Mostre Milano Lunedì 26 settembre 2011

Artemisia Gentileschi. Storia di una passione a Palazzo Reale

© foto: Archivi Alinari, Firenze. Per concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Altre foto

Milano - A Palazzo Reale trionfa il femminile. Fino al 29 gennaio è in mostra Artemisia Gentileschi. Storia di una passione, a cura di Roberto Contini e Francesco Solinas e con il supporto delle associazioni Doppia difesa, Fondazione Marisa Bellisario, Valore D e Di Nuovo Milano.

Artemisia Gentileschi nasce a Roma nel 1593. La chiamavano pittora o pittoressa perché il termine "pittrice" ancora non esisteva. La pittura era un mestiere da maschi, adatto al padre Orazio, celebrato in tutta Europa, allo zio Aurelio Lomi o ad Agostino Tassi paesaggista che stuprò Artemisia nemmeno diciottenne.
Un mondo di maschi in cui farsi valere. Con il coraggio della denuncia della violenza carnale e con la sopportazione delle insinuazioni sulla sua promiscuità sessuale su cui fu costruita la difesa.

La società seicentesca l'additò come civetta e puttana prostituita dal padre: «Diversi dissero molte cose della figlia del Gentileschi - testimoniò al processo Marcantonio Coppino, mesticatore di blu oltremare -, cioè che era una bella giovane e che il padre l'haveva trovata da maritare e non l'haveva voluta maritare e che quando faceva qualche ritratto nudo la faceva spogliar nuda e la ritraheva e che gli piaceva che c'andassero le genti a vederla».

Ma la rivalsa sul mondo maschile che la circonda, Artemisia l'ottiene soprattutto grazie alla sua personalità artistica che presto si distacca da quella ereditata dal padre, per diventare straordinariamente unica. «Artemisia - scrisse il critico Roberto Longhi nel 1916 - è l'unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità».

Le oltre cinquanta opere in mostra, molte appena restaurate e inedite al pubblico, lo confermano. Il percorso espositivo è un viaggio in quattro tappe che inizia con l'esordio della pittora a Roma, ancora debitrice del padre Orazio, prosegue con gli anni a Firenze, in cui lo stile di Artemisia si sviluppa autonomamente, il ritorno a Roma all'inizio degli anni Venti e i successivi venticinque anni a Napoli fino alla morte giunta nel 1653.

Accoglie lo spettatore una scenografia emozionale di Emma Dante. Dal soffitto gli atti processuali piovono su un letto disfatto, che rievoca quello dipinto da Artemisia immediatamente a ridosso del processo a Tassi ed esposto solo nella sala successiva. Un morbido e candido giaciglio gocciolante il sangue di Oloferne decapitato da una Giuditta non turbata dal suo gesto, come nel quadro di Caravaggio da cui questo deriva, ma impudica e feroce nel decollare la Superbia.

La terza sala condensa tele che esemplificano la formazione della pittora. La toscanissima Santa Cecilia di Orazio Gentileschi parla con l'Adorazione del fratellastro Aurelio Lomi, mentre Artemisia è ritratta da Simon Vouet tronfia e soddisfatta con sei pennelli in una mano, un lapis nell'altra. Accanto le lettere autografe della donna testimoniano l'amore del gentiluomo fiorentino Francesco Maria Maringhi.

Tutt'intorno è un trionfo di eroine. Giuditta e la fantesca Abra su tutte, Minerva discinta e armata, Giaele, che con calma conficca un picchetto della tenda nel cranio del generale Sisara, anticipando nel brillante colore ad olio gli essenziali versi del Manzoni in Marzo 1821: «Quel [Dio] che in pugno alla maschia Giaele pose il maglio ed il colpo guidò».

Tutte le sue donne, persino le figure sacre, sono caratterizzate da robusta virilità e prosperosa femminilità. Splendide le massicce Maddalene in equilibrio tra sensualità peccaminosa e ascesi spirituale; essenziale il cruccio di Susanna provocante viscidi vecchioni, sventurata - direbbe ancora Manzoni - la monaca ritratta tra il 1613 e il 1618.
Erotica la Cleopatra morente in un nudo a grandezza naturale che doveva essere tenuto dietro le tende per la sua impudicizia, geniale la Danae annoiata il cui corpo nudo riceve pioggia d'oro. Un piccolo capolavoro dipinto su rame con colori preziosi, come l'azzurro lapislazzuli, a dimostrazione della capacità tecnica della pittora.

A Napoli compare un nuovo lessico. Artemisia vi arriva nei primi anni Trenta, invitata dal viceré, il conte di Monterrey suo estimatore, e dipinge pale d'altare, conservate nei depositi di Capodimonte e mai esposte prima di Palazzo Reale.

Riemergono i temi biblici, come Gesù e la samaritana al pozzo, e soggetti mitologici, come la Ninfa Corisca e il satiro. Corisca, simbolo della virtù femminile, che scappa al satiro cornuto, mettendosi un posticcio di capelli che l'uomo, mezzo capretto, tira, perdendo l'equilibrio e il tempo per riacciuffarla. L'uomo è beffato, la donna in fuga verso la libertà.

Potrebbe interessarti anche: , Leonardo3: orari, biglietti e novità del 2019, anno delle celebrazioni vinciane a Milano , Milano e Leonardo: 9 mesi di eventi e mostre nei 500 anni dalla morte , Dinosauri a Milano: la mostra per bambini (e non solo) alla Fabbrica del Vapore , Mostre a Milano. Il 2019 tra Leonardo e Lichtenstein, il 2020 l'anno delle donne , Il Pac di Milano riapre con la mostra di Eva Marisaldi: info, orari e biglietti

Fotogallery

Scopri cosa fare oggi a Milano consultando la nostra agenda eventi.
Hai programmi per il fine settimana? Scopri gli eventi del weekend a Milano.

Oggi al cinema a Milano

Suspiria Di Dario Argento Horror Italia, 1977 Banner, una ragazza americana, arriva in Germania per iscriversi alla famosa Accademia di danza di Friburgo ma la sera del suo arrivo, sotto una pioggia implacabile, accade qualcosa di strano... Guarda la scheda del film