Fescaaal 2026: Festival del Cinema Africano d'Asia e America Latina

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DA Venerdì20Marzo2026
A Domenica29Marzo2026
Evento terminato

Dal 20 al 29 marzo 2026 si svolge a Milano la trentacinquesima edizione del Festival del Cinema Africano d'Asia e America Latina (Fescaaal): 10 giorni di proiezioni, 47 film di cui 23 prime italiane, una prima europea e una prima mondiale, oltre a incontri con gli autori ed eventi speciali sul cinema e le culture dei 3 continenti.

Prodotto da Coe Ets e Fondazione Terre des Hommes Italia Ets, il festival si svolge nei seguenti luoghi di Milano: Cinema Godard della Fondazione Prada (largo Isarco 2), Cineteca Milano Arlecchino (via San Pietro all'Orto 9), Cineteca Milano Mic (viale Fulvio Testi 121) e Auditorium San Fedele (via Hoepli 3b) e non solo. Una selezione di 37 film della programmazione cinematografica è inoltre disponibile online su Mymovies.it, offrendo al pubblico un’esperienza accessibile in tutta Italia. 
 
Ad anticipare l’inizio del Fescaaal 2026, giovedì 19 marzo nella Sala Conferenze di Palazzo Reale è l'evento Un occhio all’America Latina, con la proiezione (a inviti) del documentario Chilometri 1696: Gasducto del Sur di Valentino Orsini (1966), appartenente all'archivio storico di Eni, seguita da un talk.
 
La programmazione cinematografica prende ufficialmente il via venerdì 20 marzo con la serata inaugurale e la proiezione in anteprima italiana di No Good Men al Cinema Godard della Fondazione Prada, alla presenza della regista Shahrbanoo Sadat. Il film è stato recentemente presentato in anteprima mondiale come opening film della 76a Berlinale e sarà distribuito in sala da Be Water Film. Con il suo mix tra commedia romantica e critica sociale e una prospettiva femminile radicata nella realtà afghana, Shahrbanoo Sadat conferma la forza di uno sguardo cinematografico tra i più originali del panorama contemporaneo. 

Il palinsesto del festival è articolato in 6 sezioni: il concorso lungometraggi Finestre sul Mondo (fiction e documentari); il concorso Cortometraggi Africani, il concorso Extr'A riservato a film italiani che si confrontano con altre culture; la sezione Flash con anteprime e film evento; la sezione Fuoriconcorso; Omaggio a Shahrbanoo Sadat.

Il concorso lungometraggi Finestre sul Mondo propone un’accurata selezione di 10 film in anteprima italiana selezionati tra le recenti produzioni di fiction e documentari provenienti dai 3 continenti. Dal concorso Un Certain Regard di Cannes 2025 arrivano ben cinque film in prima italiana: il film di apertura a Cannes, Promis le ciel di Erige Sehiri, vincitore al Marrakesh International Film Festival, che racconta l’odio crescente in Tunisia verso gli immigrati africani e la resilienza di tre straordinari personaggi femminili (tra le interpreti la star Aïssa Maïga); Un poeta del regista colombiano Simón Mesa Soto - già vincitore al Fescaaal 2022 con il film Amparo - è una riflessione sulla solitudine dell’artista, sul talento e sulla purezza della poesia autentica; Laundry, opera prima della sudafricana Zamo Mkhwanazi, narra la storia di un giovane aspirante musicista e della sua famiglia, che tenta faticosamente di gestire un’attività in proprio durante l’epoca dell’apartheid; Aisha Can’t Fly Away, esordio dell’egiziano Morad Mostafa, è un thriller urbano girato nel cuore del Cairo, in cui una badante sudanese è ricattata da un racket locale; Homebound di Neeraj Ghaywan, di cui Martin Scorsese è produttore esecutivo e mentore, segue il percorso di due amici d’infanzia nel delicato passaggio verso il mondo del lavoro, una storia di fratellanza e di lotta contro le barriere sociali.

Dalla Berlinale 2026 arrivano due primizie: Ghost School della regista pakistana Seemab Gul, coming of age di una bambina alla ricerca della verità sulla chiusura della sua scuola stregata; e dall’Egitto l’opera seconda di Mohammed Hammad, Safe Exit, thriller psicologico incentrato sul personaggio di Samaan, giovane custode di un palazzo, la cui vita è segnata dalla violenza religiosa. Dalle montagne del Sikkim arriva un’altra intensa voce femminile di questa selezione: Shape of Momo di Tribeny Rai, ritratto delicato e potente di una giovane che sceglie di non piegarsi alle convenzioni. Dal Toronto International Film Festival viene presentato un film in lingua quechua, La hija cóndor di Álvaro Olmos Torrico, ambientato negli spettacolari paesaggi delle Ande boliviane, che racconta la storia di Clara, una giovane dalla voce straordinaria, divisa tra l’attaccamento alle proprie radici e il sogno di diventare cantante in città. Ancora dall’America Latina arriva La reserva, film messicano di Pablo Pérez Lombardini, che intreccia dimensione intima e politica in una storia di resistenza ambientale e umana, con un forte personaggio, Julia, ranger di una riserva minacciata dal disboscamento illegale. 

