Giovedì 2 luglio 2026 alle ore 21.30 all'Arena del Martinitt di Milano va in scena lo spettacolo Marcinelle: storia di minatori dedicato a una delle pagine più dolorose della storia dell'emigrazione italiana: la tragedia mineraria dell'8 agosto 1956 di Bois du Cazier, a Marcinelle, nel Belgio meridionale, di cui ricorrono i 70 anni.
Quel giorno 262 minatori morirono a causa di un incendio e dei fumi tossici: tra le vittime, 136 erano lavoratori italiani immigrati in Belgio grazie a un accordo tra il governo italiano e quello belga. Interpretato da Ariele Vincenti, Francesco Cassibba, Vincenzo Tosetto, Sarah Nicolucci e Giacomo Rasetti, lo spettacolo ripercorre minuziosamente la cronologia temporale di 4 minatori: dalla partenza dai propri paesi d’origine, alla morte nella miniera di Marcinelle.
Quando i minatori partivano, le piccole stazioni dei loro paesi si riempivano di mamme, fidanzate, amici e parenti che li salutavano. C’era hi era felice per loro, come amici o conoscenti e c’era chi invece si disperava, come le mamme e le fidanzate. Con le valigie di cartone i minatori viaggiarono in treno fino a Marcinelle. Gli erano state assicurate 28 ore di viaggio. In realtà furono 5 giorni in condizioni disumane a livello logistico e sanitario. Il primo impatto con Marcinelle non fu dei più positivi. Gli alloggi che gli erano stati promessi, caldi e confortevoli erano al contrario scomodi e freddi. Le loro stanze si trovavano all’interno di ex campi di concentramento che i Tedeschi usavano durante la Seconda guerra mondiale. Disumane le loro condizioni di lavoro: turni lunghi e faticosi, i pagamenti a cottimo; più carbone recuperavano, più la paga si alzava. I pasti erano scarsi. Se qualcuno chiedeva spiegazione di quelle condizioni ad un superiore, veniva aspramente criticato e minacciato.
Nella miniera, il loro lavoro a mille metri di profondità era estenuante: per ore stavano sdraiati in piccole gallerie chiamate mine alte mezzo metro. Scavavano con uno scalpello percosso da un martello di ferro o con il Motor Pique, un piccolo martello pneumatico dell’epoca in dotazione ai minatori. Lo spettacolo racconta anche come passavano il tempo libero. Un giorno andarono a Liegi per seguire l’arrivo vincente di Fausto Coppi e scoprirono che nei bar era vietato l’ingresso agli italiani. Da una partita a scopa alle telefonate a casa fino al momento della tragedia: quanto i minatori smisero di parlare.