Dal 24 gennaio al 6 febbraio 2025 è aperta al pubblico presso la Casa degli Artisti di Milano (corso Garibaldi 89a) la mostra Fernweh - /ˈfɛɾnˌveː/ - II Atto di Friedrich Andreoni e Roberto Casti, a cura di Caterina Angelucci e Andrea Elia Zanini.
Dopo il successo della prima tappa a Berlino, questa mostra rappresenta un dialogo sui temi della paralisi collettiva e del desiderio di fuga, esplorati attraverso installazioni sonore, sculture e performance. Un’indagine sul bisogno umano di rifugiarsi in luoghi ideali, reali o immateriali, che trova ispirazione tanto nella modernità di James Joyce quanto nella frenesia contemporanea delle metropoli.
In un contesto sociale che per alcuni aspetti ricorda la Dublino raccontata da James Joyce nel 1914 in Dubliners, i personaggi dei quindici racconti tornano attuali. Ogni vicenda, infatti, presenta due costanti narrative: la paralisi collettiva, indotta dalla politica e dalla religione del tempo, e l’idea di fuga, come conseguenza di una rinnovata consapevolezza. In particolare, in Eveline l’epifania è indotta dal suono di un organetto: la protagonista sceglie di fuggire da Dublino per ricominciare la sua vita a Buenos Aires ma, presa la decisione, la paura e i rimorsi la trattengono in Irlanda, lasciando così la speranza di una desiderata felicità, che si allontana nella personalizzazione di Frank su una nave diretta in Sud America.
Friedrich Andreoni e Roberto Casti sono stati invitati a riflettere sulle tematiche affrontate dal romanzo in relazione al contesto in cui vivono, rispettivamente Berlino e Milano. Comparando i racconti del romanzo di Joyce alla situazione contemporanea, emergono degli elementi speculari: la sensazione di vuoto, la paralisi collettiva e il desiderio di fuga. Attraverso installazioni sonore, sculture e performance, gli artisti indagano la necessità di raggiungere un luogo, materiale o immateriale, che consenta di astrarsi dalla frenesia e dal vuoto del vissuto, un rifugio dalle pressioni imposte dal contesto sociale della metropoli. Non necessariamente una meta fisica ma anche una suggestione, una persona, un luogo ideale, una lettura o un suono che permetta, a colui che Stendhal definirebbe privilegiato, di chiudere gli occhi ed essere trasportato ovunque lo desideri.
Da qui la scelta del titolo: fernweh, dal tedesco fern, lontano, e weh, nostalgia. Non direttamente traducibile in altre lingue, assume il significato di vuoto che si prova nell’essere intrappolati nella quotidianità e di conseguenza nostalgia di un posto lontano ideale o reale, conosciuto o da scoprire.
L'inaugurazione è fissata alle ore 18.00 di giovedì 23 gennaio 2025, con performance di Roberto Casti. La mostra è poi visitabile fino a giovedì 6 febbraio 2025, a ingresso gratuito dal martedì alla domenica in orario 12.30-19.00. Ulteriori informazioni via email.