© Julien Mignot
Martedì 21 gennaio 2025 alle ore 20.30 presso la Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (via Conservatorio 12) la stagione della Società del Quartetto prosegue con il concerto del Quartetto Ebène.
Composto da Pierre Colombet (violino), Gabriel Le Magadure (violino), Marie Chilemme (viola) e Yuya Okamoto (violoncello), il Quartetto Ebène propone una performance che gioca, come sempre, in equilibrio tra musicalità e sensualità, prendendo le mosse dal Quartetto in Si bemolle maggiore op. 76 n. 4 di Franz Joseph Haydn. Composto nel 1797, è parte della sua ultima serie di quartetti, scritta in un periodo di piena maturità artistica. Soprannominato L'aurora per il carattere luminoso del primo tema del suo primo movimento, che sembra evocare il sorgere de sole, denota la capacità di Haydn di fondere l’esperienza sinfonica e quella cameristica, di innovare restando ancorato alla tradizione. La composizione è caratterizzata da un raffinato equilibrio tra innovazione formale e tradizione, e mostra un linguaggio musicale che ha influenzato profondamente lo sviluppo del quartetto d’archi successivo, a partire da Mozart e da Beethoven.
I Tre Divertimenti per Quartetto d’Archi di Benjamin Britten (1936) sono frutto del primo periodo creativo del compositore, già affermato per la sua perizia tecnica, che qui riserva al quartetto d’archi un trattamento musicale straordinariamente dinamico e inventivo. Inizialmente parte di una suite concepita come una serie di ritratti di compagni di scuola e intitolata Go play, boy, play!, i pezzi rivelano l’ingegno del giovane Britten, con un linguaggio che fonde tonalità tradizionali e tratti modernisti, riflettendo la vivacità del panorama musicale britannico del XX secolo.
Il concerto si chiude con il Quartetto op. 130 con la Grande fuga op. 133 di Ludwig Van Beethoven, in un’ideale tappa ex post del progetto Beethoven around the world, che prevedeva l’esecuzione da parte dell’Ébène dell’integrale quartettistica beethoveniana in tutto il mondo, culminata nel 2020 alla Carnegie Hall di New York. Composto tra il 1825 e il 1826, l’op.130 è una delle più rivoluzionarie della musica occidentale. Scritta durante gli ultimi anni di vita, in un periodo segnato dalla sordità, dalla solitudine e dalla conseguente profonda crisi personale del compositore, l’opera esprime il radicalismo del tardo stile beethoveniano, alimentato da una continua tensione interiore, da un’inesorabile spinta alla ricerca di nuovi orizzonti musicali e una sconcertante capacità di sperimentazione. La Grande fuga, originariamente parte del quartetto, fu pubblicata separatamente a causa della sua complessità e della difficoltà di ricezione da parte del pubblico contemporaneo. Presenta un’intensa esplorazione della forma fugata che esprime una straordinaria potenza drammatica, costruita su un tema di quattro note che viene ripetuto e sviluppato in modo da sovrapporre più linee melodiche in una tensione incessante. La sua forma circolare e l’incrocio delle voci crea una rete sonora che suggerisce la lotta, la confusione e il caos. Si tratta di un brano che stravolge ogni idea di risoluzione e conclusione, portando la composizione verso un’esperienza sonora che si rinnova in continuazione senza mai arrivare ad un finale convenzionale.
Nelle ultime due decadi il Quartetto Ébène ha stabilito nuovi standard esecutivi, rendendo il repertorio per quartetto accessibile in nuove modalità che vanno oltre la perfezione e cercando costantemente un interscambio diretto con il pubblico. Dopo aver studiato con il Quartetto Ysaÿe a Parigi oltre che con Gábor Takács, Eberhard Feltz e György Kurtág, il Quartetto Ébène è stato protagonista di un successo senza precedenti al Concorso Musicale Ard nel 2004. Ciò ha segnato l’inizio della sua ascesa, culminata con numerosi altri premi e riconoscimenti.