Concerti Milano Mercoledì 28 marzo 2007

Una 'Pocket symphony' affascina Milano

Milano - Non è vero che elettronica significa solamente tunz tunz e ritmi discutibili finalizzati a far danzare un pubblico dal confuso gusto musicale. Gli Air sono il duo francese monumento del "french touch", ovvero quello stile che fa dell'elettronica un sofisticato ed elegante strumento per interpretare la musica contemporanea. Il loro nuovo album si chiama Pocket symphony: nome bellissimo!
L’Alcatraz di Milano è al solito gremito. Alle 21.30 il duo sale sul palco, semplice e minimalista. Tastiera e chitarra: mi viene subito in mente l’altro duo per eccellenza della musica elettronica: i Pet Shop Boys, ma erano altri tempi e il loro compito, riuscitissimo, era quello di interpretare l'elettronica dance in fase melodica.

Mi ricordo con passione i Pet Shop Boys negli anni ’80, ma non hanno nulla e che vedere con gli Air - per carità – i periodi e gli stili sono assolutamente diversi. Gli Air hanno classe da vendere e soprattutto suonano sinfonie, appunto, in chiave elettronica ... (ma allora in questo schifoso panorama musicale c'è ancora qualcosa di bello da sentire!).
Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel sono immobili - forse anche un po' troppo - non hanno bisogno di scenografie, né di intrattenere il pubblico con parole o discorsi teatrali da star: suonano a testa bassa, suonano e basta.

Si inizia con alcuni brani del nuovo album. Ci vogliono almeno un paio di pezzi per scaldare l'atmosfera di una gelida Milano, ma dopo "Talisman", il primo estratto da "Moon safari" (mamma mia, che album: uno dei migliori degli ultimi vent'anni) tutto si scioglie, melodia ed elettronica, in grande stile.
Si passa poi a "Playground love", tratto dalla colonna sonora del film "Il giardino delle vergini suicide": dolcissimo e delicatissimo, luci rosa soffuse. Il pubblico, incantato, ondeggia a tempo.
Ed ecco il tormentone: è “Sexy boy”, rivisitato in versione live con chitarre decisamente più aggressive, forse tra i meno entusiasmanti per il sottoscritto ma molto apprezzato dal pubblico. Tra i pezzi storici ci sono anche "Radio number one" e "People in the city".

Luci soffuse azzurre, buio in sala ed ecco partire la chitarrina: bastano poche note e subito ho un brivido. Ma che gran pezzo è "Cherry blossom girl". Loro, come sempre, fermi immobili. Ho la pelle d'oca: quanti ricordi legati a questo pezzo, quando cresci assieme a una canzone e hai la fortuna di sentirla suonata dal vivo senti un vortice di sensazioni.
Ma per il pubblico il vero trionfo è "Don't Be Light", dove gli Air mettono da parte il loro coolness per offrire momenti ritmati meticolosamente alternati a sorprendenti stacchi aggressivi di chitarra elettrica. Il risultato è un pezzo travolgente.

Il concerto si chiude con "La femme d'argent" brano riarrangiato per questo tour. Fluido e terribilmente "viscerale", pulito e ricco nei suoni, dura una decina di minuti. È una "pocket symphony", direbbero gli Air.

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