Mina è mia zia - Magazine

Mina è mia zia

Itinerari e visite Magazine Domenica 6 giugno 2004

Magazine - Mina è mia zia e io nemmeno lo sapevo. Tutto ha avuto inizio ieri, sabato 5 giugno, verso l’ora di pranzo. La mia famiglia - composta da mamma Graziella, papà Roberto, zia Wilma e zio Franco - decide di visitare il , da poco esposto presso il Palazzo della Regione a Piazza De Ferrari. Mia mamma chiacchiera con lo zio il quale, da vero appassionato quale è, passeggia munito di macchina fotografica, quasi fosse un turista. Zia Wilma, al fianco di mio papà, si avvicina a una guardia giurata e gli domanda se è possibile entrare.
L’uomo la osserva e poi le risponde ossequiosamente, con grande gentilezza. La zia - occhiali sugli occhi, vestito nero e capelli castani raccolti in un muccetto a causa del gran caldo - è lusingata dalla cortesia della guardia. Non può sospettare, però, ciò che accadrà in seguito.

Tutti e quattro, poi, entrano nel palazzo e restano affascinati dalla famosa statua… non fosse per quella hostess e quel guardiano (lo stesso dell’entrata) che, confabulando, fissano Wilma con insistenza.
«Avranno paura che rubi qualcosa…», sospetta la zia.
La visita si conclude e i miei lasciano il palazzo. Ma i due addetti all’esposizione fermano mia zia, ed emozionati le domandano:
«Scusi, signora… ma lei è Mina?»
«Magari… mi dispiace, ma vi siete sbagliati!», risponde lei, divertita.

La gita si conclude così, con gli zii che si dirigono velocemente in Piazza Dante per prendere il primo autobus e i miei genitori che, una volta a casa, mi fanno partecipe della singolare vicenda. Io, naturalmente, per il resto del pomeriggio tempesto la zia di telefonate ed sms, spacciandomi per “la nipote segreta di Mina” e supplicandola di firmarmi un autografo.
Solo stamattina, domenica 6 giugno, leggendo alcuni quotidiani genovesi, mi rendo conto che la zia non era davvero passata inosservata. Titolo di giornale: “Miraggio Mina a Genova: diversi turisti e le guardie giurate avrebbero riconosciuto la famosa cantante in una donna vestita di nero e in compagnia di un uomo” (Il Secolo XIX). Il Corriere Mercantile afferma: “I presenti sono certi di averla riconosciuta", anche perchè "accanto a lei c’era un uomo molto somigliante a Eugenio Quaini, il cardiochirurgo da decenni al fianco di Mina”. Mio papà - Roberto Baroncelli, per la cronaca – non è un cardiologo, né tanto meno il compagno di Mina, ma oggi anche lui si sente un po’ una celebrità.
Per quanto riguarda la zia Wilma… beh, questa mattina mi ha confessato di non essere nuova a questo genere di esperienza: «Negli anni ’60 mi scambiavano spesso per Iva Zanicchi. Anche allora, pur negando di essere lei, non dovevo risultare molto credibile, e venivo seguita per tutta via XX Settembre».

Che dire, ieri i genovesi sono stati vittima di una piacevole “suggestione collettiva”. E una bella signora, vagamente somigliante a Mina ma che di cognome fa Majeroni, ha sollevato un polverone grazie ad un abito nero e a una fuga veloce (per non perdere l’autobus!) che è stata scambiata per desiderio di privacy.
Mina a Genova? Perché no. Mi auguro che la mitica tigre di Cremona faccia davvero un salto nella Capitale della Cultura 2004 per visitare, magari, il nostro Cristo degli Abissi. E per far finalmente contenti una hostess e una guardia giurata.

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