Mostre Milano Giovedì 8 marzo 2012

'Gli infiniti sistemi di Tonino Milite' a Milano

Venerdì 10 febbraio alle 18 si tiene presso lo Scalone Monumentale della Sala del Grechetto a Palazzo Sormani (corso Porta Vittoria 6) l'inaugurazione della mostra Gli infiniti sistemi di Tonino Milite, a cura di Luigi Sansone.
L'esposizione propone un viaggio nel mondo pittorico e poetico di Tonino Milite dai suoi esordi fino ai giorni nostri.
Alla vernice intervengono Claudio Cerritelli, Elena Pontiggia e Luigi Sansone.

Di seguito l'articolo di Massimo Bacigalupo estratto dalla rivista Poesia, 267, gennaio 2012

Milano - D'ogni tanto capita di incontrare l'ora stupita, per dirla col titolo del nuovo libretto di Tonino Milite: «Oggi/ nitidamente / sta il mondo./ Il Nulla disfa,/ lentamente,/ le sue pieghe.// Più evidenti/ gli esseri e le cose./ Stupefatte si scoprono.// Anch'io/ mi vedo una bella cosa».

I versi di Tonino Milite, brevi e all'apparenza naif, sono una boccata d'aria fresca. Ecco un poeta che non si dà tono, si accontenta di dire nel modo più conciso una cosa effettivamente scoperta, e così rendercene partecipi. La sua libertà dal poetese di qualsiasi genere si deve in parte alla sua provenienza dal mondo dell'arte e del design. È stato collaboratore di Bruno Munari, cui qui dedica un memorabile ricordo, L'ultima fragola: «In ospedale,/inseguito dalle tigri, / appeso nel dirupo / a una radice che cedeva, / si finse monaco / nel camicione bianco, / dinanzi a un foglio / di carta di riso. // Dopo un tempo sospeso / il gesto zen, / lo scatto del pennello. / Una meteora, / dissi a bassa voce. / L'ultima fragola, rispose». A pie' di pagina una nota spiega la favola zen allusa, e lascerò al lettore la curiosità di leggerla. Nitido e semplice, magari come l'ava di tutti noi Dickinson, Milite vuole essere capito, e magari (come per Emily) un bambino capirebbe dove i dotti arrancano.

Come pittore che espone regolarmente, Milite dipinge volentieri omini che affrontano percorsi acrobatici su fili tesi fra navette spaziali, o camerette con vista su asteroidi contro uno sfondo stellare, o Animaloidi con @ come l'allegro anatroccolo (?) riprodotto in copertina del nitido nuovo libello. La poesia, come un quadro, mostra qualcosa, con una tonalità scherzosa ed epigrammatica che pure evoca lo scenario cosmico nel quale di collocano i nostri multicolori attimi stupiti: «Atto unico / la nostra vita, / fugace, / stupefatta comparsa» (Atto unico). A differenza dagli abusati versi di Quasimodo sulla sera, qui non si va sul patetico ma sull’attimo fuggente che balena con tanto più vigore. E la metafora dell'atto unico è appunto un'invenzione del pittore-poeta, di per sé preziosa.

Milite, che nel 2012 festeggia i 70, comunica freschezza e meraviglia: «Un giorno / la poesia dell’uomo / sarà così intensa / che farà innamorare / di sé la morte. / E questa, per amor suo, / vorrà sparire». Ecco che la morte si china stupita su ciò che gli acrobati di Milite possono fare. L'espressione è uno di questi doni, e addirittura Milite dice che continuerà a crescere. Per lui evidentemente è così.

Lo ribadisce in una poesia dedicata a un poeta ben più glaciale, Wallace Stevens, una cui traduzione inglese è stata ospitata sull'elegante Wallace Stevens Journal (autunno 2010): «Assicuravi / l'uomo alla vita, / lo legavi alla speranza / d'arrivare, / con te e come te sulla cima. / Di notte / l’appuntamento con i versi, / fiori del piacere / colti sul campo del dovere. / Di me, figlio d'ogni lirico d'Europa / e del trobar leu, / non avresti, forse, / apprezzato lo stile. / Saremmo d'accordo / sulla poesia, / parole d'emergenza, / arcaico codice segreto, / oro della specie».

Ho citato testi apodittici, ma va detto che, per quanto tesa alla sintesi non forzosa, la poesia di Milite è ricca di impressioni del mondo, dalla Tirana dell'infanzia (quando un cavallo lo salvò, dice, da un bombardamento) a una familiare e dolce Stanza dei seni che forse si trova a casa sua, dalla peccaminosa New York di Times Square ai paesaggi mediterranei che gli strappano le sue esclamazioni o assistono a un momento di gioia condivisa: «Furono visti / dal geco / la carezza, / l’abbraccio improvvisi. // E lungo quel vico, / appeso in parete / sotto ad un lume / da pochi watt, / ogni sera / m’aspetta, / ogni volta mi chiede / notizie di te».

Uno legge poesia per l'intensità che essa raccoglie in poche righe, per scoprire (ricordare) qualcosa in un attimo. Fedele alla consegna (come gli angeli qui evocati in una poesia su Leonardo da Vinci), Milite continua a generare impulsi ad apertura di pagina (misura che di rado i suoi versi superano). Con un ricostituente come questo, molte lunghe sedute con la narrativa dei nostri giorni si rivelano superflue, se non per passare il tempo. E visto che tempo sembra essercene sempre meno, curiosamente credo siamo arrivati all’epoca della rivincita della poesia. Portatevi L’ora stupita a passeggio o in autobus e vedrete se non è così.

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