Concerti Milano Venerdì 2 marzo 2012

Bruce Springsteen, esce 'Wrecking Ball'. In concerto a Milano il 7 giugno 2012

Milano - Sta per tornare Bruce Springsteen, su cd con il nuovo lavoro, Wrecking ball e dal vivo con un lungo tour mondiale che toccherà anche l’Italia con le date negli stadi di Milano (7 giugno), Firenze (10 giugno) e Trieste (11 giugno).

Le nuove canzoni, nate nel momento storico della crisi finanziaria mondiale e della parziale disillusione sulla politica del presidente Obama, sono anche le prime a vedere la luce dopo l’addio a Clarence Clemons, il sassofonista di Bruce e compagno di una vita, che se ne è andato lo scorso giugno.
Circostanze che sembrano avere influito in modo determinante nella scrittura di testi connotati dalla rabbia, dall’impotenza di fronte a forze più grandi del singolo individuo, siano il destino, la morte o la collina dei banchieri: ne esce un ritratto scuro e contratto del mondo odierno, dove dobbiamo prenderci cura di noi stessi, perché la cavalleria è rimasta a casa.
Molte delle impressioni sui primi ascolti di Wrecking ball, presentato in anteprima a Parigi la settimana scorsa, hanno sottolineato la qualità e l’ispirazione della parte letteraria del lavoro, che si conclude con We are alive, una sorta di toccante Spoon river in forma rock, dove i defunti di un piccolo cimitero, si proclamano spiriti vivi ed incitano a non mollare nella lotta che spesso è la vita.

Ma le gemme liriche del disco sono molte: da Death in my hometown, danza celtica che regge una suggestiva metafora di una guerra combattuta senza bombe o missili, senza dittatori incoronati, ma con baroni ladri che si sono presi le nostre case e le nostre fabbriche, a Land of hope and dreams, l’unico pezzo già conosciuto per le esecuzioni live, che è anche una sorta di commosso addio a Clemons, presente con il suo ultimo solo di sax, ed un anelito alla speranza, se si sale a bordo di un treno di peccatori e santi , vincitori e vinti, puttane e giocatori d'azzardo in cui i sogni non saranno frustrati. Si tratta dello stesso treno di People get ready citata nel finale.

Se la qualità dei testi è innegabile, e la voce di Bruce ai soliti livelli, non si può dire altrettanto della parte musicale, troppo spesso gonfiata di fiati, cori e archi che appesantiscono i principali materiali folk, rock e soul. Ci sono alcune canzoni di forte impatto, come quelle citate, o anche le ballate, Jack of all trades e This depression, ma in altri casi, come nel pezzo che intitola l’album, sembra di trovarsi in un saloon o in un pub irlandese gremito da una compagnia in vena di cori, con un amico più sobrio che armeggia dietro una batteria da stadio ed una obsoleta drum machine.

Il problema insomma sembra quello della confezione e quindi non si può evitare di tirare in ballo il sarto: nonostante il cambio di produttore da Brendan O’Brian, alla consolle degli ultimi lavori, all’attuale Ron Aniello, l'architettura sonora fa rimpiangere il Bruce del passato. Paragonati alla Palla da demolizione i vecchi capolavori, da Born to run in avanti sembrano tali anche per la ricercata cura dei suoni.
Difetti che saranno trascurabili, o non rilevati, per le tuttora consistenti legioni del Boss, pronte alla acclamazione ad ogni nuova esternazione dell’amato e già scattate alla caccia del biglietto per le date estive.

Almeno su quello si potrà essere tutti d’accordo: Bruce su un palco rimane una certezza.

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