Attualità Milano Mercoledì 12 gennaio 2011

Stazione Centrale e dintorni: alla scoperta di Greco

© Mariarosaria Bruno
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Milano - Nel mio quartiere sono nata. Non ci abito per una scelta particolare, mi ci sono semplicemente trovata. Devo dire che spesso ho anche pensato di cambiare zona per andare a vivere in un luogo che riflettesse maggiormente la mia personalità. Ho abitato per tanti anni a ridosso di piazza Greco, un'area a nord-est di Milano, che si trova a metà strada tra la Stazione Centrale e la Bicocca. All'alba dei trent'anni ho cambiato casa, ma non mi sono allontanata di tanto: oggi vivo sulla Melchiorre Gioia, il vialone che - uscendo dal centro - porta proprio a Greco. Col tempo ho imparato ad apprezzare il mio quartiere, anche perché ho capito una cosa: Milano è una città "a macchia di leopardo", in ogni zona c'è la via più curata e quella più triste e persino all'interno della stessa strada ci possono essere delle differenze notevoli, a seconda del punto che si incrocia.

Abitare a Greco è come vivere in un paese: un paradosso per una realtà metropolitana come quella milanese, il che può essere un pregio e al contempo un difetto, a seconda di come si ama vivere. Fino ai primi del Novecento, infatti, Greco Milanese era un comune a sé stante. Non mi dimenticherò mai di quando da piccola lessi con sommo stupore sulla carta di identità della nonna di una mia amica "Nata a Greco Milanese nel 1920". La struttura del quartiere in effetti riflette quella di un paesino: la piazza principale con la chiesa, le strade laterali con diverse palazzine, poco distante le poste, la via dove sorgeva l'antico comune, la scuola elementare e il cimitero.

Anche Alessandro Manzoni, nel XXXIII capitolo dei Promessi Sposi, cita quello che all'epoca era un paese che Renzo incontrava sulla via di ritorno da Monza, in cerca di "qualche cascinotto" dove trascorrere la notte, allontanandosi dalla "strada maestra". Ho cominciato ad apprezzare il mio quartiere proprio per la sua storia - antica e contemporanea: è collocato poco distante dall'area dove un tempo sorgevano le grandi fabbriche protagoniste dei primi movimenti operai italiani e, nel corso della seconda guerra mondiale, della Resistenza.

Rileggendo le righe del Manzoni che testimoniano l'esistenza di Greco anche nel Seicento, poi, mi rendo conto di quanto sia relativamente poco cambiata la realtà del quartiere: una via principale circondata da cascinali che sorgono ancora oggi - ristrutturati e trasformati in appartamenti - lungo il Naviglio della Martesana, il corso d'acqua che all'inizio di via Emilio De Marchi - il proseguimento della lunghissima Melchiorre Gioia - finisce interrato, per continuare il proprio percorso sotterraneo fino alla chiusa di San Marco. Mi raccontano che fino ai primi anni '60 il corso d'acqua scorreva in superficie, per tutta la Melchiorre Gioia - oggi trafficatissima. Riesco a immaginarlo a stento. Tra le cascine celebri, la storica Cassina de' Pomm, un tempo albergo-osteria, oggi condominio affacciato direttamente sul Naviglio, con una graziosa corte interna, dove hanno girato alcune scene di Volere Volare, un film del 1991 di Maurizio Nichetti.

Quando voglio rilassarmi con l'intento di immergermi in un contesto bucolico spesso vado a passeggiare lungo la Martesana o - se la stagione lo permette - mi bevo un caffè sotto il pergolato dell'omonimo Caffè (via Gioia 194). Qui non sembra di essere in città, il tempo pare essersi fermato. Una passeggiata sulla pista ciclabile lungo le rive del Naviglio offre interessanti spunti: spingendosi oltre Greco, si scoprono orti, atélier di artisti, laboratori di artigianato, il ristorante greco Mikonos (via Tofane) e un monumento eretto in memoria dei piccoli martiri di Gorla, i bambini di una scuola elementare che persero la vita a seguito di un bombardamento americano il 20 ottobre del 1944.

Se poi voglio farmi un regalo, per esempio una colazione da signora con un croissant artigianale, un tè con le paste o una cioccolata calda, vado da Alvin's (via Gioia 141), un caffè pasticceria con dolci di produzione propria, tra i più quotati in città. Per il brunch non ho dubbi: ho la fortuna di abitare vicino al Dulcis in Fundo (via Zuretti 55), un ex capannone industriale adibito a ristorante, arredato come un loft con tanto di divani e pianoforte in vista.

Mentre per dare sfogo alla mia anima rock, nessuno mi toglie una birra al Rock'n'Roll (via Bruschetti 11 ang. Via Zuretti), il locale di Milano interamente consacrato alla musica più graffiante e rotolante del globo: pareti e tavoli sono letteralmente tappezzati di immagini di band, cantanti, dischi, chitarre e cimeli vari. Nella saletta al piano inferiore, poi, prendono vita dj sets a tema ed esibizioni di gruppi live, spesso emergenti. Molto frequentato da musicisti e defenders del metal, in questo locale non è difficile incontrare volti noti del mondo della musica, dai membri de Le Vibrazioni al dj Ringo - per citarne alcuni. Adiacente al locale, c'è la sede di rocknrollradio.it - la web radio che vede la collaborazione di personaggi come Pino Scotto.

Per un aperitivo l'ideale è il Dynamo (piazza Greco 5): un ricco buffet e una location piacevole - che spesso ospita esposizioni artistiche - ne fanno una meta prediletta dai ragazzi della zona e non solo. Nella saletta sottostante, poi, durante il weekend si balla con i dj sets. Per uno svago più alternativo l'attrazione del quartiere è il centro sociale Leoncavallo (via Watteau). Stabile nell'ex fabbrica della famiglia Cabassi dal 1994, ha conservato il nome derivante dalla via della sua sede storica. Seguendo i numerosi graffiti colorati si scova la strada che porta all'ingresso.

Spostandoci verso il centro, costeggiando i ponti della Stazione Centrale, si incontra un club all'avanguardia, con un'attenta programmazione musicale. Sto parlando del tempio cittadino dell'electro music: il Tunnel (via Sammartini 30). Durante le serate in cui vengono ospitati i djs del gotha del clubbing internazionale, fuori dal locale diversi pullman restano in attesa dei numerosi avventori provenienti da chissà dove. Devo ammettere che vedere un tale movimento in una strada di per sé deserta e solitamente poco frequentata mi fa riflettere: il mio quartiere - un po' città e un po' paese - è tutto da scoprire.

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