Marie De Villepin © Ivi Roberg
Dal 18 giugno all'11 luglio 2026 la mostra White Noise di Marie De Villepin segna l'inizio di un nuovo capitolo per la galleria Villepin a Milano, che inaugura il programma curatoriale a lungo termine articolato attraverso una serie di esposizioni nella chiesa sconsacrata di San Vittore e 40 Martiri (viale Lucania 18, Milano).
Il white noise è ciò che rimane quando ogni voce parla al tempo stesso. Tra le pareti scolorite di San Vittore, i dipinti di Marie de Villepin emergono come trasmissioni instabili sospese tra sparizione e persistenza. Sono frammenti, immagini residue, frequenze emotive che persistono a lungo dopo che il segnale originale si è spento. Distaccata dalla sua funzione sacra, la chiesa rimane abitata dall'erosione, dal silenzio e dalla memoria. La mostra non tenta di restituire il sacro, ma di esplorare ciò che sopravvive al crollo: tracce di istinto, emozione e presenza umana che resistono alla cancellazione.
Tele monumentali si dispiegano nello spazio come paesaggi emotivi instabili, oscillando tra apparizione e sparizione. Fumo, cenere, grotte spettrali, atmosfere bruciate e forme che si dissolvono ricorrono attraverso i lavori. Nulla si sedimenta pienamente in una narrazione. Le immagini emergono solo per scomparire di nuovo. New York abita questi dipinti come una frequenza nascosta. Marie De Villepin vi ha vissuto per più di un decennio, e la città ha lasciato tracce profonde nel suo linguaggio visivo: non semplicemente attraverso la sua architettura, ma attraverso il suo suono. Sirene che tagliano la notte, la percussione metallica delle banchine della metropolitana, il ronzio elettrico di deli e lavanderie alle tre di mattina, frammenti di conversazioni che si dissolvono nel rumore del traffico, elicotteri che sorvolano l'Hudson, il jazz che sfugge attraverso porte socchiuse nel Lower East Side, il fruscio del caldo estivo che sale tra i palazzi.
New York non tace mai: respira attraverso la saturazione. Quella densità ha profondamente modellato il suo rapporto con la pittura. Le sue tele funzionano come paesaggi sonori urbani tradotti in colore, gesto e movimento: strati di interruzioni, accelerazioni e collisioni tra solitudine ed energia collettiva. Si percepisce il fantasma degli studi di prova del downtown, le corse notturne attraverso Manhattan dopo la pioggia, la grana dei vecchi schermi cinematografici, la violenza e la tenerezza di una città perennemente sull'orlo del sovraccarico. In White Noise, New York riappare non come un luogo da raffigurare, ma come un'atmosfera, un clima psichico, un impulso inquieto che scorre sotto i dipinti.
Attingendo alla sua pratica parallela di musicista e pittrice, Marie si avvicina alla pittura attraverso il ritmo, la ripetizione e la variazione tonale. Il suono struttura le opere tanto quanto l'immagine. I dipinti non sono solo pensati per essere visti, ma quasi per essere ascoltati.
La mostra è visitabile a ingresso libero dal martedì al sabato in orario 10.00-18.00; ulteriori informazioni via email.