Concerti Milano Mercoledì 13 luglio 2011

Take That a San Siro. Robbie Williams scatena i fan

© Facebook - Take That

Milano - Dire che i Take That hanno segnato la storia della musica non è parlare per luoghi comuni.
La prima boy band, ora una man band, visto che sono tutti sulla quarantina ormai, ma sempre in forma come ai tempi di Everything Changes del 1994 o di Relight my fire in cui Mark Owen mostrava nel video la mini t-shirt griffata Johnson Baby.

Scalano le classifiche negli anni '90, poi si sciolgono, poi Robbie Williams vola da solo. Gli altri ci provano ma non ce la fanno, Gary Barlow addirittura scrive alcuni testi per la breve - e già dimenticata - carriera solista della Posh Spice Victoria Beckham, fino a quando i ragazzi di Manchester non decidono di tornare insieme. Ed è di nuovo Take-That mania, anche in Italia.

La dimostrazione? Uno stadio San Siro di Milano stra pieno - 40 mila persone circa - per la reunion di Mark, Gary, Howard, Jason e Robbie. L'unica data italiana del Progress Live Tour 2011 di martedì 12 luglio è stato un tripudio di giallo fluo, fuochi d'artificio ed effetti speciali. E noi c'eravamo.

Elegantissimi, in gilet di velluto, e puntuali, dopo aver ballato con i Pet Shop Boys arrivano i quattro senza Robbie. Un'esplosione di coriandoli riempie il palco dominato da un gigante uomo bionico, anche lui giallo fluo, che alla fine del live si alzerà in piedi per sovrastare sui fans.

Le danze cominciano con Rule the World del 2006 ed è impossibile stare fermi. Qualche canzone dei tempi in cui erano ancora solo in quattro e poi la domanda in un italiano un po' maccheronico, quella che tutti si stanno facendo: «Dov'è Robbie?» - «Arriva», la risposta.
Eccome se è arrivato. Fiamme, luci, le sue sopracciglia arricciate prima sul video e poi scende dall'alto infiammando letteralmente il Meazza cantando Let me entertein you.

«My name is Robbie-fuckin'-Williams», così si è presentato (tra l'altro, anche Lady Gaga ha usato la stessa formula nella sua tournée). Poi si ricorda dell'ultima volta in cui è stato a Milano e ha intonato 'Campioni del mondo', proprio come ha fatto nel 2006 quando, da solo, ha riempito San Siro.

Il palco è tutto per lui, l'unico vero protagonista della serata. Esegue Rock dj sui pattini attorniato di ballerine, poi tocca alla romantica Come Undone e alla strappalacrime Angel sospeso per aria. E ancora Figaro qua Figaro la, Walk on the wild side di Lou Reed, non mancano le mosse delle Destiny's Child e un inaspettato To the left to the left, ritornello di Irreplaceable di Beyoncé.
«Voglio cantare per voi, amici» dice, ma non si limita a questo. Ammicca alle telecamere, si fa sculacciare, s'infila la mano dentro i pantaloni e finge di masturbarsi. Poi si fa serio, s'inchina, ringrazia, dedica la sua ballata Angel alle persone care che non ci sono più.

Il momento più fiabesco è quello di Shine, all'inizio del concerto quando Mark, Howard, Jason e Gary cantano una delle loro ultime hit in un'atmosfera da Alice delle Paese delle Meraviglie, tra conigli bianchi e un enorme bruco fucsia.
Quello più made in Italy, di sicuro quando Mark tira fuori il suo I-pod per far partire la base di Fratelli d'Italia, facendo intonare a tutti l'Inno Nazionale. Celebrando così il loro ritorno in Italia dopo 16 anni di assenza.

I momenti più volemose bene sono stati tre. Quando i Take That si abbracciano dopo il tira e molla con Mr Williams: «Sei tu che te ne sei andato» - «No siete voi che mi avete mandato via». Oppure il medley al pianoforte con Million Love Song, Babe, Everything Changes e l'immancabile Back for good.
In ultimo, un brindisi a Jason con tanto di Happy birthday to you, visto che due giorni prima ha compiuto 41 anni. E proprio a lui si deve il momento più dance. Nell'intermezzo di Kidz, penultimo singolo estratto da Progress, il palco si trasforma in una scacchiera enorme, e tocca all'ex ragazzo coi dred con un passato da ballerino professionista esibirsi in passi stile breakdance, dimostrando come gli anni sembrino non essere mai passati.

Alla scenografia e ai costumi - dal mastodontico robot col cuore rosso che batte, alle cascate d'acqua, alle felpe hi-tech con le luci al neon che si accendono e spengono (qualcuno sa dove si comprano?) - si devono i momenti più futuristici del Progress Tour.

Che la reunion dei Take That sia una mossa commerciale o meno, che la loro amicizia sia effettivamente tale, poco sembrava importare ai fans accorsi in occasione del live. Gente di ogni età, con le magliette con la doppia T, c'era chi si commuoveva, chi ballava scatenato e loro, i cinque ragazzi di Manchester, hanno dimostrato di essere davvero intonati.

E per gli aficionados che non hanno potuto esserci, una rassicurazione: Relight my fire l'hanno fatta eccome. È stato il più degno gran finale di un concerto che ha unito almeno due generazioni nel segno dell'unica vera boy band di sempre. Ci perdoneranno i Backstreet Boys addicted.

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