Concerti Milano Mercoledì 15 febbraio 2012

Susanna Parigi in concerto a Milano. L'intervista

© susannaparigi.it

Milano - Susanna Parigi per definirsi usa una parola purtroppo desueta, forse un segno dei tempi, e la declina al femminile: chansonnière, iscrivendosi così a una scuola - termine scelto non a caso - che ha visto fra le sue fila Charles Trenet, Leo Ferré, Serge Gainsbourg.

Fiorentina emigrata a Milano, Parigi è diplomata in pianoforte, insegna al Conservatorio di Trento e, quando scrive le sue canzoni, fa delle parole un uso raffinato. Non a caso il suo ultimo album La lingua segreta delle donne, pubblicato nella primavera 2011, mette al centro il linguaggio, la sua potenza e insieme la sua fragilità. All'album hanno partecipato, in varie vesti, anche Lella Costa, Pamela Villoresi, Ottavia Piccolo. Donne che vivono di (e con) parole.

Susanna ha risposto alle nostre domande, spaziando dai diritti umani alla questione femminile fino al festival di Sanremo, cartina di tornasole dello stato di salute della musica italiana.

La 'Lingua segreta delle donne' è il titolo del tuo album. C'è un momento nell'apprendimento di qualunque lingua in cui si inizia a capire senza sforzarsi. Da qui la domanda: gli uomini sono davvero cattivi allievi oppure l'idea della segretezza un po' ci piace?


Gli uomini sono allievi davvero molto diversi dalle donne. Io ne so qualcosa visto che insegno. I segreti comunque, hai ragione tu, quando non sono omertà, contribuiscono a difendere delle intimità che non dovremmo mai svendere. Nessuno sa tutto di qualcuno, né dovremmo cercare di profanare, trapanare e devastare le vite di chi ci sta vicino.

Un anno fa, in questi giorni, le donne alzavano la voce e scendevano in piazza per dire 'Se non ora quando?' E' cambiato qualcosa in seguito alla manifestazione?

Credo sia cambiata una certa presa di coscienza. Io però all'epoca, e ancora oggi mi chiedo: «Cosa succede quando termina la manifestazione?» e poi anche: «Dove erano tutte quelle donne scese in piazza, quando 15 anni fa quando già era lampante l’andamento di certa politica e dei mezzi di comunicazione?». E’ possibile che sempre devi essere toccata tu in prima persona prima di prendere una posizione? E’ possibile che quando un’ingiustizia tocca il tuo vicino di casa tu te ne freghi? Ormai il disastro è fatto, perché troppo a lungo si è lasciato andare, nell'educazione dei figli, nella partecipazione. Per recuperare questo massacro culturale occorreranno anni, ma di durissimo lavoro.

Il tuo tour sostiene il Human Rights Tour per i 50 anni di Amnesty International. Siria, Cina, Iran non passa giorno senza che arrivino notizie che sono uno schiaffo all'umanità intera che pure resta ferma. Nel 2009 hai pubblicato un disco intitolato 'In Differenze': pensi che la musica impegnata possa diminuire il livello collettivo di "rimozione dei problemi" portandoli al centro del dibattito pubblico?

La musica è un mezzo molto potente perché coinvolge non solo il pensiero ma anche le emozioni. Penso che si parla spesso di anestesia delle persone. Ma l'anestesia presuppone assenza di dolore. Questo nostro far finta di niente invece non è affatto privo di dolore. La maggior parte delle persone non sta bene, non vive bene. Mi sembra che a volte manchi la consapevolezza di quanto benessere arriva quando si rivolge lo sguardo fuori da noi, fuori dai nostri problemi e dalla sensazione che tutto giri intorno alla nostra persona. Pensare agli altri è fare bene a sé stessi e non pensare che sia solo un messaggio cristiano.

Sono i giorni di Sanremo: non sono pochi gli artisti non mainstream che sono dal palco dell'Ariston. Pensiamo agli Afterhours o a Mauro Ermanno Giovanardi, stando solo ai milanesi. Susanna Parigi potrebbe andare al Festival in futuro?

Qui stiamo morendo di fame. Quando tu muori di fame e qualcuno ti dà una caramella tu la rifiuti? Oggi in televisione non si fa più musica, musica creativa intendo, non le cover; nei grossi network passa solo chi ha da stanziare grosse cifre, nei giornali ci sono tre pagine di cucina e mezzo trafiletto per la musica … è ovvio che chi può andare a Sanremo ci va. Non hai alternativa.

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