Concerti Milano Giovedì 10 marzo 2011

La Casa 139 e Le Scimmie: a Milano chiudono gli spazi dedicati alla musica

© Flickr: Cifo aka Big Cif

Milano - I Know Ebony Note, you know Le Bataclan, remember Golgonooza, Acqua Potabile / I know Trattoria Funk, you know The Rolling Stone, I know The Propaganda, we know Conchetta / C'eran palchi qua in città oggi trendy i disco bar tengon viva la movida ma nessuno che poi grida - Non si suona più a Milano, sapessi come è strano.

Così cantano i Vallanzaska nel brano Milano Singns, «un pezzo sulla Milano dei locali che chiudono e che non ci sono più - ci spiega Davide Romagnoni, voce del gruppo milanese - una sorta di amarcord dei vecchi luoghi di ritrovo dove si faceva musica». Il brano - uscito a maggio 2010 - mai come in questi giorni suona molto attuale. Venerdì 4 marzo il Circolo Arci La Casa 139 è stato posto a sequestro preventivo, a causa di presunte irregolarità di tesseramento Arci rilevate dagli agenti dell'Annonaria, che hanno messo i sigilli al portone rosso dello spazio di via Ripamonti, attivo dal 2001. Il 19 febbraio è toccato a Le Scimmie, un altro dei luoghi storici di Milano deputati alla cultura e alla musica dal vivo. Prima ancora è stato il turno del Circolo Bellezza, del Toilet e del Plastic, per citare i casi più recenti. Cosa sta succedendo nella nostra città?

Molti sono gli appelli sottoscritti dai cittadini in difesa di questi luoghi che rappresentano dei centri di aggregazione giovanile. Una grande mobilitazione è in atto, tanto che su FaceBook è addirittura sorto il Comitato Casa 139, che consta di più di 2000 iscritti. Luoghi di promozione della cultura e delle esibizioni live, dove è possibile ascoltare gruppi di nicchia, incontrare musicisti e personaggi della cultura e magari scambiare due chiacchiere con loro.

Nel corso delle interviste di mentelocale.it, diversi sono i cantanti milanesi che hanno citato locali come la Casa 139 o Le Scimmie come dei piccoli paradisi per chi fa musica in città. Da Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus a Paolo Agosta. Una programmazione alternativa, fuori dai circuiti tradizionali e dai canali "ufficiali" del divertimento notturno. Palcoscenici che danno voce e si confrontano quotidianamente con realtà culturali indipendenti.

Le ragioni che hanno portato alla chiusura temporanea di questi locali trovano un fondamento burocratico nella legislazione. Il vicesindaco nonché assessore alla sicurezza Riccardo De Corato l'ha definita un'operazione «contro gli abusi della movida selvaggia» e per la sicurezza. Solo nel 2010 hanno avuto luogo 1789 controlli, cui hanno fatto seguito 58 denunce, 30 sequestri e 176 sanzioni.

E lo stesso assessore comunale agli eventi Giovanni Terzi - nel corso della conferenza stampa di presentazione del musical Notre Dame de Paris del 9 marzo - ha fatto riferimento al caso, parlando però dell'importanza dei luoghi di aggregazione, sollecitato anche dai giornalisti: «Milano è in difficoltà perché spazi storici come Le Scimmie o la Casa 139 sono chiusi. Io mi sto mettendo al lavoro per farle riaprire con licenze provvisorie o simili. Milano deve vivere e tornare quella città aperta e possibile che era prima».

mentelocale.it ha parlato con chi è direttamente coinvolto nella questione, dai gestori a chi fa musica e cultura e in città e frequenta abitualmente questi luoghi. «Non abbiamo abbandonato l'ottimismo perché a noi non interessa contestare o protestare - spiega Babi, dello staff della Casa 139 - a noi preme che vengano mantenuti gli spazi dove fare musica, corsi di fotografia, corsi di ballo. È importante dare rilievo a queste attività non solo in televisione, ma anche nei nostri spazi».

