Concerti Milano Giovedì 31 marzo 2011

'Die Zauberflöte

il Flauto magico' di Mozart alla Scala

© Marco Brescia & Rudy Amisano

TRAMA

L'azione si svolge in un Egitto immaginario. Il principe Tamino, disarmato, è inseguito da un drago; sfinito, cade svenuto. Tre dame velate che uccidono il drago e, dopo aver ammirato la bellezza del volto del giovane principe, si allontanano per informare della sua presenza la loro signora, la Regina della Notte.
Tamino, ripresi i sensi, crede di dovere la propria salvezza a Papageno, un uccellatore vagabondo vestito di piume, sopraggiunto nel frattempo. Ma Papageno è subito smascherato e punito per la sua menzogna dalle tre dame, che gli chiudono la bocca con un lucchetto d’oro e mostrano al principe il ritratto di Pamina, figlia della Regina della Notte: il giovane se ne innamora all'istante.
Con fragore di tuono appare la Regina della Notte, che spiega a Tamino come la figlia sia stata rapita da un malvagio di nome Sarastro e supplica il principe di liberarla, promettendogliela in sposa. Le dame donano al giovane, che si è offerto di salvare Pamina, un flauto d'oro incantato...
(Fonte Wikipedia)

Milano - Ora che mentelocale ha aperto i battenti a Milano, forse è il caso di raccontarvi qualcosa anche del teatro più famoso del mondo, la Scala. Che, da quando è arrivato a dirigerla Stéphane Lissner, si è sempre più aperta all'internazionalità e alle coproduzioni con i grandi teatri d'opera europei - Vienna, Londra, Madrid, Bruxelles, Berlino. Molto di questo respiro più ampio si deve a Daniel Barenboim, nominato Maestro scaligero, che coltiva con l'ente lirico milanese un rapporto privilegiato: dirige, suona, e consiglia. Ultima sua apparizione, un mesetto fa, per un récital pianistico con due sonate di Schubert, un trionfo di pubblico.

Ma torniamo alla lirica. Un esempio fulgido, forse lo spettacolo più bello visto negli ultimi anni, insieme al Die Walküre wagneriano - con Barenboim sul podio - che, come ogni Sant'Ambrogio, ha aperto la stagione lo scorso 7 dicembre, è Die Zauberflöte - Il Flauto magico di Mozart - curiosamente, nello stesso periodo al Piccolo era in programma il Flauto di Peter Brook.

Il capolavoro operistico del genio di Salisburgo, estremo lascito, insieme al Requiem e al concerto per clarinetto, in grado di saper dire qualcosa all'ascoltatore di qualunque età e tipologia. Massimo Mila, nel suo corso universitario monografico sul Flauto magico, citava la frase del collega Alfred Einstein (che con la relatività non c'entra nulla): «è un lavoro che incanta il fanciullo, commuove l'uomo più indurito ed entusiasma il saggio. Solo a colui che è semplicemente colto, e al puro barbaro, l'opera non dice nulla».

Tra parentesi, delle lezioni del musicologo torinese - di cui nel 2010 si è festeggiato il centenario della nascita - è stato fatto un libro che vi consigliamo caldamente: appunto, Lettura del Flauto Magico, ricchissimo di spunti e di poesia, com'era nello stile di Mila: parlare della musica, anche la più alta, con il cuore e non solo con la mente.

Il Flauto allestito a Milano - eravamo alla recita, esauritissima come tutte, di sabato 26 marzo - è una splendida coproduzione tra Napoli, Bruxelles, Caen e Lille firmata da William Kentridge, festeggiato anche da una mostra a Palazzo Reale. Il visionario è il comune denominatore dello spettacolo, basato su continue proiezioni: il duello tra la Regina della Notte e Sarastro, cioè tra il buio e la luce, tra il negativo e il positivo, è "tradotto" con la metafora della fotografia. La scena è in pratica organizzata come una camera oscura, sul cui fondale si dipanano i disegni animati.

Kentridge parte quindi dal suo amore per il disegno, traccia una linea nera su carta bianca, ne usa il negativo, rendendo poi bianche le linee nere e nera la carta bianca. Papageno, l'uccellatore, disegna uccelli che spiccano il volo; la crudele Regina della Notte porta con sé una miriade di stelle, orbite di pianeti, polvere cosmica; il principe Tamino e Papageno si avviano verso il castello di Sarastro immersi nella via lattea.

Il fondale però "commenta" anche in chiave moderna le vicende: non solo piramidi, obelischi, templi (l'azione secondo il libretto solo apparentemente semplice di Emanuel Schikaneder si svolge "in un immaginario antico Egitto", lasciando volutamente spazio alla fantasia), ma anche il metronomo massonico con l'occhio di Max Ernst, telescopi, mongolfiere, dimostrazioni matematiche su una grande lavagna, che fa anche da veicolo per i tre Geni che accompagnano il percorso iniziatico di Tamino e Papageno. Addirittura il suono del flauto di Tamino - capace di incantare ogni creatura - fa ballare un rinoceronte, che viene ucciso poco dopo da un bracconiere in un filmato amatoriale: «non merita di essere un uomo» ammonisce in quel momento Sarastro, e ci si commuove nel vedere la vita di questo gigante della natura spegnersi lentamente.

La direzione musicale era affidata alla bacchetta sicura e autorevole di Roland Böer, al debutto a Milano, che ha l'unica pecca di aver staccato tempi decisamente mossi, che in alcuni casi non trovano giustificazione nella partitura così ricca di nuances, dolcezze, colori che non hanno avuto letteralmente il tempo di dispiegarsi; ma sono dettagli.

Dettaglio non è invece la prova assai deludente dell'orchestra, con talune lacune tecniche e una palese svogliatezza, con risultati mai al di là dell'ordinarietà; cui fa da contraltare peraltro il sempre più smagliante Coro della Scala istruito da Bruno Casoni, davvero magnetico. Dal punto di vista vocale tutto il cast, anche se senza "brividi", ha portato a termine la recita con ottime prove: dal Papageno quasi euforico di Alex Esposito, alla morbida voce di Genia Kühmeir (Pamina), alla funambolica Regina della Notte e alle sue temibili coloriture, ben rese da Albina Shagimuratova; e poi Steve Davislim nei panni di Tamino, Günther Groissböck in quelli di Sarastro, e Ailish Tynan alias Papagena.

Giacchè il Flauto magico non è l'opera per i fischi e le ovazioni da stadio, ma del sincero, fanciullesco stupore di fronte al miracolo di un uomo che, ad ormai pochi mesi dalla morte più infame che la storia della musica ricordi, con un prodigioso colpo d'ala si "stacca" dalle miserie della sua vita terrena e ci parla di valori eterni, di amore, di etica, di morale, e lo fa con una musica sublime in cui non c'è neppure la più piccola macchia nera.
Si è tanto parlato e scritto della Massoneria e di quanto i suoi presunti insegnamenti pervadano il Flauto magico di Mozart (che era massone al pari di Schikaneder), ma la verità è che la potenza di questo capolavoro va ben oltre qualunque steccato o appartenenza: "un'opera per i puri di cuore", punto e basta, come la definì Mila, portatrice per sempre dei valori universali della "bellezza" e della "saggezza", non a caso gli ultimi versi del libretto.

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