Concerti Milano Lunedì 2 giugno 2008

Rock FM: morte di una radio

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Milano - Rock FM è morta. E non posso neppure esprimermi col matematico Viva Rock FM. Perché ciò che ora resta di quella radio non è neppure l’ombra di quel che è stata fino alle 18 di sabato 31 maggio 2008.
Il nome, il marchio e l’archivio sopravvivono nel web e tengono in vita una fantasmatica web-radio che trasmette ancora e con impudenza i vecchi jingles. In compenso, tutto il resto è stato spazzato via. I numeri di telefono, i contatti mail, perfino l’indirizzo della sede. E, con un’ovvietà imbarazzante, anche il nome dei dj che, fino all’ultimo minuto di vita dell’emittente, ne hanno animato le frequenze.
Sabato pomeriggio ero lì, a Milano, sotto le finestre della radio, in via Locatelli.
Egoisticamente parlando, non ricordo mi fosse mai capitato di interessarmi tanto ad una causa che non mi riguardasse in maniera esclusiva.

Sono consapevole del fatto che, nella vita, esistono problematiche ben più rilevanti della chiusura di una stazione radio e che, con questo mio accanimento e con alcune delle motivazioni che esprimerò da qui in poi, rischio di rasentare il compatimento generale. Però, questa sporca faccenda mi ha permesso di capire meglio una cosa, negli ultimi mesi, che ho maturato assistendo in diretta all’agonia di Rock FM: in Italia, non esiste la possibilità di investire adeguatamente nei progetti di nicchia. Mi sento di dire che in questo Paese abbiamo la capacità di distruggere le realtà promettenti ed alternative con un imbarazzante disinteresse ed una leggerezza che dà i brividi. Preferiamo puntare sull’omologazione, sull’appiattimento culturale, sulla standardizzazione dell’offerta, in nome del puro profitto.

Rock FM appartiene per il 90% ad una società greca, l’Attica (che c’azzeccheranno, poi, i greci, mah…), mentre per il restante 10% fa capo al gruppo Monradio di Mondadori in cui spicca quel gioiello di zirconica radiofonia che è R101.
Ora, le motivazioni che hanno portato alla chiusura dell’emittente milanese vengono ricondotte ad un cavillo della scarsamente intellegibile, nonché relativamente applicata, Legge Gasparri, secondo cui non è legalmente accettabile che il medesimo editore possieda emittenti locali e nazionali. Rock FM, pur trasmettendo anche in Toscana, Liguria, parte del Veneto, qualche zona della Romagna e del Piemonte, oltre che in Lombardia, ricade nella prima categoria, mentre R101 riveste il ruolo di sorellastra bella e maritabile.
In definitiva, l’intera questione si risolve in un disinteresse esplicito nei confronti del potenziale che Rock FM possedeva al proprio interno: dati audiradio alla mano, provate a fare un confronto tra gli ascolti di questa piccola stazione con quella di alcune emittenti nazionali e, ipotizzando un numero di frequenze illimitato, immaginate cosa sarebbe accaduto se Rock FM fosse stata in grado di coprire in maniera continuativa un’area più vasta.

L’ultima settimana di programmazione di Rock FM ha dimostrato di cosa fossero capaci le persone che vi lavoravano e di cosa avrebbero potuto realizzare con i mezzi materiali ed economici adeguati. Durante gli ultimi giorni della radio, si sono svolte jam sessions, sono state ospitate decine di artisti –nazionali e non- in diretta e in differita, sono stati realizzati speciali notturni della durata di svariate ore, non si è mai allentato il contatto con gli ascoltatori. Anzi: il cordone ombelicale che unisce la Rockfamily al gruppo storico della radio si è rafforzato in maniera impressionante.
Il migliaio di fedelissimi radunatosi sabato era solo una parte dell’uditorio che scandiva le proprie giornate con il sano rock trasmesso da ben diciotto anni dalle stanze del civico 1.

Ho assistito in diretta solo all’ultima ora di programmazione, sabato, e vi confesso che mi risulta ancora difficile comprendere adeguatamente il mio stato d’animo di quei momenti: lo spirito era quello goliardico alla Animal House, con l’Ariele che, poco prima del mio arrivo, salutava la folla mostrando il deretano peloso, alternando poi gli eccessi alla sua voce rotta che annunciava per l’ultima volta Bohemian Rhapsody. Quando Marco Garavelli ha dato il proprio commiato, ecco, lì ho barcollato emotivamente.
La cover di Keep on rockin’ in the free world di Neil Young è stata l’ultimo brano trasmesso: i componenti della Rock FM All Stars Band hanno iniziato a suonarlo a cinque minuti dall’ora X e ne hanno terminato l’esecuzione in strada, insieme a noi, tra stage diving e cori da stadio, tra bambini in carrozzina e harleysti tatuati, tra scatole di Zigulì e radio portate in spalla.
Lo sguardo stanco ma determinato di Edo, la compostezza di Mox Cristadoro, la follia del Metius e la bonarietà sul viso di Maurizio Faulisi sono istantanee che voglio portarmi nella memoria, con la flebile speranza che la morte di questa radio porti alla realizzazione di un nuovo progetto altrettanto freak ed altrettanto valido.
Corna al cielo, sempre.

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