E in merito alle inziative che il Circolo intraprenderà a seguito della chiusura racconta: «Stiamo organizzando una manifestazione musicale e non politica in piazza Fontana per sabato 19 marzo, alle ore 15.00. Vogliamo trasmettere i valori della cultura, della musica e dell'arte, facendo ascoltare la voce degli artisti che hanno calcato il nostro palco, dagli Afterhours a Tre Allegri Ragazzi Morti, dall'Etichetta Libellula di Torino ai Marta sui Tubi, per citarne alcuni. Ci interessa poter continuare a ospitare attività culturali come il teatro, la scrittura, i reading. Per noi è importante esaltare il gusto delle parole e il sapore della lettura. La nostra non sarà una protesta, ma una manifestazione finalizzata al mantenimento degli spazi affinché gli artisti possano ancora esibire tutto il loro talento».

Non lontana l'opinione di Monica Carletti, titolare delle Scimmie assieme al marito Sergio Israel: «Quest'anno festeggiamo il trentesimo anno di attività, per l'occasione abbiamo anche organizzato un concerto all'Auditorium con Enrico Rava il 4 aprile. In tutto questo tempo abbiamo promosso la musica dal vivo, siamo stati il trampolino di lancio di molti artisti, tra cui Elio e le Storie Tese, Malika Ayane, Le Vibrazioni. Abbiamo organizzato iniziative benefiche, ospitato mostre d'arte sul barcone. Invece di premiarci e proteggerci come locale storico e come punto di riferimento per la cultura, ci chiudono. Mi sembra deplorevole».

Il locale nel frattempo si è adeguato con una serie di lavori, ormai ultimati, per tornare al più presto attivo. «Dopo 30 anni ci hanno detto che con quella licenza non potevamo lavorare nell'ambito della musica - aggiunge Sergio - credo che bisogna distinguere tra sanzione legittima, sanzione di sicurezza e accanimento burocratico. La sicurezza ha un valore sacrosanto, ma è un paravento in merito all'esistenza dei circoli privati come gli Arci che - del resto - non si possono mettere alla berlina».

E conclude: «Secondo me questa linea che vuole la città senza musica, morta, dove si dorme, si lavora e basta va a reprimere la creatività. Il vero danno non sono i 40 mila Euro che Le Scimmie hanno perso, ma il danno è all'umanità. Chi farà più musica ora a Milano? Già siamo ridotti a 4-5 locali. La capillarità creativa rispetto alla cultura è importante. Sto ricevendo molti messaggi di solidarietà, tra cui un sms di Malika, che ha iniziato proprio da noi».

A proposito della chiusura preventiva di questi spazi della scena alternativa milanese, Romagnoni dei Vallanzaska - frequentatore della Casa 139 e sensibile al tema - aggiunge: «Credo che la chiusura preventiva della Casa faccia parte di un disegno atto non solo a mortificare l'espressività artistica dei cittadini, ma anche nel lungo periodo a cancellarne lo spirito critico che a sua volta si alimenta di cultura, musica, socialità e di scambi di idee».

«Non è possibile sapere se l'amministrazione si muova in base ad una strategia o voglia dare un segnale o altro - aggiunge Flavio Pirini, ideatore della serata Anni '10 alla Casa 139, appuntamento che temporaneamente è stato spostato al Goganga (via Cadolini 39) - si arriva alla chiusura di attività profit e no-profit in base a questioni burocratiche e amministrative, dimostrando quantomeno un eccesso di zelo. I luoghi in questione hanno, secondo l'amministrazione, difetti gestionali, non problemi riguardanti attività illegali come lo spaccio di droghe per esempio o la presenza di criminalità sotto copertura. Per esempio si dimentica che questi spazi, commerciali e non, dove si fanno attività culturali, spesso sono anche un presidio territoriale in quartieri difficili e in genere tengono ben lontano dalle proprie mura la cocaina».

E aggiunge: «La sicurezza è determinata dall'utilizzo di una città, dalla sua vitalità anche notturna. Sono proprio i luoghi dove non c'è un cinema, un teatro, un circolo, un centro sociale che diventano luoghi di degrado e paura».

Cosa resta a chi vuole fare spettacolo? «Quello che c'era già prima di queste ultimi provvedimenti nei confronti dei locali che fanno musica e cioè poco - prosegue Pirini - così gli artisti e gli appassionati s'improvvisano manager e organizzatori. Prendono in gestione spazi, organizzano rassegne, lavorano per poco e niente, si prestano a ospitate e partecipazioni in altri spazi, vanno nei centri sociali e così via. Mi viene la famosa domanda: a chi giova?».

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