Luciano Lombardi, giornalista e pilota: «Vi racconto l'emozione delle gare in moto» - Milano

Attualità Milano Lunedì 22 agosto 2011

Luciano Lombardi, giornalista e pilota: «Vi racconto l'emozione delle gare in moto»

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Milano - «Il bello è la guerra con lei. Siamo due nature in lotta, che tentano di trovare un equilibrio».
Luciano Lombardi parla di un amore fisico eppure platonico, aspro ma complice, quello per la sua moto, una Honda CBR 600 RR.

Facciamo un passo indietro. Lombardi è un giornalista, vice chief editor di panorama.it. Nato a Genova trentanove anni fa, ma trapiantato a Milano, ha un bel debole per le due ruote. Quando non scrive, corre con un vero team - il Twister Racing di Andrea Francescotti - sui tracciati destinati ai professionisti. Poi torna in redazione e documenta le sue esperienze nel canale Sport del sito per cui lavora.

È la sua passione a fargli conoscere Fabio Bargagna, papà italiano dell'European Riders Cup, il più importante campionato europeo riservato ai piloti non professionisti organizzato da Power Up, dello stesso Bargagna, e dalla svizzera Valentinos, capitanata da Dieter Tissler.

La proposta è di quelle allettanti, mettersi alla prova correndo tutte le otto gare che compongono la Coppa. I tracciati sono gli stessi affrontati dai campioni, i concorrenti arrivano da tutta Europa, insomma, dire di sì è quasi una formalità.

«Corro per divertirmi, in sella mi sento a mio agio. Certo, ci sono dei rischi, ma maggiore è il rischio, più forte è la passione». I pericoli Luciano li conosce bene, nel 2007 ha avuto un brutto incidente, ossa rotte, sale operatorie, riabilitazione e la possibilità neanche troppo remota di una spalla compromessa per sempre. «Mi ero ripromesso di non risalire mai più in sella. Per un po' è stato così. Poi, un anno dopo l'ultimo intervento chirurgico, ho comprato una prima moto a cui ne è seguita un'altra».

Nessun demone che rode dentro? «La paura ce l'hai sempre, assieme all'adrenalina. Sei pur sempre in equilibrio su qualche centimetro di battistrada. A duecentocinquanta chilometri all'ora, la vita sfreccia veloce, ci sono in ballo le leggi della fisica». Qualche volta capita anche di superarle, involontariamente: «Nel giugno scorso ero al Mugello, il circuito di Valentino Rossi, un tracciato velocissimo. Con me c'era una coppia, sono entrambi centauri. Usano la stessa moto e il primo turno in pista è toccato a lei. Dopo venti minuti, si è fermata e ci ha detto di non sentirsi bene. Pensava fosse colpa del nuovo assetto della moto. Al secondo giro, è tornata in pista e tutto è andato per il meglio. Ci siamo dimenticati dell'episodio. Poi, qualche settimana dopo, abbiamo scoperto che era incinta di cinque settimane. Quel piccolissimo bambino non è ancora nato e ha già girato al Mugello, strano, no?».

Per cosa si corre? «Nel mio caso per divertimento e per provare emozioni che non si trovano da nessun altra parte. Probabilmente per un professionista è diverso, ma non ho la smania della vittoria. Alla prima gara che ho disputato mi sono classificato sedicesimo, alle seconda ero decimo con meno giorni di preparazione e tempo sfavorevole durante le prove libere. Ecco, voglio provare a fare sempre meglio, questo sì».

E se ogni amore che si rispetti ha la sua epifania, le due ruote non smentiscono l'assunto: «Ero un bambino e impazzivo per le mini moto in plastica - saranno state grandi non più di dieci centimetri - appena potevo, chiedevo di averne un'altra. Erano il mio gioco preferito, penso che sia nato tutto lì. Poi, a diciotto anni, mi sono comprato il primo vespone. Oggi ho due moto, la Honda per la pista e una Ktm da motard per la strada».

«A livello razionale, invece, c'è un libro che mi è particolarmente caro Lo Zen e l'Arte della Manutenzione della Motocicletta di Robert M. Pirsing (Adelphi, 1974, pag. 402, 11 Eu). È il racconto di un viaggio in moto che è anche un percorso filosofico». Già, perché le discese ardite e le risalite, per dirla con Mogol, non sono solo curve. Si torna alla sfida fra quel meraviglioso ammasso di lamiera e il suo cavaliere. Un tiro alla fune fra gli oltre cento chili della bestia e il corpo - e la testa - di chi la doma.

Ecco perché, oltre alla passione, per dirsi veri motociclisti, occorre fare tanta palestra, bici e parecchia corsa. E la pista? «Quando mi alleno con la Honda, scelgo spesso il circuito di Franciacorta, in provincia di Brescia, per la motard invece ci sono due o tre kartodromi. Monza è velocissima, ma spesso non è disponibile per le prove, visto il fitto calendario di gare».

A sentire Lombardi, nessuno meglio di Carlos Checa - leader del Mondiale Superbike in sella alla Ducati dell'Althea Racing - rappresenta la sua visione del motociclismo: «Ha la mia stessa età, ha corso in ogni categoria e, nonostante infortuni e un bel po' di sfortuna, è rimasto sempre a galla. Ora, è l'uomo da battere». Una storia di volontà e talento, di derapate e dritti. Una storia bella da raccontare. Perché, anche se corri in moto, resti sempre un giornalista.

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