Concerti Milano Mercoledì 28 aprile 2010

Intervista a Missincat: gli esordi, il successo all'estero, i concerti con Amy Winehouse. E ora il primo album

Milano - Missincat, al secolo Caterina Barbieri, è tornata. Emigrata tre anni fa in Germania in cerca di successo per il suo folk-pop scintillante e minimalista, tutto cantato in inglese, l'ha trovato e ora è di nuovo in Italia per chiudere il cerchio con l'uscita del suo album di debutto Back on my feet. Nel frattempo si è tolta lo sfizio di comparire sulla copertina della bibbia dell'underground musicale tedesco Zitty Magazine e di fare da opening act a Amy Winehouse nel suo tour tedesco del 2007.

Tu sei un caso tipico di "fuga di talento" all'estero: hai vissuto e ottenuto i tuoi primi successi a Berlino, e hai già alle spalle delle tournée in Australia e Stati Uniti, mentre in Italia sei praticamente una debuttante. Raccontaci il tuo percorso.
Ho iniziato a fare musica da bambina, studiando piano e chitarra. Poi da adolescente sono passata al basso, strumento che ho suonato per tanti anni, in una band che si chiamava Le vertigini. Non ero voce solista, facevo soltanto i cori. Però scrivevo molti pezzi. A forza di scrivere, il passaggio successivo è stato pensare «quasi quasi me le canto anche». Poi magari qualcuno ti dice pure che la tua voce non è male... Ma in realtà io mi sento prima di tutto autrice, canto solo da tre anni. Per esempio è qualche giorno che non dormo la notte perché ho questa idea: mi piacerebbe rivisitare delle fiabe per bambini in chiave musicale.

La tua musica è molto "narrativa", potrebbe funzionare come colonna sonora in qualche commedia americana indipendente.

È senz'altro così. Ho cominciato a scrivere perché sentivo fortissimamente l'esigenza di raccontare le mie storie. Anzi, mi sento una privilegiata ad avere questo canale di comunicazione per esprimermi.

In questo momento il mercato musicale italiano è dominato da nomi provenienti dai talent show televisivi. Cosa pensi del fenomeno?
La televisione la vedo pochissimo, ma per le poche volte che ho visto quei programmi ti posso dire che mi sembra tutto molto plastificato, lontano da quella che è la vita del musicista. Ovvero viaggiare tutto il giorno, arrivare alle cinque dove farai il concerto la sera, mangiare qualcosa al volo, poi il soundcheck, eccetera. Quel mondo invece mi sembra molto scintillante, ma completamente diverso come abitudini. Inoltre i cantanti che escono dai talent show - un po' in tutto il mondo è la stessa cosa - mi sembrano tecnicamente molto preparati, ma freddi. Anche perché spesso sono parecchio giovani, mentre di solito ci vuole un percorso un po' più lungo per trovare la propria voce. Mi sembra tutto molto "scolastico".

Fai una musica molto poco italiana, sia come arrangiamenti che come scrittura.
In realtà io nel mio percorso di musica italiana ne ho ascoltata parecchia. Tanto per dire, conosco quasi tutte le canzoni di De Gregori a memoria, le ascolto da quando avevo 16 anni. Prima ascoltavo pure Celentano, che mi faceva sentire mio papà, e tantissimi vinili degli anni '50 e '60. Tutte queste sono sicuramente dentro di me quando scrivo. De Gregori poi si lega ad altri autori stranieri, come Leonard Cohen o Nick Drake, che mi influenzano molto. Anche se penso che il fatto di scrivere musica poco italiana dipenda soprattutto dal mio modo di cantare: per esempio non amo i vibrati (e qui simula un gorgheggio semi-operistico, ndR). Invece mi piacciono molto le strofe. Fin da piccola amavo Suzanne Vega per questo modo di cantare molto spezzettato, staccato.

Quando si parla di te è inevitabile ricordare la tua esperienza come opening act dei concerti tedeschi di Amy Winehouse, nel 2007. Cosa ricordi di quei giorni?
Beh, lei era sempre abbastanza "fuori", tra le nuvole, diciamo così. Non siamo diventate "migliori amiche" se è questo che intendi (ride, ndR), però era sempre molto gentile. Ha un talento mostruoso, tanto che vederla sul palco in certe condizioni ti faceva davvero pensare «che peccato». Hai delle qualità incredibili e nemmeno te ne accorgi, perché arrivi al punto che non sai nemmeno dove sei. Nonostante questo, nonostante cantasse tre volte la stessa strofa o non riuscisse a prendere il microfono in mano, nonostante tutto, sentivi sempre il talento, una musicalità incredibile. Se io fossi stata sul palco così ubriaca non sarei riuscita a emettere una sillaba. E lei invece cantava. Ricordo un aneddoto in particolare. Lei aveva una decina di uomini, tra musicisti e ballerini, sul palco, tutti vestiti in smoking anni '50, con le scarpe di vernice. Ecco, prima di iniziare, lei si metteva a lucidargli le scarpe.

C'è musica che va bene per rilassarsi, musica che va bene per stimolare la creatività, musica per ballare, musica da ascoltare nell'intimità, quando si fa l'amore. La tua che musica è?
La mia direi che è giusta per il risveglio... con o senza amore. Al risveglio di una domenica sarebbe ideale, per poi affrontare la giornata con calma.

E tu che musica ascolti in queste situazioni?
Al risveglio ascolto quella che un mio amico chiama musica da hippie: roba vecchia, molto solare. Quando creo invece ho bisogno di silenzio e la musica la spengo. E per l'intimità ho un disco in particolare che è l'untitled dei Sigur Ròs: ha un crescendo...

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