Benni Bosetto, Tango (II version), 2026 © Agostino Osio, courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca
Dal 12 febbraio al 19 luglio 2026 è aperta al pubblico al Pirelli HangarBicocca di Milano (via Chiese 2) la mostra Rebecca, prima personale di Benni Bosetto in uno spazio museale. Concepite come un ambiente da abitare, le opere esposte trasformano il museo in uno spazio domestico e immaginativo, dove leggerezza, riposo e piacere assumono una valenza critica.
L'inaugurazione è fissata per le ore 19.00 di mercoledì 11 febbraio 2026; la mostra è poi visitabile a ingresso gratuito fino a domenica 11 gennaio 2026 dal giovedì alla domenica in orario 10.30-20.30 (per info 02 66111573).
La mostra si configura come un manifesto sensibile che riflette su alcune delle tensioni più urgenti del presente - tra libertà e controllo, autodeterminazione e costrizione, produttività e desiderio - affermando il sognare a occhi aperti come forma di resistenza. Attraverso il disegno, la scultura, l’installazione e la performance, Benni Bosetto (Merate, 1987; vive e lavora a Milano) esplora l’esperienza umana, le questioni identitarie, mettendo al centro la fisicità dei corpi. Le sue opere costruiscono un immaginario stratificato e intimo in cui individui, organismi e specie animali coesistono e si contaminano.
Inteso come strumento attivo di relazione con il mondo, il corpo è al centro del lavoro di Bosetto. Desiderio, sessualità, presenza e vulnerabilità emergono come ambiti di ricerca, coltivando quella che l’artista definisce una forma di resistenza a come il corpo viene abitualmente concepito. Il suo lavoro si nutre di fonti letterarie, antropologiche, popolari, cinematografiche, dalla tradizione psicoanalitica e dalla storia dell’arte che vengono manipolate, editate e stratificate dall’artista per dare vita a rappresentazioni surreali e oniriche. Attraverso la costruzione di iper-narrazioni, Bosetto dà forma a un discorso poetico potenzialmente infinito, dove ogni opera nasce dalla convergenza di molteplici origini e immaginari. Nella fase iniziale del processo creativo, l’artista raccoglie con fare quasi bulimico materiali visivi, testuali, autobiografici e iconografici, che si stratificano e si trasformano fino a generare nuove immagini. Affascinata dai codici della messa in scena e dalle loro potenzialità trasformative, l’artista crea ambienti mutevoli che danno vita a un'esperienza immersiva per lo spettatore, in cui si intrecciano e coesistono diverse temporalità e prospettive.
Benni Bosetto
Laureatasi in Pittura con una specialistica in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera e con un’esperienza internazionale presso la Universität der Künste di Berlino, Benni Bosetto si avvicina al linguaggio artistico attraverso la danza classica, che fin da bambina le trasmette una tensione al rigore del gesto e la consapevolezza del corpo come strumento espressivo. L’artista rappresenta una voce distintiva della sua generazione per l’uso radicale del disegno come pratica espansa e per la sua attitudine a concepire l’arte come esperienza totale, capace di fondere gesto, materia e rito, mantenendo un radicamento profondo nella manualità e nella fisicità del fare artistico attraverso la scultura e la performance. La rilevanza di Bosetto nella scena contemporanea italiana risiede nella capacità di intrecciare una personale traduzione del presente con un dialogo aperto verso artiste e immaginari della storia dell’arte recente. Nella sua pratica emergono affinità con la sensualità perturbante di Louise Bourgeois, la fisicità rituale di Ana Mendieta, la precarietà materica di Eva Hesse, insieme alla libertà visionaria di Carol Rama, e alla tensione poetica e performativa di Rebecca Horn. In questa sintonia, Bosetto sviluppa un linguaggio in cui il corpo è insieme materia viva e dispositivo simbolico, soglia instabile tra superficie e profondità. Il suo lavoro rifiuta ogni rigidità concettuale per abbracciare una dimensione esperienziale, intima e spirituale, dove la leggerezza si configura come atto politico e affettivo: un processo di disvelamento in cui disegno, scultura e spazio si fondono in un’unica narrazione sensoriale.
La mostra Rebecca, a cura di Fiammetta Griccioli, è la prima grande mostra istituzionale dell’artista italiana. Il titolo trae spunto dall’omonimo romanzo del 1938 della scrittrice e drammaturga inglese Daphne du Maurier (1907-1989) in cui la casa è protagonista e conserva la memoria di una donna defunta che l’abitava, Rebecca. La casa, così come la mostra all'HangarBicocca, diventa un vero e proprio corpo femminile architettonico, un organismo vivente. Il nome Rebecca, che etimologicamente significa legame, unione, rimanda ai gesti dell’accogliere, del raccogliere e del trattenere, temi centrali nella poetica di Bosetto, in cui il corpo e l’ambiente si fondono in una relazione intima e continua.
Il progetto espositivo trasforma lo spazio dello Shed, evocando un ambiente domestico e accogliente dove stanze, pareti e superfici sembrano animarsi restituendo allo spazio una dimensione privata e abitata. Un luogo, una dichiarazione: in un tempo in cui tutto è dominato dalla velocità produttiva, Bosetto invita a riappropriarsi di un proprio tempo soggettivo dove poter sognare, riposare, riconquistare la fantasia. Lo spazio diventa al tempo stesso luogo intimo e atto politico. Il visitatore viene accolto all’interno di un paesaggio onirico, dove ogni elemento richiama il desiderio di immaginare, dove segni erotici e legati al piacere fanno da sfondo ad un rifugio in cui ritrovare un sé senza condizionamenti sociali. La pratica di Benni Bosetto si fonda inoltre sul fare, sul creare, sui tempi lunghi della manualità (ogni disegno è realizzato a mano dall’artista in mesi di lavoro) e ogni ornamento, ogni decoro privo di funzione nello spazio-casa assume però una valenza simbolica in cui pratica e intenzione artistica portano all’unico esito di costruire un riparo dall’incalzare e dalla pressione del tempo lineare: qui si può sognare ad occhi aperti e ognuno ha la libertà di immaginare e affermare il proprio presente e il proprio futuro.
