Concerti Milano Lunedì 21 febbraio 2011

Roberto Vecchioni. Dopo Sanremo torna a Milano per presentare 'Chiamami ancora amore'

© Giovanni Canitano

Milano - "Milano mia portami via, fa tanto freddo, ho schifo e non ne posso più". Così canta Roberto Vecchioni in Luci a San Siro, una delle sue canzoni più note e forse più criptiche. È l'amarezza di un giovane che ha perso il grande amore e che ha da poco scoperto un mondo lavorativo di cui non condivide le regole. Nato e cresciuto alle porte del capoluogo lombardo, il cantautore italiano chiede alla città di restituirgli una serenità che non c'è più.

A quarant'anni di distanza, il professore si trova nuovamente a riflettere su una realtà che fa male. Questa volta è qualcosa che riguarda tutti noi. Nel testo di Chiamami ancora amore - canzone con cui vince la sessantunesima edizione del Festival di Sanremo -, riconosciamo i problemi più scottanti che riguardano l'Italia: la crisi del lavoro, della cultura e persino quella dell'immigrazione. Ma percepiamo anche - in una voce che si fa grintosa - la volontà di non arrendersi e l'esigenza di salvaguardare l'umanità con l'unico mezzo possibile, l'amore.

È la seconda volta che Vecchioni sale sul palco dell'Ariston. Nel 1973 aveva partecipato alla kermesse canora con L'uomo che si gioca il cielo a dadi, senza tuttavia ottenere grande successo. La carriera decollerà qualche tempo dopo grazie alla rimatissima Samarcanda, ispirata a una favola orientale e uscita nell'omonimo album del 1977.

Ma Vecchioni non appartiene solo all'ambiente musicale, suo è anche il mondo della cultura. Laureatosi in lettere all'Università Cattolica, ha insegnato per anni in alcuni licei classici milanesi. Le sorelline Iezzi - meglio note come Paola e Chiara - hanno avuto il piacere di averlo come professore di greco, latino, lettere e storia.

Da sempre collabora con diverse università italiane e francesi, tenendo corsi relativi alla comunicazione e alla poesia in musica. Dal 1983 ha esordito come scrittore con Il grande sogno, testo di prosa e versi. Con l'inizio del nuovo millennio si è sperimentato anche come romanziere, pubblicando Le parole non le portano le cicogne e Il libraio di Selinunte.

E proprio in virtù di queste sue variegate capacità, molti sono i premi che si è meritato negli anni. Dalla nomina a Cavaliere Ufficiale della Repubblica - conferitagli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi - all'Ambrogino d'oro del Comune di Milano, dal Premio Giorgio La Pira ai due Tenco alla carriera, dal premio Scanno per la narrativa all'Angelo dell'anno per le sue attività di impegno nel sociale.

Artista sì, ma anche sportivissimo: il professore è infatti un nerazzurro convinto. E anche dal sito dell'Inter arrivano i complimenti per la vittoria di Sanremo: "Caro professore della musica d'autore, per una volta abbiamo fatto noi il tifo per te. E ancora una volta abbiamo vinto insieme: grazie per il sesto titolo!".

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