Weekend Milano Mercoledì 30 giugno 2010

L'estate sui Navigli: movida sull'acqua

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Milano - Milano è una città d'acqua. Quando me l'hanno detto la prima volta, quasi non ci credevo. Ero in città da pochi mesi e mi hanno raccontato la storia dei cinque canali artificiali che servivano da vie di comunicazione e scambio merci. A ricordarci il passato a pelo d'acqua di Milano, restano solo i tratti scoperti dei Navigli Grande e Pavese, ottime soluzioni per passare una serata di inizio estate. Passeggiare al tramonto sui canali meneghini ha i suoi pregi, quando si ha fortuna c'è una leggera brezza a rinfrescare l'aria, la luce che muore brilla sull'acqua e pian piano le luci dei locali si accendono. Con essi - in realtà - anche la voracità delle zanzare, ma non roviniamo la poesia.

Mentre cammino lungo via Ascanio Sforza, si susseguono una serie di locali, bar-aperitivi, ristoranti, piano bar e gelaterie. Cosparsa di autan, pur di non rinunciare alle spalle scoperte, guardo i barconi che, ben lontani dal navigare, rollano lenti con il loro carico di milanesi accaldati, proprio come me. Cammino rallentando accanto ai soffioni, i getti di acqua nebulizzata che mai ho visto altrove, se non sotto la Madonnina.
I navigli sono per me sinonimo di estate. Certo, a guardarli oggi, il pensiero non corre a Leonardo Da Vinci, alla mitica costruzione del Duomo o alla dura vita dei barcaioli. Ben altri gli argomenti che si affacciano alla mente: il sempiterno cantiere della Darsena, la mancanza cronica di posti auto e la questione movida. In un corto circuito mentale, penso che anche i milanesi del passato devono aver fronteggiato simili diatribe. Esclusa la polemica sui parcheggi, ovviamente.

Per assumere l'aspetto che hanno oggi, i Navigli sono infatti passati attraverso innumerevoli trasformazioni architettoniche, culturali e anche sociali. Diverse le tribù umane che sono passate di qui. Quartiere di operai nei primi anni '60, diventa poi rifugio di artisti e antiquari, assumendone l'aria bohemienne. Poi la Milano da bere, a cui si deve l'invenzione dell'aperitivo (!) e in un balzo siamo ai giorni nostri. Molto è cambiato, anche l'aperitivo non ha più lo stesso nome, oggi si chiama happy hour. E questo è il suo regno. La movida è tutto intorno, da Porta Ticinese fino in fondo all'Alzaia. Ragion per cui affittare un monolocale in Corso Genova può costare più di 700 euro. Chi vive sui canali è fortunato, in un attimo è al centro del divertimento, ma paga un grosso pegno alla comodità, un obolo che si chiama isola pedonale. Ogni estate, a partire da giugno fino a metà settembre, il transito delle auto è vietato dalle 18 alle 2 del mattino. A me che passeggio senza fretta non può che far piacere, mi muovo fra i déhors dei locali e le bancarelle (molte delle quali abusive) senza l'ansia di un clacson alle spalle e mi sento quasi in vacanza. Non sono dello stesso parere i comitati dei residenti, che deplorano le decisioni della Giunta. Principali capi d'accusa: il rumore eccessivo e l'assenza di controlli sui locali.

Chi lucra, a dire il vero, c'è: per aumentare il numero delle sedute alcuni gestori piazzano i tavolini al centro della carreggiata, ostacolando il passaggio di chi non consuma, per non parlare di quando, una volta seduti, è impossibile conversare tanto è alto il volume della musica. A ben guardare, anche fra i residenti c'è chi ha messo su un bel business, affittando - a carissimo prezzo - gli appartamenti ai tiratardi rumorosi che popolano bar e ristoranti della zona. Sopravvissuta alle punture d'insetto e declinata ogni offerta relativa alle più disparate mercanzie - fiori, braccialetti, ma anche fazzoletti e peluche - sono giunta alla fine del mio percorso, la chiusa della Conchetta. Sarà per lo scrosciare allegro dell'acqua o forse perché in questo punto il viavai è meno intenso, fatto sta che, ogni volta, mi fermo qualche minuto prima di rimettermi in marcia. E, come ogni volta, non posso fare a meno di chiedermi se Leonardo avesse davvero immaginato tutto questo.

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