Lunedì 29 e domenica 30 settembre 2025 alle ore 20.00 la nuova stagione del Teatro Cooperativa di Milano (via privata Hermada 8) inizia con un evento speciale: in doppia replica va in scena lo spettacolo Schiavo d'amore di Magdalena Barile, interpretato da Natascia Curci e Milutin Dapcevic con la regia di Aldo Cassano (produzione Anima Nera).
Schiavo d’amore è un’opera teatrale intensa e disturbante, un body horror che affonda le radici nel desiderio e nelle disuguaglianze sociali dell’Occidente. Un viaggio viscerale tra erotismo, potere e metamorfosi, dove l’amore non salva, ma rivela.
Liberamente ispirato a Venere in pelliccia di Leopold von Sacher Masoch, Schiavo d’amore racconta la relazione sadomasochistica consensuale tra Leopoldo, uomo bianco occidentale, e Betty, donna migrante e badante. Il loro contratto di sottomissione diventa uno spazio di libertà e trasformazione, dove l’immaginazione e la metamorfosi sabotano le disuguaglianze della società neoliberista.
Al centro della scena, due personaggi in continua trasformazione: Betty, donna migrante e badante, portatrice di una memoria fatta di povertà e resistenza. Leopoldo, uomo bianco, privilegiato, che cerca la felicità nel dolore e nell’umiliazione. Il loro incontro nasce da un contratto economico e si trasforma in un patto erotico ed esistenziale. Dopo la morte del padre di Leopoldo, Betty non è più solo una lavoratrice: diventa la sua padrona. Inizia così una relazione rovesciata, feroce, disperata, che mette a nudo le contraddizioni del mondo civilizzato. La coppia parte per la casa d’infanzia di Betty, dove la madre giace malata. In quel luogo carico di memoria, i corpi iniziano a mutare. La pelle si fa specchio, il dolore diventa linguaggio, l’amore si trasforma in rivolta.
Schiavo d’amore è un’opera che rifiuta la rappresentazione tradizionale. Utilizza l’iperbole, la deformazione, il grottesco per raccontare ciò che non può essere detto. È un invito a ripensare le relazioni, a immaginare parentele che sfuggono alla logica del sangue e del denaro. Lo spettacolo decostruisce le forme canoniche dell’intimità, interrogando e sovvertendo le strutture affettive modellate da dispositivi patriarcali e logiche capitalistiche. In opposizione alla genealogia e alla mercificazione dei legami, propone una possibilità di parentela elettiva.
Ispirato alle opere di Leopold von Sacher-Masoch (1836-1895), padre del masochismo letterario, lo spettacolo interroga il piacere, la sottomissione e la possibilità di un amore che si fa abisso.