentale della storia dell’arte italiana».

Gli strumenti usati sono il rigore scientifico unito a un linguaggio accessibile a tutti. Gli stessi che il professore ha utilizzato il giorno dell'inaugurazione della mostra, quando per la platea del Piccolo Teatro ha tenuto una lezione sul Bramantino che ha lasciato gli improvvisati studenti appiccicati alle poltrone.

Perché la storia di Bartolomeo Suardi, detto Bramantino è piena di fascino. Agosti ne riconduce l'origine alla Stampa Prevedari, un'incisione in rame con hedifitijs et figuris che il milanese Bernardo Prevedari realizzò su disegno di Donato Bramante. I caratteri fortemente espressivi ricordano quelli di un ferrarese ammalato di una febbre figurativa intensa. Bartolomeo ne trae un tratto che Agosti definisce "affilato, feroce e spigoloso".

Poi il Butinone, che riesce più ferrarese dei ferraresi, forse lo impegna con Zenale nel Polittico di Treviglio. È del Suardi il volto di uno dei personaggi che abitano questa macchina dorata e prospettica? Certo l'influsso del Butinone si riconosce nella Madonna del latte, in cui si individuano le caratteristiche precipue del Nostro: la totale assenza di sentimentalismo e la predilezione per scelte anticanoniche.

Basta un semplice confronto tra La dama con l’ermellino di Leonardo e la matrona in primo piano nell’Adorazione dei Magi, presa in prestito per la mostra dalla Pinacoteca Ambrosiana, per capire. Le due signore avevano lo stesso acconciatore, ma non visagista. Dolcissima la dama con l’ermellino, pieno d’asprezza il volto della sua contemporanea.

Con Eraclito e Democrito, uno intento a piangere e l’altro a ridere sul destino dell’uomo, Bramantino raggiunge un’intensificazione espressiva mai vista a Milano che, insegna Agosti, non può non lasciare proseliti. Anche Vincenzo Foppa ne sarà influenzato.

L’Argo in Sala del Tesoro, intorno al quale è allestita la mostra, doveva invece insegnare per l’arditezza dei contenuti. Soluzioni inconsuete anche nel Noli me tangere, in cui lievitano i panneggi e il paesaggio tutto mura e torri è fatto da rocce a forma di fungo.

Agosti fa vedere anche quanto non è in mostra né accessibile in altro modo. Descrive il ciclo delle Muse del Castello di Voghera, chiuso al pubblico, di cui Bramantino fu responsabile dei dipinti, che si ritagliano il posto dovuto tra i capolavori lombardi. (Ndr In occasione della mostra sono previste visite straordinarie al Castello, vedi box a lato)

Frammenti di cielo, brandelli di albero, rocce-fungo, grotte che aprono varchi negli spazi reali fanno il paesaggio, mentre un Pegaso di cui restano gli occhi vivaci, compagno di gioco di muse riscoperte solo 15 anni fa, ne sono gli abitanti.

Nel nostro castello, invece, possiamo ammirare il ciclo dei Mesi, 12 arazzi ciascuno dedicato a un mese dell'anno, commissionati dal potente Gian Giacomo Trivulzio, cui Bramantino rimase legato finché le fortune del Magno iniziarono a scemare. Senza difficoltà poi cambia partito e si schiera con gli Sforza.

In ciascuno degli arazzi del trasformista anche iscrizioni di quattro versi in gliconei, un metro ricercato che rivela una preparazione umanistica non di routine.

E ancora per conoscere Bramantino, la Crocifissione, dove angelo e diavolo, luna e sole, archetipi irraggiungibili, si disputano l’anima del Cristo, il Trittico di San Michele con un batrace sdraiato come il Cristo morto del Mantegna, due tavole gemelle con un Compianto e la Pentecoste provenienti da Mezzano alle porte di Somma Lombardo.

E la Sacra famiglia, quasi una fuga in Egitto, in cui Bramantino nasconde tutta una storia sotto un turbante e ampie vesti che coprono le estremità dei santi corpi.

Potrebbe interessarti anche: , Preraffaelliti a Milano, amore e desiderio in mostra a Palazzo Reale: orari, biglietti e foto , Leonardo da Vinci 3D alla Fabbrica del Vapore: info, orari e biglietti della mostra , Leonardo mai visto al Castello Sforzesco, dalle mostre alla Sala delle Asse: orari e biglietti , Leonardo3: orari, biglietti e novità del 2019, anno delle celebrazioni vinciane a Milano , Milano e Leonardo: 9 mesi di eventi e mostre nei 500 anni dalla morte

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Milano consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Milano.