Quando il cinema è terapeutico - Magazine

Cinema Magazine Giovedì 3 giugno 2004

Quando il cinema è terapeutico

Magazine - Molti di voi, il 2 giugno, saranno andati al mare, o magari in riviera a fare una bella passeggiata. Io invece ho trascorso la giornata a Pratozanino, in un ospedale psichiatrico. Fondato nel 1904, questo immenso complesso fatto di palazzoni, stradine e di uno splendido paesaggio, ha ospitato in passato circa 2700 persone: un paese in piena regola che - nonostante fosse dotato di ogni comfort e di una bella chiesa immersa nel verde della campagna che, ancora oggi, circonda l’ospedale - è stato teatro, come molti dei manicomi italiani, del dramma di persone spesso trattate come bestie.
Ed è in questo luogo, che attualmente ospita solo 34 degenti, che Giorgio Laveri ha deciso di ambientare il suo nuovo lungometraggio. E i protagonisti del film - dal titolo provvisorio Meta Bar - sono proprio loro, i pazienti dell’ospedale, che in questi luoghi trascorrono le loro giornate.

Il regista savonese non è nuovo a questo tipo di esperienza: già l’anno scorso aveva girato un medio metraggio dal titolo Pratozanino. Anche in quell’occasione erano stati i pazienti dell’ospedale a recitare e il risultato aveva superato le aspettative. Quando arrivo a Pratozanino il regista è impegnato nelle riprese all’interno della canonica. Ad accogliermi è , giovane scrittore e giornalista, nonchè ex collaboratore di mentelocale. Enrico si occupa di un progetto parallelo a quello del film: sta infatti girando un documentario sul paese di Pratozanino e sulla vita nell’ospedale psichiatrico: «Ho intervistato alcuni pazienti e i dottori che si occupano di loro, indagando sul passato di questo luogo». Andiamo nella antica lavanderia del complesso: un capannone in disuso nel quale alcuni tecnici stanno allestendo il set: «Qui verrà girata la scena di un incontro di box clandestino», spiega Enrico. Saliamo al piano superiore: grossi armadi, vestiti accatastati. Per terra lettere scritte a mano e vecchie fotografie.

Storie di emarginazione. Vite di cui si è perso ogni ricordo. «Il film racconta la storia d’amore e droga di due ragazze», spiega Laveri. «Poi ci sono le voci dei pazienti dell’ospedale, che tentano di riportare i protagonisti sulla retta via».
La presenza della troupe ha avuto un effetto davvero benefico sui degenti: «Le riprese hanno avuto inizio giovedì 27 maggio e termineranno nei prossimi giorni. È stato divertente, per i pazienti, entrare in contatto con un mondo che per loro è nuovo, sconosciuto», dice Enrico. Una sorta di terapia, quindi, che – attraverso il cinema – permette ai dottori dell’istituto di lavorare sull’individuo. «L’obiettivo che l’ospedale persegue è, infatti, quello di creare una comunità, un gruppo unito di persone».
E Laveri definisce "terapeutico" il suo progetto: «Per troppo tempo queste persone sono state analizzate: in questo film i protagonisti sono loro».

Nella foto in alto: una scena del film. In basso: allestimento del set nella ex lavanderia del centro psichiatrico

Potrebbe interessarti anche: , Cena con delitto: omaggio ad Agatha Christie al cinema , Bohemian Rhapsody: non la solita recensione del film sui Queen , Gli incredibili 2 e Bao ad Annecy 2018 e a settembre al cinema , Ralph spaccatutto: il sequel ad Annecy 2018 e al cinema , Festival di Annecy 2018: vincitori e premi. C'è anche l'Italia