Milano Moda Donna. Cosa ne pensa chi abita in città

Milano Moda Donna. Cosa ne pensa chi abita in città

Shopping e Moda Milano Domenica 25 settembre 2011

© Flickr - Kekkoz

Milano - Fashion Week, Circo della Moda, Settimana del Lusso. Tanti i nomi affibbiati ai sei giorni di settembre a tutta passerella. 119 le collezioni presentate, 72 le sfilate, migliaia di modelle, buyers, sedicenti vip, trendsetter e giornalisti che arrivano in città per essere parte dell'evento. Ma cosa pensano i - e le - milanesi della full immersion modaiola?

«Sicuramente è una risorsa, porta gente da tutto il mondo, ma a me non mi dice niente. Non ho mai visto un sfilata, le modelle, quelle sì. Ce ne sono a bizzeffe in metro» Enrico, 32 anni, imbianchino, se la ride mentre ripensa a quelle apparizioni un po' misteriose che, qualche settimana prima del via alle passerelle, sbarcano in città alla ricerca di un posto al sole.

«La settimana della moda per me è una sorta di circo invisibile che viene calato sulla città dall'alto - questa l'opinione di Miriam, 28 anni, un lavoro nella comunicazione - circo per quello che ci sta dentro, dietro e intorno, invisibile perché - al di là degli addetti al settore - la settimana della moda non porta nessun cambiamento alla vita dei milanesi».
Pur non occupandosi direttamente di fashion, Miriam sembra molto interessata all'argomento:
«Negli anni sono stati pochi i tentativi di integrare la Settimana della Moda nel tessuto cittadino. Per fortuna sono nate anche manifestazioni alternative, come il salone White, che ospita le sperimentazioni di designer da tutto il mondo, oppure So critical so fashion, rassegna dedicata alla moda etica».

Non tutti la pensano come Miriam: Francesca, 30 anni, grafica, non vede una netta separazione fra il circuito del Fashion e la città: «Da qualche tempo chi organizza Milano Moda Donna (ndr la Camera Nazionale della Moda Italiana) è più attento a coinvolgere i cittadini, penso alla sede che dalla Fiera si è spostata a due passi dal Duomo. Quanto all'atmosfera, le strade sono popolate da persone di un'altra dimensione, modelle magrissime, giovani stilisti dallo stile stravagante e signore super kitch che non si perdono una sfilata».

Chi guarda al lato economico è Giovanna, 40 anni e rotti, come dice lei, professione estetista. «Lavoro per un salone che sta in centro. In questi giorni c'è più ressa che mai. Giornaliste, modaioli - donne e uomini - e qualche vip, in molti vengono per manicure e pulizia del viso. Dico io? Mica siete voi le modelle, vai a capire. Di certo la Moda fa bene agli incassi».
Non a caso uno studio della Camera di Commercio di Monza e Brianza fissa a 27 milioni di euro l'indotto della Fashion Week, gran parte del quale va a finire nelle tasche dei milanesi.
A ricavarne di più sono indubbiamente gli alberghi, le boutiques delle griffes e i ristoranti.

Claudia, 26 anni impiegata e appassionata di compere,per sua stessa definizione, mette in luce come la Fashion Week tocchi tutti, a partire dall'armadio: «Non sono particolarmente attenta alle mode, né sono una fanatica delle marche. Eppure mi rendo conto che facendo shopping mi ritrovo a seguire gli stili che si sono visti in passerella. Anni fa, per esempio, mi piacevano le scarpe a punta, ora è difficile trovarle in giro, così, se non voglio andare in giro scalza, mi devo abituare e comprare altro».

Chi proprio non vede di buon occhio la Settimana della Moda sono Carlo, 52 anni insegnante e sua moglie Anna, 50: «Ciò che mi stupisce del mondo della Moda è l'autoreferenzialità - spiega lui mentre la moglie annuisce - Mi spiego, alle sfilate vengono invitate sempre le stesse persone, non parliamo dei vip poi, alcuni si fanno pagare per applaudire in prima fila. Le persone normali non possono permettersi i vestiti che vanno in passerella, nostra figlia prende 800 Eu al mese, praticamente il prezzo di uno di quegli abiti. Ma dove vive quella gente?».

Ad offrire una prospettiva diversa di un contesto fatto (non solo) di lustrini e sogno è Alessandra, 25enne, studentessa di moda all'Istituto Brugo di Milano con il sogno di diventare una stilista affermata: «La moda per me è arte, immaginazione, creatività, eccentricità e dedizione al lavoro - l'entusiasmo di Alessandra fluisce insieme alle sue parole - Ho potuto assistere ad alcune sfilate, sono dei veri e propri spettacoli, dietro alla quali ci sono mesi di preparazione ed organizzazione che si condensano in uno show di massimo 15 minuti. A quel punto il lavoro di molti mesi ha termine e si ricomincia da capo per la successiva sfilata».
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