Benni Bosetto, La bocca (detail), 2022 © Agostino Osio, courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca
All’ingresso La bocca (2022), composta da un tessuto squamoso e cangiante sul quale è applicato un grande occhio circolare, conduce i visitatori all’interno della mostra. Il perimetro dell’intero spazio espositivo è invece rivestito da Le cellule (2026), centinaia di strisce di carta da parati disegnate a mano da Bosetto che trasforma così l’architettura del museo in una superficie viva. Le pareti sono ricoperte da disegni raffiguranti tracce tangibili di corpi e gestualità che si intrecciano a figure vegetali afrodisiache, infestanti e resilienti, sedative e intossicanti.
Benni Bosetto, Rebecca, exhibition view © Agostino Osio, courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca
L’intervento monumentale si articola in tre ambienti distinti e interconnessi che prendono il nome di diverse parti del corpo al cui interno sono allestite opere realizzate appositamente per la mostra, accanto a installazioni e performance passate che interrogano la memoria e il rito, l’amore e la cura, la costrizione e la libertà - concetti che risuonano tanto nel corpo individuale quanto in quello collettivo. La navata destra, intitolata La guancia, evoca un ambiente morbido e ospita una riflessione sul decoro e sull’ornamento, capaci di instaurare una relazione emotiva con lo spazio abitato, in linea con il pensiero dello scrittore britannico William Morris (1834-1896) che concepiva l’ornamento come una necessità etica e sociale: per Morris, il decoro nasce dal lavoro artigianale consapevole, dall’armonia tra forma, funzione e materiale, inseparabile dalla qualità della vita quotidiana. Centrale è l’opera che dà nome alla sezione, La guancia (2026), concepita come uno spazio dedicato al riposo, alla contemplazione e al sognare ad occhi aperti inteso come gesto collettivo. Sdraio, tappeti, sculture sospese animano questo ambiente, offrendo al pubblico la possibilità di riappropriarsi della lentezza del tempo e di trasformare l’immaginazione in una forma di pensiero attivo, orientato a un futuro desiderabile fondato sulla sensibilità e sull’emozione.
Benni Bosetto, Rebecca, exhibition view © Agostino Osio, courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca
La navata centrale accoglie La pancia, pensata come uno spazio di metamorfosi e trasformazione legato all’istinto e all’impulso. Questa sezione ospita la nuova serie Le porte (2026), nove opere concepite appositamente per la mostra e disseminate sul pavimento orizzontalmente come porte orizzontali, contenitori che costudiscono opere d’arte, personaggi e ambientazioni ricreate da Bosetto. Questi lavori esplorano l’elemento architettonico della porta, simbolo archetipo della casa, solitamente associata a una funzione di autorità ed esclusione che qui viene ribaltata e trasformata in dispositivo ospitante attraverso un lavoro materico, narrativo e poetico. Ispirate a linguaggi cinematografici e psichici, le opere diventano luoghi da abitare, più che da attraversare. Ognuna racchiude al suo interno oggetti, tracce, materiali raccolti, organismi e archivi, agendo così come micro-ambienti narrativi.
Benni Bosetto, Gli occhi, 2026 © Agostino Osio, courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca
Questo spazio include anche Gli occhi (2026), le guardiane della casa, due tende di pizzo arrotolate dai cui margini sporgono due paia di scarpe in terracotta che evocano la presenza di figure femminili nascoste e rimandano al gioco infantile del nascondersi dietro le tende. Le dimensioni eccessive dei piedi, tuttavia, antropomorfizzeranno l’arredamento conferendogli un aspetto umanizzato.
Benni Bosetto, Tango (II version), 2026 © Agostino Osio, courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca
La navata sinistra, infine, rappresenta Il cuore, il centro pulsante, la stanza dedicata all’organo delle pulsioni emotive quali l’amore e l’infatuazione. All’interno si troverà la performance e installazione Tango (II version) (2023-26) che riflette sull’innamoramento come processo di intossicazione e sulla fisicità dei sentimenti, giocando con cliché ed archetipi dell’amore. Ispirandosi al tango e all’ambiente tipico della milonga, la performance, che viene ripetuta con costanza durante la permanenza della mostra all'HangarBicocca, prevede sessioni con ballerini amatoriali che, indossando copricapi raffiguranti animali e piante, danno vita a una coreografia interspecie. Il tango diventa, come lo descrive l’artista, un antidoto alla solitudine e un linguaggio di relazione, un luogo di incontro tra identità e nature diverse in linea con il pensiero post-umano e queer che indaga le metamorfosi dell’identità e la permeabilità tra specie e materia.
Ai lati della milonga sono collocati tavolini con sedie su cui poggiano le maschere come oggetti di scena. In questo modo, uno spazio domestico capace di accogliere momenti intimi e privati si aprirà alla possibilità di creazione di una comunità.
Benni Bosetto, Rebecca, exhibition view © Agostino Osio, courtesy the artist and Pirelli HangarBicocca