Teatro Milano Teatro Filodrammatici Giovedì 27 gennaio 2011

Alessandra Faiella è 'La Momola Menardi' ai Filodrammatici

© Mauro Balletti

Alessandra Faiella terrà un corso di comicità per il cabaret e la televisione presso il Teatro La Scala della Vita (via Piolti De Bianchi 47) a partire dal 7 febbraio: l'appuntamento è tutti i lunedì dalle 18 alle 20. Tutte le informazioni al sito teatrolascaladellavita.org.

Nei giorni del 26 e 27 febbraio, Faiella terrà un seminario di teatroterapia intitolato Comunicare meglio con le tre A: Auto-ironia, Autostima e Assertività nei locali dell'Associazione Coperte strette (viale Isonzo 8). Per info, 02 90660556.

Milano - Alessandra Faiella ha una voce allegra, pimpante. Mi stupisco, è mattina, ma gli attori non facevano orari strani? «Figurati, ho un bambino da accompagnare a scuola. Sono in piedi dalle sette!».
Faiella è un volto comico conosciuto del piccolo schermo, ha partecipano a trasmissioni quali Pippo Kennedy Show, Zelig e Markette. Nel suo curriculum anche libri, radio, cinema e tanto teatro. Dal 27 gennaio al 13 febbraio è in scena ai Filodrammatici con La Momola Menardi. Su testi di Franca Valeri, Alessandra porta in scena - con la regia di Milvia Marigliano - un frullato della complessa, contradditoria e talvolta schizofrenica personalità femminile.

Tutta sola in scena, alle prese con la scrittura affilata della Valeri, una prova intensa e leggermente paurosa? «Esatto. È insieme bellissimo e inquietante. Si tratta di una sfida intellettuale ed artistica, mi trovo di fronte ad un mostro sacro del teatro» - continua Alessandra - «Visto che era impossibile eguagliarla come attrice, io e Milvia abbiamo pensato di dedicarci alla Valeri autrice. La Momola Menardi prescinde dai suoi personaggi, è una sintesi di tutte le donne - madri, amanti, carrieriste, sfigate e signorine snob - che ha raccontato».

E cosa ha detto Franca Valeri della vostra idea? «Quando le abbiamo parlato del progetto era incuriosita, divertita, direi. Non c'è presunzione, nessuno vuole equipararsi a lei, mettiamo in scena ciò che ha scritto, focalizzandoci sulla Valeri drammaturga del Novecento, come si farebbe con qualunque altro autore contemporaneo».

E chi è questa Momola? «È tutte noi. Piena di contraddizioni, divertente e spaventata, complessata, anche». Faiella da sempre si occupa di ritratti femminili. Nel 1997 al Pippo Chennedy Show, arriva la fama che ha il nome di Alexia: minigonna inguinale e pettinatura high tech, è un'habituée delle discoteche che parla solo per tormentoni, il preferito dei quali è il celeberrimo Ambient.
Sono passati quasi quindici anni, Alexia è stata sostituita da Katia G, showgirl scaltra e sempre disponibile a "darla via come un frisbee, ma solo alle persone giuste". Una creatura di carta - e non solo, si direbbe a leggere le cronache di questi giorni - protagonista di Lato B (Fazi, 2010, pagg.218, 17.50 Eu) il bel libro che Faiella ha pubblicato nella primavera del 2010.
Trattasi di vaticinio, stregoneria femminile? «In molti mi chiedono come abbia potuto descrivere così bene il mondo che invade i giornali in questo periodo. Di solito rispondo che le avvisaglie c'erano già. Si trattava di coglierle. Ciò che sentiamo nei telegiornali supera comunque la fantasia, anzi direi che la realtà si è ispirata a me» conclude ridendo.

Come molte, moltissime donne, Alessandra non fa una cosa sola, ne porta avanti molte. Così, alla carriera di attrice, unisce un percorso parallelo, insegna teatro e conduce laboratori di assertività, la capacità cioè di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni senza timori o aggressività. È dunque all'esperta che domando se le Katia G. di carne siano davvero sicure di sé come sembrano: «Katia G era problematica, ma aveva trovato un modo pratico di rimuovere il suo dolore: il sesso per soldi. Scoperto il meccanismo, si trasforma in macchina. Non so se le giovani che oggi riempiono i giornali abbiano alle spalle storie tormentante - per alcune parrebbe così - di certo gestisco il loro corpo quasi fosse una merce».

E il femminismo, le liberazione sessuale, dove sono finiti? «Temo ci abbiano fregate. Si è diffusa un'idea di femminismo distorta, avariata. Una femminile che pare libero, ma è funzionale al maschio. La scrittrice Lea Melandri ha parlato di emancipazione malata». Un quadro desolante: «Abbastanza, ma non è tutto da buttare. La maggioranza di donne non ha nulla dell'infermierina sexy che tanto piace alla tivù commerciale».

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