Magazine Venerdì 4 giugno 2004

Perché i semafori sono sempre rossi?

Ecco qua, fresco fresco, un altro racconto di - autrice, tra l'altro, di Singolare. Vademecum per donne single by Comix. Questa volta non risponde alla domanda del titolo, ma passa al microscopio tutte le tipologie di motociclista. E ci acchiappa, eccome se ci acchiappa!

Capita a tutti, ne sono sicura: certi semafori sono sempre rossi, comunque ci arriviate.
Potete giocarvi tutti i punti della patente giungendo lesti come un meteorite, oppure approssimarvi adagio come mio nonno prima di un imminente pisolino; potete arrivare da varie direzioni facendo finta di non pensarci ma lui, il semaforo, è lì ad aspettarvi: rosso.
Due volte l’anno lo trovate verde, ma vi si para davanti un’Ape stracolma di carciofi che viaggia ad una media di 3,5 km/h, oppure mio nonno che guida senza occhiali, così il semaforo lo prendete sempre e comunque rosso. Perché? Non lo so, il titolo è per fare la simpatica, ma risposte non ne ho. Però ho condotto una ricerca sulle due ruote, che vi anticipo prima che sia pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Due Ruote Non Sono La Metà di Quattro, ossia la matematica non è un’opinione ma un discutibile punto di vista.

Esistono diverse tipologie di centauro, vediamone alcune non esaustive:
- giovinetto impaziente: guida un cinquantino più truccato di un viados, munito solo di cavalletto laterale; indossa il casco solo sulla punta della testa per non turbare il gel, ai semafori si sistema in pole position appoggiandosi stancamente al manubrio con un gomito, mentre l’altra mano è occupata a dare nervosamente gas. La postura in viaggio prevede gomiti larghi come per areare le ascelle e ginocchia divaricate in modo marcatamente asimmetrico; il giovinetto impaziente, manco a dirlo, ha sempre fretta.

- scooterista dell’ultima ora: automobilista pentito, costui guida un maxiscooter così grande che per parcheggiarlo ci vogliono due posti-auto, posiziona i piedi sulla pedana come fossero sui pedali di un’auto, assumendo una postura tipicamente da automobilista che la spina dorsale, se potesse parlare, lo supplicherebbe di non fare, infine va veloce anche se non ha fretta.

- nonno. L’anziano a due ruote si distingue sino da lontano per la postura: le gambe divaricate a causa della prostata ingrossata e il collo invisibile, inghiottito sotto il casco over-size che poggia direttamente sulle spalle. Guidano quasi solo vespe con le marce degli anni ’70 senza mettere mai la quarta, vanno piano perché non hanno fretta e temono la frattura del femore, stanno esattamente nel mezzo della carreggiata per evitare i buchi dei tombini, con somma gioia di tutti gli altri utenti della strada.

- vespista frustrato. Non si è arreso agli scooter monomarcia, ma nel contempo ha sviluppato frustrazioni che lo inducono a competere nelle partenze ai semafori: innestata la prima, egli accelera energicamente con repentini cambi di marcia, tirando il motore fino a fargli implorare pietà, ma il semaforo successivo lo prende comunque rosso mentre buona parte degli scooteristi-monomarcia sono passati con l’arancione e un dito sollevato che non è l’indice.

- gamba di legno: questo scooterista parte, come tutti, con un piede a terra, ma dopo 2 Km non ha ancora issato a bordo la gamba anche se ormai la velocità assunta è quella di uno shuttle. Immagino si tratti di periartrite cronica.

- prudente. Centauro che adotta comportamenti estremamente corretti vanificando i vantaggi delle due ruote: non supera mai le auto incolonnate in coda; da quando indossa un casco enorme da 850 kg ha perduto 15 cm di statura; non supera mai i 40 km/h e prende l’auto quando piove.

- tucano urbano: scooterista sponsorizzato, viaggia perennemente con giacca e pantaloni antipioggia, copri-scarpe, guanti, copri-mani, paragambe, mutande e preservativo del tucano, non si sa mai si metta a piovere.

Transitiamo su strade disastrate usurando prematuramente ammortizzatori e vertebre cervico-lombari, approcciando le voragini nell’asfalto con la destrezza di un fantino. Patiamo tutte le condizioni meteorologiche avverse: le piogge tropicali della mezza stagione con le rane in tasca, il freddo polare perdendo pezzetti di orecchie gelate per strada, il caldo torrido estivo incastonando i piedi nell’asfalto; filtriamo con i nostri nasi l’aria satura di veleni re-immettendola depurata nell’atmosfera, risultando gli utenti della strada più ecologici dopo i ciclisti. Infine alcuni numeri significativi: moltiplicate 20.000 (il numero dei motociclisti che transitano per il Centro Città) per il numero medio di buche che quotidianamente lo scooterista non riesce ad evitare. Cosa ottenete? Almeno 400.000 imprecazioni, irripetibili esecrazioni, maledizioni. Adesso immaginate l’Assessore al Traffico, preoccupato, raccontare al suo otorinolaringoiatra di quel fastidioso fischio alle orecchie che non smette mai.

Betty Argento
di Daniele Miggino

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