'Le allegre comari di Windsor' in scena a Milano

Teatro Milano Teatro Leonardo Venerdì 24 febbraio 2012

'Le allegre comari di Windsor' in scena a Milano

© Roberto Rognoni
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Milano - Bacco, tabacco e Venere. Al Teatro Leonardo da Vinci (via Ampère 1) John Falstaff ubriacone, volgare e ciccione attraversa la platea e sale sul palco chiesastico fino al 4 marzo 2012. Lo incontrano, o meglio scontrano, Le allegre comari di Windsor, puritane borghesi che Shakespeare ha reso immortali.

Con loro, mariti e promessi sposi vestono abiti logorati dal tempo, polverose parrucche e facce pallide, metafora della vita senza colore che conducono, dietro le cui mentite spoglie si celano Quelli di Grock, diretti da Valeria Cavalli e Claudio Intropido, anche autore delle scene.

Ma andiamo con ordine, perché la storia intricata lo richiede. Una storia raccontata dalla musica corale di Gipo Gurrado, allegra e funerea quando si percepisce che le esistenze sul palco sono già morte. Falstaff (Pietro De Pascalis) è un clown, con il naso arrossato dall'ebrezza, i capelli fulvi caduti nelle tempie per la vecchiaia e allungati sulla nuca. Volgare, nei modi e nei pensieri. Nella rispettabile Windsor un uomo così non può che portare scompiglio e scandalo.

De-cantando i suoi vizi, il bifolco irrompe in chiesa, dove il pastore Page (Max Zatta) conduce una predica, cui tutti gli astanti preferiscono il pettegolezzo.
Così, paradossalmente, sin dalla prima scena emerge la morale della commedia shakespeariana: chi predica bene razzola male, mentre Falstaff, seppure odioso nell'aspetto e nel carattere, risulta genuino e vero. A volte sfacciato. Per ottenere vantaggi economici e rimediare anche del piacere sessuale, Falstaff invia due identiche lettere d'amore ad altrettante stimate comari ammogliate, che, manco a dirlo, subito si accorgono del doppio gioco. Un tiro maldestro che il tipaccio pagherà caro.

Quelli di Grock, usano per questa produzione una formula consolidata: mettere in scena uno spettacolo fatto di canzoni, persino arie a questo giro, danze grottesche, mimica facciale ai limiti della deformazione espressiva e comicità.
Questa volta, però, manca qualcosa. L'umorismo è giocato su battute facili, l'arma della ripetitività, solitamente efficace nel rendere la noia/paranoia dei personaggi e le canzoni – ricordiamo l'eccellente Bisbetica Domata – questa volta non marciano a dovere. Che sia colpa dell'aria asfittica di Windsor?

Ingresso 22-13 Eu, orari: dal martedì al sabato 20.45, domenica 16.

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