Mario Convertino progettista dell’immaginario, mostra

Mario Convertino con mano cyborg © Guido Harari Mario Convertino con mano cyborg © Guido Harari
Fabbrica del Vapore Cerca sulla mappa
DA Sabato16Maggio2026
A Domenica14Giugno2026

Nel trentesimo anniversario dalla scomparsa del designer e grafico Mario Convertino, l’Atelier Ex-Cisterne della Fabbrica del Vapore di Milano (via Procaccini 4) ospita, dal 16 maggio al 14 giugno 2026, la mostra Mario Convertino progettista dell’immaginario: un omaggio a una figura centrale dell’arte, della comunicazione e della cultura che restituisce al presente anche il racconto di una Milano creativa, sperimentale e internazionale, capace di anticipare molte delle trasformazioni visive e dei linguaggi della contemporaneità.

L'esposizione, a cura di Convertino & Designers con la collaborazione di Re Nudo - che introduce la terza edizione del Festival di Re Nudo Le Notti dell'Underground, alla Fabbrica del Vapore da giovedì 11 a domenica 14 giugno 2026 - include opere che spaziano dalla video-arte alle copertine di 33 giri che hanno fatto la storia della musica e della grafica, dalle fotografie ai disegni, da bozzetti grafici alle sculture e alle copertine di Re Nudo. Tra molteplici esperienze di Mario Convertino si annovera infatti quella con la rivista Re Nudo, organo di controcultura e sperimentazione editoriale che ha rappresentato un laboratorio privilegiato per la ricerca visiva e comunicativa.

La figura di Mario Convertino occupa una posizione di rilievo della storia della grafica e della cultura visiva italiana del secondo Novecento: attivo tra la seconda metà degli anni Settanta ai primi anni Novanta, è stato protagonista di un processo di trasformazione profondo dei linguaggi della comunicazione visiva, contribuendo a ridefinire il rapporto tra musica, arti visive, televisione e grafica editoriale. La sua opera ha saputo incidere con forza sull’immaginario di un’epoca e lascia ancora oggi tracce significative nella memoria collettiva.

Il nucleo più noto e riconoscibile della sua produzione è costituito dalle copertine discografiche: Convertino ha collaborato con alcuni dei più importanti artisti della scena musicale italiana, da Lucio Battisti a Franco Battiato, da Pino Daniele a Eugenio Finardi, da Gianna Nannini ad Angelo Branduardi, da Zucchero alla Pfm, e poi Krisma, Pooh, Ivan Graziani e Antonello Venditti, solo per citarne alcuni. Le sue copertine, tutt’altro che semplici supporti illustrativi, si configurano come veri e propri dispositivi di mediazione culturale, condensando visivamente le tensioni creative della musica, interpretano la personalità degli artisti, offrono chiavi di lettura visiva dei suoni e delle parole. In questo senso, Convertino ha contribuito a ridefinire la funzione stessa della cover art, che da superficie ornamentale diviene parte integrante del progetto artistico complessivo.

La mostra milanese intende restituire la complessità della sua figura: non solo graphic designer di talento, ma progettista dell’immaginario, capace di attraversare con lucidità e libertà discipline diverse, anticipando fenomeni che avrebbero trovato pieno sviluppo negli anni successivi. La sua eredità, oggi, non si misura soltanto nei singoli oggetti grafici o visivi, ma nella capacità di aver introdotto un nuovo modo di intendere la comunicazione come luogo di incontro tra arti, linguaggi e culture.

La sua ricerca, tuttavia, non si esaurisce nel campo musicale. Mario Convertino ha esteso il proprio approccio progettuale a una molteplicità di ambiti: la fotografia, la pubblicità, la grafica editoriale, la videografica e perfino la scultura. L’interesse per i linguaggi ibridi e per la contaminazione tra media si ritrova anche nella sua esperienza televisiva, in particolare con Mister Fantasy. La trasmissione, che si impose rapidamente come un cult nel panorama nazionale, non solo introdusse il linguaggio del videoclip in Italia, ma sperimentò una nuova forma di progettazione dell’immagine televisiva. Convertino ebbe un ruolo centrale in questo processo, applicando soluzioni grafiche e segni visivi che contribuirono a ridefinire la grammatica stessa della televisione musicale e aprirono la strada a una riflessione più ampia sull’estetica dei media.

Determinante nel suo percorso di formazione fu il contesto culturale milanese. Milano, tra gli anni Settanta e Ottanta, era un centro di straordinario fermento creativo, in cui si intrecciavano le esperienze dell’editoria, del design, della moda, della pubblicità e delle arti visive. In questo scenario trovò interlocutori e compagni di ricerca come Elio Fiorucci, Gianni Sassi, Guido Harari, Cesare Monti, Roberto Masotti, Ilvio Gallo, Bob Noorda, Albe Steiner, Italo Lupi e Bruno Munari: con quest’ultimo, in particolare, condivise un approccio ironico e ludico al progetto grafico, inteso non solo come disciplina tecnica ma come campo di sperimentazione e di libertà creativa.

Osservando oggi l’opera di Convertino, emerge la sua funzione di anticipatore. Nei suoi lavori si riflette l’onda lunga di rinnovamento culturale che ha caratterizzato il passaggio da quelli definiti come Anni di Piombo a quelli della cosiddetta Milano da bere: un periodo in cui le arti visive e la musica divennero strumenti privilegiati di ridefinizione identitaria, di apertura internazionale e di sperimentazione linguistica. La sua produzione, per ampiezza e varietà, testimonia una visione integrata dei linguaggi visivi e sonori, in cui l’immagine non è accessoria ma strutturale, parte essenziale di una progettualità culturale più ampia.

L'inaugurazione è fissata per le ore 18.00 di sabato 19 maggio. La mosstra è poi visitabile fino a domenica 14 giugno nei seguenti orari di apertura: 14.30-19.00 da mercoledì a venerdì; 11.00-20.00 sabato e domenica (lunedì e martedì chiuso). L'ingresso è libero e gratuito,

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