Concerti Magazine Martedì 25 maggio 2004

Signor De André, signorina anarchia

Al funerale di c’era tanta, tanta gente. Sullo sfondo di piazza Carignano si intravedevano molte di quelle bandiere nere con la A rossa, simbolo dell’unico, sincero impegno politico che il cantautore ha espresso. Ogni tanto ai suoi concerti aveva una copia di A/Rivista Anarchica piegata e infilata nella tasca della giacca. Qualche volta quella stessa rivista ha visto articoli portare il suo nome.
La rivista A, in collaborazione con Marco Pandin, ha deciso di omaggiare Faber alla prorpia maniera. Il 10 maggio è stato pubblicato un cd doppio contenente canzoni di De André interpretate da gruppi poco o per nulla noti al grande pubblico. Mille papaveri rossi non è, per la verità, il primo album che A dedica al cantautore genovese. Da quando è morto, è già il quarto lavoro, dopo Signora libertà, signorina anarchia (2000), ed avevamo gli occhi troppo belli (2001) e il Dvd ma la divisa di un altro colore (2003). Inoltre, Mille papaveri rossi è già uscito per l’etichetta di Marco Pandin, Stella*Nera, ma si trattava di un operazione non commerciale. Il cd non era in vendita, si poteva ottenere con un contributo di 15 euro a favore della rivista. Visto l’enorme successo, si è deciso di far distribuire la compilation da Eda, casa con cui erano usciti anche i precedenti cd. 37 brani, due ore e mezza circa di suoni acustici e voci genuine, una veste cartonata fatta con gusto, un libretto di 70 pagine in cui viene spiegata la filosofia del gesto e vengono presentati tutti i gruppi, un prezzo di 20 euro.

Paolo Finzi, che si occupa dei progetti editoriali di A, era amico personale di Faber: «nel ’74 lui si era appena lasciato con la prima moglie e viveva in un albergo di Milano. Io lavoravo già per “A”. Sono andato a trovarlo. Ero emozionatissimo. Mi sono portato un registratore che non ho mai acceso perché appena sono entrato abbiamo iniziato una conversazione che è diventata subito amicizia». Che rapporto aveva De André con l’anarchia? «Intanto lui si è sempre definito anarchico, anche in situazioni ufficiali. I contenuti delle sue canzoni affrontano temi del sociale in modo anche aggressivo, penso a “Il gorilla” o “Un Giudice”, canzoni in cui il linguaggio è piuttosto crudo. In qualche modo ha anche ispirato il movimento del ’68. Verso i 15 anni ha cominciato a leggere libri anarchici e ad ascoltare i dischi di Brassens che suo padre gli aveva portato dalla Francia. Non ha mai militato nel movimento ma bazzicava nel circolo genovese (che esiste ancora oggi) in piazza Embriaci, dietro piazza Cavour. Infine, ha collaborato con Mannerini, un cantautore anarchico morto suicida nell’80. Per lui Faber aveva scritto alcuni testi. Ma l’apporto più importante ci è giunto dalle sue idee, dalle parole, dalla sua poesia e dalla sua musica».

Il pubblico di Fabrizio, però, è assolutamente trasversale, come mai? «Ma perché i temi che tocca sono temi universali, come la vita, la morte, la droga, l’infelicità. Solo una persona sensibile come lui poteva fare la scelta culturale di stare dalla parte dei più deboli provenendo da una famiglia dell’alta borghesia. Durante quel primo incontro, forse più imbarazzato di me, mi disse: “Io mi sento anarchico perché sto dalla parte delle puttane, dei reietti, dei poveracci”». Mille papaveri rossi mette insieme una serie di interpretazioni particolari delle sue canzoni, è una scelta precisa? «Sì, è stata una scelta naturale. Il nostro cd è uscito nello stesso periodo di Faber, amico fragile, il tributo in cui hanno cantato i grandi nomi della musica italiana. Eppure, quando glielo abbiamo portato, Dori Ghezzi, che aveva contribuito a produrre Faber, ha speso parole di rispetto e simpatia per noi, trovando nei brani di cantanti sconosciuti una freschezza e un’interpretazione unica». Solo un gruppo suona in entrambi i tributi, Mercanti di Liquore, che nel cd di A suona Bocca di rosa.

Dove posso trovare il cd a Genova? «Da Feltrinelli, da Ricordi, nel negozio di Gianni Tassio e a Voltapagina, a Sampierdarena». L’incasso va alla rivista? «Intanto speriamo di averne incassi. E poi il nostro obiettivo non è quello di far soldi. Gli introiti del Dvd ma la divisa di un altro colore sono andati a Emegency, circa 8.000 euro che finiranno in Sierra Leone».
E siccome le vie di Faber sono infinite, come gli stimoli che produce, l’avventura non finisce qui. C’è già un altro progetto nel cassetto. Paolo ha intenzione di chiamare altri gruppi, specializzati in generi diversi, come il blues, per continuare a tramandare la memoria di De André con un’altra iniziativa di questo tipo.
A presto dunque.

Nella foto: il volto di De André

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