Magazine Mercoledì 19 maggio 2004

Wu Ming: le storie sono di tutti

Magazine - Andare alla presentazione di un libro di Wu Ming è di per sé una cosa strana. Sin dagli esordi il collettivo di scrittori "anonimi" ci ha abituati a lasciare da parte il culto della personalità che solitamente avvolge gli scribacchini. Nel 1995, quando lo pseudonimo che usavano era ancora , avevano addirittura inscenato la propria scomparsa, arrivando a fare capolino su Chi l’ha visto? Poi arrivò il successo di Q (non ricordo di aver trovato un romanzo così appassionante nelle mie letture successive) e di 54. Molti pensarono che mantenere la propria faccia lontano dai riflettori sarebbe stato difficile. Invece, a un certo punto Luther ha deciso di suicidarsi e reicarnarsi in uno stadio successivo dell’anonimia: così dalle sue ceneri nacque Wu Ming, che in giapponese vuol dire "senza nome". Il loro modo di affrontare la letteratura è appassionato e coinvolto. Raccontare vuol dire prendere posizione, schierarsi. Scrivere è un atto politico.

Capite bene che il solo fatto di poterli vedere è un evento. L’occasione era la presentazione dell’ultimo libro di Wu Ming 2, Guerra agli umani nel Centro Ligure di Storia Sociale, a Palazzo Ducale.
Ma per capire con chi abbiamo a che fare bisogna prima di tutto quali sono i capisaldi del collettivo, quali princìpi stanno alla base del progetto:

1) Le storie sono di tutti, sono una specie di patrimonio dell’umanità. All'autore rimane (forse) la proprietà della sintesi che fa con i dati della realtà, null’altro. Sin dalla nascita del progetto i membri del collettivo sostengono che i loro nomi veri hanno poca o nessuna importanza.
2) Le storie sono forme di vita. Wu Ming non crede all’ispirazione spirituale del genio scrivano, che chiuso nella sua stanza dorata "inventa" una storie. A lui/loro piace più definirsi come spugne, che assorbono il mondo esterno e lo rielaborano.
3) Lo scrittore è una sorta di artigiano della parola, né più né meno. Si potrebbe dire uno che costruisce storie con materiale di riciclo.
4) Le storie non finiscono mai. Quasi mai, nei suoi/loro libri trovate un finale perentorio. Il materiale di un racconto è potenzialmente altri mille racconti. La realtà ci offre di per sé spunti quasi infiniti, la sua rielaborazione aumenta ancora (se possibile) questa possibilità.

Un assioma su tutti. No alla proprietà privata delle storie. Ok. Il prologo era necessario.

Visto che fanno tutto e sempre in comune, sorge spontanea la domanda. Perché Wu Ming 2 fa il separatista? WM 2 non si è affatto separato. È che ogni tanto si sente il bisogno di raccontare storie più vicine al sentimento individuale, ma sempre in collaborazione con il gruppo, sempre con la sua approvazione e il suo supporto. Guerra agli umani, rispetta tutti i canoni di scrittura che guidano il progetto (vedi i quattro punti). Insomma, il gruppo è unito più che mai.
Il libro è prima di tutto un oggetto. È fatto con la carta, si vende in libreria. Siccome WM vuole essere coerente con se stesso, e con i princìpi del copyleft. Il colophon «l’unica parte del libro che ci sentiamo di incorniciare», ci sono i risultati delle loro battaglie con la Einaudi. La prima riguarda i diritti d’autore e dice che il libro è riproducibile totalmente, e scaricabile dal . L’unica cosa che non si può fare è usarlo per fare soldi. Ma la novità assoluta nel panorama editoriale italiano è che l’oggetto è fatto con carta ecologica a impatto zero.

La trama? Non se ne é quasi parlato. D’altra parte, lo volete leggere o no il libro? In poche parole: un uomo schifato dalla società decide di scappare in un esilio selvaggio per trovare la felicità. Finisce per scoprire che non esiste un “fuori” dove poter scappare…

Uniti e più attivi che mai. Il nuovo libro scritto a dieci mani non uscirà prima di fine 2006(ambientato intorno al 1770, nelle colonie), ma hanno scritto un film sulla Bologna degli anni '70 (Radio Alice e compagnia bella) e la band musicale Yo Yo Mundi ha dedicato un album intero a 54. Inoltre, è partita una tournèe teatrale assai particolare: lo spettacolo rappresenta una compagnia teatrale che cerca di inscenare Q, e non ci riesce...

Nella foto in alto: l'ipotetico identikit di Luther Blissett, costruito con i particolari di volti diversi

di Daniele Miggino

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