Il concorso Cortometraggi Africani presenta una selezione dei migliori corti di finzione e documentari realizzati da registe e registi provenienti da tutto il continente africano e dalla diaspora. La sezione nasce con l’obiettivo di sostenere i giovani autori ai loro primi passi nel cinema e di offrire uno sguardo sulle nuove tendenze, i linguaggi emergenti e le più interessanti sperimentazioni del cinema africano contemporaneo. La sezione competitiva conta 10 cortometraggi, di cui 6 anteprime italiane, 1 europea e 1 internazionale. Dal Sundance 2026 il cortometraggio d’animazione The Bird’s Placebo del tunisino Rami Jarboui, racconto simbolico di un giovane rimasto invalido durante una traversata che si reincarna in un uccello magico. Dal Festival dei corti di Clermont-Ferrand 2026 ben quattro titoli: il vincitore del Grand Prix, Coeur bleu di Samuel Suffren, ritratto di attesa e resistenza quotidiana nella Haiti contemporanea; Vultures del sudafricano Dian Weys, parabola brutale e claustrofobica sulla società sudafricana, vincitore dell’UniFrance Grand Prize a Cannes 2025; Zizou di Khaled Moeit, storia di bullismo ambientata nella periferia di una città egiziana; Soleil pâle di Adrian Moyse Dullin e Jawahine Zentar, che affronta con delicatezza una relazione padre-figlio segnata dalla malattia. Dal Festival di Toronto, Bam Bam di Tolulope Itegboje (Nigeria), dove un adolescente timido e inquieto si confida con l’intelligenza artificiale. Premiato al Cinemed di Montpellier 2025, Mme Faiza & Dr. Love della tunisina Anissa Daoud è una commedia agrodolce sulle vicissitudini di una badante che si emancipa diventando sex therapist. Premiato alla Berlinale 2025, Ne réveillez pas l’enfant qui dort del senegalese Kevin Aubert racconta la catarsi di una giovane donna come forma di rivolta. Dal Festival di Rotterdam 2026, Submergido di Ariel Añez (Mozambico) esplora il legame profondo tra un padre e un figlio separati dalla guerra. Dal Marocco un altro film a regia femminile, Paradise Garden di Sonia Terrab, sulla lotta per i propri diritti di una donna cacciata con il figlio da una baraccopoli. 

Il concorso Extr'A è dedicato ai film di registi italiani (o residenti in Italia): i 16 film selezionati - opere diverse per linguaggi e formati, che spaziano dal lungometraggio al cortometraggio, dal documentario alla finzione, dal racconto intimo a quello politico: tutte anteprime milanesi e 3 prime italiane - restituiscono uno sguardo plurale e contemporaneo sull’Italia e sui suoi legami con Africa, Asia e America Latina. Tra i titoli selezionati: la prima italiana di Pavilhão di Victoria Fiore, in cui una giovane ragazza di una favela guida lo spettatore alla scoperta delle radici afrobrasiliane della samba. Tra i lungometraggi: il racconto intimo di Salvatore Allocca in Residence Hammamet: il Maktub secondo mia madre che si confronta con la madre che vive una seconda giovinezza nella località di mare tunisina; Federico Ferrone e Michele Manzolini in I fratelli Segreto riflettono sull’emigrazione italiana di fine ’800 con la storia di tre fratelli divenuti, da piccoli criminali, re della notte carioca e primi cineasti della storia del Brasile; dal Cile, Ni primera ni dama di Barbara Cupisti ritrae una donna d’eccezione, Irina Karamanos, la prima First Lady a rinunciare al  ruolo rifiutando di essere solo una figura simbolica; un’altra regia al femminile, Waithood di Paola Piscitelli, racconta la storia di Mauro, un ragazzo di  Napoli, e il suo viaggio a ritroso nel paese della sua infanzia, Capo Verde. La selezione presenta anche tre film di giovani talenti italo-africani: il lungometraggio Lievete da annanze 'o sole di Halim Mohammed e i cortometraggi On rougit d’abord de son crime, puis on s’y habitue di Mariam Al Ferjani (in prima nazionale) e Festa in famiglia di Nadir Taji: quest’ultimo è rientrato nella short list dei David di Donatello insieme a un altro corto del concorso, Astronauta di Giorgio Giampà. Da un laboratorio condotto da Pedro Costa in Messico, dal titolo Into the dark, into the light, sono stati selezionati due corti che si muovono su un terreno sperimentale ed emotivo: El conejo lunar di Giuseppe De Lauri e De donde vienes, Silencio di Niccolò Donatini. Sempre dall’America Latina, da Cuba, il corto in prima italiana di Nathan De Paz Habib, Primer encuentro, sull’incontro carico di tensioni emotive tra un padre e un figlio ormai troppo distanti. Dalla Naba di Milano arriva Eden della giovane regista di origine dominicana Lisaly Martinez, che dipinge il ritratto di un gruppo di ragazzi di origine maghrebina nella periferia milanese; un ironico e inquietante nail shop cinese è protagonista in Emy Nails di Camilla Carè, mentre la ricerca di un equilibrio personale tra il radicamento culturale e la scoperta dell’altro di un giovane maghrebino a Parigi è al centro di Wallah di Ida Pellegrino. Infine, La femme qui marche di Francesco Clerici e Khaoula Matri, raccoglie le testimonianze di donne segnate da abusi e violenze lungo il doloroso percorso migratorio dall’Africa all’Europa. 

