Concerti Milano Giovedì 22 febbraio 2007

The Musical Box: in viaggio nel tempo

Milano - Teatro Diners della Luna, 20 febbraio 1974. Pardon: 2007. In fondo che differenza fa? Nessuna, a giudicare da quanto visto e sentito. Venghino, siòri, venghino: la macchina del tempo è pronta, si torna indietro in un’altra epoca, destinazione altra musica. Artefici della meraviglia una band canadese con già una bella quindicina d’anni d’esperienza di illusioni temporali indotte: The Musical Box.

I Genesis, tra il 1971 e il 1974, cambiarono volto e suono al rock. La loro musica pareva fatata e senza confini: il music hall inglese e Debussy, Stravinskij e i vittoriani. Tutto convogliava nello sprigionare un fascino ipnotico e irresistibile, cristallizzatosi nel tempo a dispetto dei decenni. E poi quegli spettacoli, i costumi e le maschere dell’istrionico Peter Gabriel, le luci, gli slide: chi ebbe la fortuna di presenziare all’epoca li riecheggiava in modo indelebile e quasi leggendario, convinto che per rivivere certe emozioni avrebbe potuto unicamente mettere ordine tra i propri polverosi ricordi. Sbagliando.

I The Musical Box, precorrendo con sana inconsapevolezza l’epoca delle tribute band, sono stati i primi ad introdurre la figura dell’interprete nel rock, scindendo il compositore dall’esecutore. Non più cover sparse o l’imitazione del guitar hero di turno, ma riproposizione accuratissima di un repertorio, addirittura coi crismi filologici: stessa strumentazione dell’epoca (cioè uguali sonorità), stesse scenografie, identica teatralità (pur sempre di quei Genesis stiamo parlando).
Il rock insomma s’è fatto classico: oggi l’abbiamo capito tutti (si fa per dire) ma all’inizio degli anni Novanta sarebbe stato impensabile.
Ovviamente vi sono differenze significative: della musica del periodo classico non possediamo registrazioni (cioè non sappiamo esattamente come Bach suonasse i suoi capolavori per organo o Mozart dirigesse il Flauto Magico). L’interprete del rock “classico”, a meno che non decida per discutibili e talvolta riusciti stravolgimenti, ha pertanto molto minor margine d’azione rispetto al suo corrispettivo colto.

The Musical Box a Milano, dicevamo. Lo spettacolo proposto è stato la tournée di Selling England by the Pound, naturalmente con identica successione di brani. Sul palco il gruppo è parso dirompente, mostrando una padronanza tecnica ed esecutiva impensabile all’epoca per gli originali. Lo si capisce sin dalle prime note: la progressione di Watcher of the Skies, il Mellotron che squarcia l’aria, Denis Gagné – novello Peter Gabriel – con il costume da pipistrello e gli occhi bordati di bistro fluorescente. Di fronte una platea stracolma (l’ennesimo sold out) e sconcertata: si riconoscono sessantenni nostalgici, donne in tailleur, giovani padri di famiglia in giacca e cravatta, ragazzini di neanche vent’anni che dimostrano un’inaudita consapevolezza di ogni nota o fraseggio; s’ascoltano molti tipi d’accento, anche straniero.

Impossibile tirare il fiato, non ce n’è il tempo: sono lacrime durante la poesia di Firth of Fifth, a riascoltare la dolcezza di Romeo e Giulietta e del vecchio indovino greco Tiresia (The Cinema Show); è tripudio quando appare la barcollante figura di Henry con sembianze da vecchio rievocato dal carillon (The Musical Box), o si celebra la lotta fra le due gang rivali per una porzione dell’East-End londinese (The Battle of Epping Forest) tra le incredibili trovate ritmiche di un Phil Collins ancora ben lungi dalla mercificazione. Il culmine sono i venti minuti del capolavoro Supper’s Ready, fino all’invocazione finale blakiana verso una nuova Gerusalemme.

È impossibile descrivere le emozioni. Chi ha amato i Genesis o non li conosce affatto si tenga pronto: a novembre i canadesi torneranno in Italia. Sarà l’ultima occasione, pare, per salire su questa stupefacente macchina del tempo: riprovevole non parteciparvi. Venghino, siòri, venghino...

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