Concerti Milano Martedì 14 settembre 2010

Davide Van de Sfroos è il direttore artistico di 'Music On Air'

Milano - Davide Van de Sfroos è alle prese con un una nuova avventura.
Bruce Springstreen nostrano, folksinger laghèe, cantastorie della tradizione lombarda, Davide Bernasconi in arte Van de Sfroos (in dialetto significa "di contrabbando") è anche il direttore artistico del neonato Music on Air (MOA). Moa è il primo salone internazionale della musica, che si terrà a Villa Erba a Cernobbio dal 17 al 19 settembre. Per tre giorni la cittadina lariana sarà il centro di un inedito work in progress che mira a discutere, ampliare e, perché no, ridefinire le categorie con le quali si è soliti parlare di musica.

Lo abbiamo raggiunto nel suo rifugio sul lago di Como per farci raccontare gli obiettivi di questo progetto: «Penso che ci sia sempre bisogno di idee nell'ambito musicale, nuove o meno non fa molta differenza. L'importante è che circolino. L'idea che gli addetti ai lavori - artisti, produttori e esperti - ma anche appassionati si ritrovino in uno stesso luogo per parlare mi pare un bel segnale». Al Moa parteciperanno artisti ascrivibili a generi molto diversi, dal rap con Frankie Hi Nrg alla classica con Roberto Cacciapaglia, passando per il vincitore di Sanremo, Valerio Scanu. Lo stesso Van De Sfroos sarà protagonista di un "jam session" con molti colleghi domenica 19 a partire dalle 16.30, quando saliranno sul palco assieme a lui anche Max Pezzali, Syria, ed Mauro Ermanno Giovanardi (ex La Crus).

«Al Moa si troveranno vari gusti, diversi generi. Trovo che la creatività venga stimolata da occasioni come questa che sono una specie di semina. Non c'è nulla di sicuro, bisognerà vedere se qualcosa attecchirà. Siamo sul lago e potrei direi che spero l'acqua non resti ferma, né imputridisca. Il Moa deve generare movimento. Questa iniziativa propone sia ascolto sia riflessione che viene portata avanti da e con gli artisti. D'altronde è così che succede da sempre, nella musica e nella vita: le persone si incontrano, parlano e a volte arrivano buone idee».

Gli chiedo qualcosa di più sul luogo in cui Moa si svolgerà, l'area comasca a cui è così legato «Sai, non siamo certo a Seattle, le proposte musicali che arrivano qui sono poche e pare che sia un fatto incontrovertibile. Ci stiamo dimenticando cosa sia un concerto di piazza. Da Roma in giù, invece, è ancora un rito, sentito e vissuto. Organizzando Moa, abbiamo cercato di invertire la marcia, riportando quanto più possibile la musica per strada, fra la gente».
E un pensiero lo riservo al lago, filo rosso dei suoi dischi e cornice della tre giorni di happening. Amatissimo, quasi fosse una persona, che aspetto avrebbe questo specchio d'acqua se per magia dovesse assumere sembianze umane? «Un aspetto severo, ma mite. Il lago è un testimone della Storia, ha visto tutto quello che è successo, il bello e il brutto. E di volta in volta assume un ruolo diverso, qualche volta è consolatore, altre ci punisce per le nostre idiozie. Credo che se fosse una persona ci darebbe una sberla per quello che abbiamo fatto e facciamo. E poi una carezza».

Quando si parla con un artista, è lecito domandarsi cosa abbia fatto scattare la scintilla, dove riposi quel seme che costituisce il primo ricordo musicale: «Avevo un mangianastri rosso e ricordo che avevo una cassetta, ascoltavo a ripetizione L'arca di Noè di Sergio Endrigo, Lo straniero di Moustaki e anche quel pezzo di Celentano, Chi non lavora non fa l'amore». Tornando all'oggi, sono curiosa di scoprire gli ultimi dischi che ha acquistato: «Sono due, Band of Joy di Robert Plant e No better than this di John Mellencamp. Il primo è un viaggio nella tradizione blues e soul americana, con molti pezzi reinterpretati in chiave country. Il lavoro di Mellencamp e della sua band è invece una specie di operazione vintage: per registrare il disco hanno usato attrezzature risalenti agli anni Cinquanta, così il suono arriva in mono. Mellencamp e la band hanno ripercorso luoghi storici del folk e lì hanno suonato i 13 brani inediti del cd. Davvero un capolavoro».

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