La sezione Flash raccoglie i film/evento del festival: anteprime italiane di rilievo che presentano le opere recenti di registi affermati, film acclamati dalla critica o premiati nei maggiori festival internazionali. Tra i titoli in programma l’anteprima italiana della nuova opera di Alain Gomis, regista da sempre legato al festival: Dao, recentemente presentato in concorso alla Berlinale (segue un talk con l’autore). Cineasta franco-senegalese, autore di Aujourd’hui (2013) e di Félicité (Gran Premio della Giuria alla Festival di Berlino 2017), con Dao Gomis firma un’opera personale e toccante che fonde documentario e finzione per raccontare la storia e il patrimonio culturale di una famiglia sospesa tra presente e passato, tra Francia e Africa. Dall’Iraq arriva a Milano anche Mohamed Jabarah Al-Daradj con la sua ultima opera, Irkalla: Gilgamesh’s Dream, una riflessione intensa sulla condizione dei bambini nelle zone di conflitto, costruita attraverso l’intreccio di realtà cruda e dimensione onirica. Due amici orfani vivono per le strade di Baghdad durante le violente manifestazioni del 2019, affrontando insieme le difficoltà quotidiane di una città segnata dalla guerra e da profonde tensioni sociali. L’attore palestinese Saleh Bakri, membro della Giuria Internazionale di questa 35ª edizione, presenta al pubblico uno dei film più acclamati nei festival internazionali dell’autunno 2025, Palestine 36 della regista palestinese Annemarie Jacir: il film rievoca la grande rivolta araba del 1936 contro il Mandato britannico, restituendo sullo schermo un momento cruciale della storia palestinese. Attraverso uno sguardo epico ma radicato nelle vicende individuali, il film intreccia memoria collettiva e destino personale, raccontando la nascita di una coscienza nazionale in un tempo segnato da tensioni, repressione e desiderio di autodeterminazione. Un’opera che racconta il passato dialogando apertamente con il presente. In collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano e il Far East Film Festival viene presentata l’anteprima italiana di Take Off del regista cinese Pengfei Song, un’opera calata nella Cina degli anni ’80, quando il paese cominciava ad aprirsi a nuovi immaginari culturali. Tra fabbrica, amore, una dance hall dal sapore occidentale e fallimenti, un operaio non si dà per vinto e continua a inseguire il sogno di librarsi in volo. 

La sezione non competitiva Fuoriconcorso raccoglie film evento che non rientrano nelle categorie sopra citate: tra i titoli l’ultima opera di Giuseppe Carrieri, Libro delle ombre, in cui il regista incontra gli hibakusha, ossia i superstiti della bomba atomica di Hiroshima, che danno voce a una ferita ancora aperta e, purtroppo, ancora di bruciante attualità. Il film è una riflessione lirica sulla pace, un diritto che chi ha vissuto la guerra non cesserà mai di santificare. 
 
In occasione del film d’apertura, No Good Men, il Fescaaal e la Fondazione Prada celebrano la regista afghana Shahrbanoo Sadat con un omaggio che include anche la proiezione dei suoi due lungometraggi precedenti. Nata in Afghanistan e formatasi tra Kabul e l’Europa, Sadat ha costruito un’opera che mette al centro personaggi sospesi tra tradizione e modernità, realtà e immaginazione. Fin dall’esordio con Wolf and Sheep (2016), premiato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, la regista ha rivelato un talento raro nel raccontare l’infanzia, il desiderio di emancipazione e la complessità della condizione femminile in contesti segnati dal conflitto e dal patriarcato. Con The Orphanage (2019) ha proseguito un percorso personale, mescolando musical, racconto di formazione e memoria degli anni Novanta a Kabul.  
In un momento storico in cui la voce delle artiste afghane è più che mai fragile e necessaria, l'Omaggio a Shahrbanoo Sadat offre l’occasione di attraversare un cinema libero, stratificato e profondamente politico, capace di reinventare le forme del racconto senza perdere il contatto con la realtà.  

Tutti i film, sia in sala che online, sono in lingua originale con sottotitoli in italiano. Per ulteriori informazioni e aggiornamenti consultare il sito del Festival del Cinema Africano d'Asia e America Latina.

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