Julia Hagen © Simon Pauly
Martedì 15 aprile 2025 alle ore 20.30 la Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (via Conservatorio 12) ospita un nuovo appuntamento della stagione della Società del Quartetto: sul palco Julia Hagen, vera e propria rising star del violoncello, in duo con il giovanissimo Lukas Sternath.
Julia Hagen e Lukas Sternath presentano un programma dedicato alle più belle opere scritte per questa formazione a cavallo dell'Ottocento in Francia e in Russia: la Sonata in re minore di Debussy, assieme alla Sonata in la maggiore di Franck per violino, nella trascrizione per violoncello e pianoforte, da una parte e, dall’altra, la Sonata in sol minore op. 19 di Rachmaninov. Un programma cameristico per un duo fra i più canonici - violoncello e pianoforte - senza includere un'opera dell'Ottocento di area germanica, evitando i pilastri da Beethoven a Brahms è una sfida intrigante, che la maestria esibita da questi giovani artisti permette loro di vincere, guidandoci verso orizzonti meno esplorati.
Il viaggio inizia con Claude de France e la sua iridescente e lirica Sonata in re minore per violoncello e pianoforte, L 135, un capolavoro intriso di simbolismo e malinconia. Claude Debussy concepì questa sonata nel 1915, in un periodo di sofferenza fisica e morale, acuita dal progredire della sua condizione oncologica, oltre che dall’avanzare della Prima Guerra Mondiale. L'opera, parte di un ciclo di sei sonate (di cui solo tre furono completate), rivela un linguaggio armonico innovativo che, attraverso l’uso di scale pentatoniche e modali, si distacca dalla tonalità. Le sue linee e forma neoclassiche riflettono, inequivocabili, i caratteri della chiarezza e perspicuità che hanno sempre contraddistinto i più genuini prodotti del genio francese.
Ci si immerge quindi, a ritroso, nel ricco universo emotivo di César Franck, con la sua Sonata in la maggiore M. 8, scritta nel 1886, originariamente per violino e pianoforte, e qui proposta nella trascrizione per violoncello di Jules Delsart. Franck, organista e compositore belga naturalizzato francese, figura di transizione tra il romanticismo e il modernismo, concepisce un'opera di grande respiro, caratterizzata da una struttura ciclica e da un linguaggio armonico ricco e cromatico. L’opera è emblematica dell’affermazione del compositore, avvenuta solo in tarda età, quale paladino del rilancio della musica francese; una fioritura tardiva, che contribuiva inconsapevolmente a creare le premesse per la rivoluzione nella musica strumentale francese di cui Debussy sarebbe diventato tra i fautori più decisivi, solo pochi decenni dopo.
Si giunge infine in Russia in un’epoca intermedia tra le due opere, ma in pieno clima romantico, con la Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte op. 19 di Sergej Rachmaninov, composta nel 1901; un'opera di grande passione e virtuosismo, che mette in risalto le potenzialità espressive di entrambi gli strumenti, toccando tutte le aree della “tavolozza”: dall’intimismo lirico dei temi solistici di grande efficacia melodica, all’impeto e alla concitazione emotiva dei riepiloghi, delle chiuse e dei finali, sempre di grande effetto.