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Milano, 17/10/2015.
Tutto parte da qui, con una scossa tellurica che ha imposto un paradigma a tutto ciò che è stato occupazione, autogestione, cultura e sottocultura della Milano all’ombra dei grattacieli. Sabato 17 e domenica 18 ottobre il Leoncavallo festeggia il suo quarantesimo compleanno con nuovi e vecchi amici, inaugurando una nuova era partendo dalle memorie di ciò che è stato, costruendo nuove culture sulle macerie di quelle distrutte. Un semplice elenco di ciò che il Leoncavallo ha organizzato e difeso per anni non sarebbe sufficiente a dipingere l’immagine del centro sociale per eccellenza, uno dei più evoluti nonché dei più longevi del panorama italiano.
Il centro sociale Leoncavallo nacque il 18 ottobre 1975, quando comitati di quartiere i cui responsabili appartenevano ai gruppi di Avanguardia Operaia, Lotta Continua e Movimento Lavoratori per il Socialismo, entrarono nei magazzini abbandonati di alcune fabbriche nel quartiere Casoretto e lo trasformarono nell’officina rivoluzionaria e antifascista più imponente di Milano. Situtato appunto in via Leoncavallo, il centro sociale si profilò come una realtà di importanza cittadina ma fortemente radicato nel quartiere, in particolare all'ampia componente operaia di questo.
La periferia nord-est di Milano era infatti sede di moltissime fabbriche e veniva considerata una estensione cittadina dell'area di Sesto San Giovanni definita la Stalingrado d'Italia. Un certo grado di dialogo con le istituzioni si venne a creare, in particolare con le realtà del quartiere e con esponenti del Psi. Durante questi anni di gioia e di piombo, molte furono le attività portate in cantiere: non solo laboratori artistici e concerti ma anche operazioni di rilevanza sociale come l’istituzione femminista della Casa delle Donne e le scuole serali che permisero a numerosi operai di ottenere la licenza media.
Verso la fine degli anni Settanta nelle periferie nord di Milano si fece sempre più grave e opprimente il problema dell’eroina, e furono di conseguenza organizzate ronde anti-spaccio che costarono la vita ai militanti Fausto e Iaio, a causa delle indagini che stavano eroicamente portando avanti.
Con l’inasprirsi delle lotte armate nei primi anni Ottanta il movimento si fece sempre più frammentato e gli occupanti originari videro dimezzarsi il proprio numero, tentando di mantenere una linea che fosse rivoluzionaria e non-violenta, partecipativa e non-esclusiva.
Nel 1994 finì l’occupazione di via Leoncavallo e, dopo una sosta di passaggio di sei mesi in via Salomone, il centro si spostò in via Watteau, cambiando decisamente aspetto: nonostante sia rimasto fedele alla linea, ora ha inglobato realtà punk, dark, industrial e psichedeliche che non hanno più quel contatto diretto e naturale con i temi della politica rivoluzionaria.
Il nuovo spazio, ampio 4000 mq al coperto, più cortili, spazi verdi e sotterranei, venne strutturato come un piccolo quartiere, con una piazza centrale sempre aperta e le varie strutture attorno. Da quel giorno sono continuate, in una dialettica eterna, le perquisizioni e i mandati di sfratto a cui tuttavia il Leoncavallo, diventato nel 2001 S.p.a (Spazio pubblico autogestito), oppone una resistenza passiva culturale: divengono quindi centrali nell'attività politica temi quali il reddito di cittadinanza, l'antiproibizionismo, la contestazione del precariato e la critica alla criminalizzazione dei migranti ed alla loro detenzione nei centri di permanenza temporanea.
Il passaggio da centro sociale a spazio pubblico autogestito dimostra una certa apertura alle trattative con il Comune e con la famiglia Cabassi, detentrice dello stabile in via Watteau, che probabilmente arriverà ad una definizione di una quota d’affitto annua per restare in loco.
La rivoluzione del Leoncavallo ha scosso tutti i campi della cultura e ha coinvolto artisti di tutto il mondo, nomi che vanno dagli Avion Travel ai Subsonica, 99 Posse e Afrika Bambaata, Pendulum e molti altri. Questo weekend il quarantesimo compleanno vedrà salire sul palco Africa Unite, Dj Skizo, Vito War e Junior Sprea in data sabato 17 ottobre, al solito prezzo popolare di 5 euro. Un'occasione unica per festeggiare il papà di tutti i centri sociali, nonchè l’unico quartiere dove la terra trema senza distruggere i suoi frutti
Di Lorenzo Barberis