Magazine Mercoledì 2 giugno 2004

Muoversi attraverso il mondo

Il viaggio che gli altri ci portano
coordinamento editoriale Valentina Arcuri, Maria Pace Ottieri, Carla Peirolero
traduzioni Maria Pace Ottieri e Gabriella Torres
Le Mani/Suq a Genova/Salotto del Libro
7 euro
Il Suq è al Porto Antico dal 4 al 14 giugno.

Sta per cominciare la sesta edizione del - Festival delle Culture - iniziativa diretta da Valentina Arcuri e Carla Peirolero. Per dieci giorni la cultura del mediterraneo si propone con eventi di teatro, musica e danza, incontri e dibattiti nonché attività per bambini e un bazar dei popoli animato da commercianti, artigiani e ristoratori. Quest'anno si aggiunge al pout pourri di suoni, colori e sapori il Salotto del Libro (altro evento ideato da Arcuri e Peirolero) con il progetto: "Il viaggio che gli altri ci portano". Una serie di eventi che vanno da un documentario firmato da Aurelio Grimaldi, ad uno spettacolo con la compagnia del Suq, fino alla rassegna di letture sceniche "I ragazzi raccontano il mondo", che si concretizza anche in un libro dal titolo omonimo al progetto.
Ci siamo fatti raccontare il libro da Maria Pace Ottieri, giornalista e scrittrice.


Questo libro, in qualche misura, è una prosecuzione del tuo viaggio tra immigrati e stranieri?
In un certo senso. Il tema nasce dal mio libro Stranieri e da una frase in particolare che ha colpito Valentina e Carla: “Il viaggio che gli altri ci portano”. Da tema, quella frase è diventata titolo del libro. In quelle parole sta il viaggio capovolto, quello che gli immigrati ci portano e noi, senza muoverci, riceviamo direttamente a casa; rovesciate le parti, sono loro a portare a noi, a farci incontrare un altrove, un mondo intero. Vent’anni fa era una novità.
Carla e Valentina volevano che il Suq, “un viaggio che dura da sei anni”, non restasse esperienza senza traccia, volevano fermare tutta quella loro attività, in fondo pionieristica, che è stata in grado di far emergere la ricchezza arrivata a Genova in tanti anni, la fertilità che l’immigrazione ha determinato, e che loro hanno concretizzato in una manifestazione spettacolare: il Suq. Personalmente sono già stata ospite ed è venuto naturale collaborare.

Gli scritti sono molto eterogenei: un po’ poetici, un po’ politici e un po’, mi pare, anche malinconici verso un tempo che non c’è più. Tempo del sogno, degli ideali, delle sofferenze, degli incubi...
Ognuno ha interpretato il tema a suo modo, ovviamente, da questo deriva la ricchezza del libro. Volutamente abbiamo escluso gli autori già noti come Tahar Ben Jelloun, privilegiando nomi già consolidati in altri paesi ma ancora sconosciuti in Italia. Siamo andati a pescare là dove il tema del viaggio e dell’emigrazione non ha carattere episodico, ma è parte integrante della cultura, perché fenomeno vissuto da generazioni diverse da secoli. Dalla camerunese Calixthe Beyala (molto famosa in Francia, nota in Italia per il suo romanzo Gli onori perduti, editrice Epoché), a Giulietto Chiesa, che conosce bene la geopolitica e interpreta il tema in modo piuttosto specifico, si passa per l’argentino, Rolo Diez approdato in Liguria, a Follo, e poi trasferitosi in Messico, che è stato subito entusiasta di partecipare al progetto di questo libro; don Antonio Balletto, teologo e islamista, la cui azione continua in difesa dei diritti di tutti è ormai largamente nota; al sociologo Giuliano Carlini che vede tutti in viaggio anche coloro che “non si muovono”’; si arriva all’algerina, esordiente in Italia, Leïla Marouane: una scrittrice della nuova corrente di autori del dopo guerra civile. Una generazione che cerca di fare i conti con il con il massacro di 100 mila persone durato 10 anni.

Nel tuo testo si parla di una nuova forza che spinge all’emigrazione quella dell’immaginazione, ce ne parli?
Tutto circola nel nostro mondo: idee, merci, capitali, studenti, gli unici a cui non è concesso o a cui non è riconosciuta la possibilità di muoversi sono i poveri del mondo. Ma come si può ipotizzare che non tentino, in particolare in posti come lo Stretto di Gibilterra o altrove, dove il coronamento di un sogno è così a portata di mano? Non è più possibile per nessuno concepirsi per tutta la vita nello stesso posto, specie se questo posto non offre alcuna garanzia per il futuro. Al punto in cui siamo sarebbe come voler abolire le autostrade, per tornare alle strade statali. Quello che si può fare è organizzare questo fenomeno e limitare i danni da entrambi le parti. Siamo di fronte alla conseguenza più diretta del rimpicciolimento del mondo, per non dire globalizzazione. Le spinte attrattive del possibile trovano una diretta controparte nella necessità di manodopera che viene dall’Europa e che in molti casi è un’ipotesi che paga entrambe le parti.
Il progetto verrà presentato venerdì 4 giugno alle 18.30

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