Concerti Milano Mercoledì 5 marzo 2008

I Cure a Milano, fan in delirio

Milano - Una cosa è certa: ai concerti dei Cure, almeno il 70% dei partecipanti è fan sfegatato e non ascolta altra musica dalla mattina alla sera. Temo di far parte anch'io di questa categoria, visto che mi sto recando al mio ottavo concerto del mitico gruppo inglese.
Passano gli anni, ma nulla cambia: spettatori tutti in nero, lunghe file dal mattino presto, in tantissimi ad emulare il mitico Robert Smith (cantante e leader del gruppo), chi tramite un rossetto sbavato, chi tramite il mascara, chi con capelli cotonati, chi con le sue tipiche movenze. Non c'è più un biglietto da oltre un mese, e fuori dal Palasharp di Milano i bagarini fanno affari d'oro: 120 Eu per un biglietto.
Insomma ci sono tutti i presupposti per un grande evento.

È la sera del 2 marzo, e intorno alle 9 si inizia. Il primo brano è Plainsong: si spengono tutte le luci ed intermittenze simili ad un cielo stellato, accompagnate da un boato del pubblico, introducono il gruppo. Si nota subito che per la prima volta non ci sarà alcuna tastiera: i brani saranno rivisitati in chiave maggiormente rock.
Si passa a Prayers for Rain dove Robert Smith dimostra di avere ancora voce da vendere con un acuto di quasi 15 secondi. Il concerto procede alla grande con entusiasmo sul palco e tra il pubblico; a sinistra Simon Gallup al basso e a destra Porl Thompson, rasato con tanto di kilt scozzese, allachitarra; dietro la batteria Jason Cooper.
Ecco A Night Like This, Pictures Of You e Lullaby in sequenza, prima di arrivare a Kyoto Song, grandissima chicca inaspettata. Un classico dei concerti dei Cure è l'imprevedibilità delle scalette, che variano sempre regalando di conseguenza spesso brani inattesi che mandano in vero e proprio delirio i famosi 70% di cui sopra.

Dopo alcuni brani inediti del loro prossimo album ecco un trio da urlo tratto da Kiss me Kiss me Kiss me, uno degli album meglio riusciti della band: nell'ordine Just like Heaven, If Only Tonight We Could Sleep e The Kiss. Soprattutto la seconda regala enormi emozioni, mentre la terza ha un attacco rock molto aggressivo.
Si passa di seguito ad un intermezzo piuttosto dark: abbiamo in sequenza The Baby Screams, One Hundred Years, Disintegration, At Night, M, Play For Today, A Forest, tutti brani tratti dalla celeberrima trilogia gotica dei Cure (17 seconds, Faith, Pornography). Durante questi pezzi sonorità cupe e malinconiche magistralmente suonate sono di volta in volta accompagnate da boati di gradimento del nostalgico pubblico milanese. Si passa poi a brani più allegri tra tutti Lovecats, Friday, Close To Me e Why Can't I Be You?

Dopo oltre 30 canzoni e 3 pause si pensa proprio il concerto sia finito, e invece no: il bello deve ancora arrivare. Ed ecco tre grandi chicche dal primo album: Boys Don't Cry, 10:15 Saturday Night, Killing An Arab, quest'ultima travolgente, quasi in versione metal, con un tiro da spavento: grandioso! Insomma, tre ore di concerto a questi livelli con un ritmo serrato di canzoni una dopo l'altra, una grinta e forma smagliante (da parte di tutto il gruppo e soprattutto da un Robert Smith quasi 50enne) fanno proprio pensar male di gruppi ben più giovani e viziati, che mandano tutti gli spettatodi a nanna dopo un'ora di spettacolo.

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