Trentenni alla riscossa - Magazine

Attualità Magazine Sabato 8 maggio 2004

Trentenni alla riscossa

Magazine - Come le nuvole di De André anche i giovani genovesi vanno, vengono e a volte ritornano. E’ il caso di un gruppo di trentenni, per la maggior parte maschi (ma non per scelta), che hanno deciso di tornare o di restare in città e costituirsi in un’associazione di respiro come indica il nome GenovAEuropa. Nata a gennaio, l’associazione che si compone di medici, architetti, ingegneri, dottorandi, piccoli imprenditori e commercianti è alla sua prima uscita pubblica, e che uscita!

Lunedì 10 maggio, a Palazzo Tursi (ore 17.30) Emanuele Piazza e Italo Porcile (due dei soci fondatori dell’associazione) introducono e coordinano il dibattito dal titolo Vivere la città che cambia – Proposta per un Urban Center a Genova al quale intervengono il sindaco Giuseppe Pericu, l’assessore all’urbanistica Bruno Gabrielli, il preside della Facoltà di Architettura Benedetta Spadolini, il direttore scientifico dell’Urban Center di Torino Carlo Olmo, il consigliere regionale Romolo Benvenuto e i deputati Burlando e Rognoni. Abbiamo parlato dell’iniziativa e della neonata associazione con Emanuele Piazza.

Dall’invito la giornata di lunedì si presenta come una piccola rivoluzione in ambito cittadino, ovvero per la prima volta due giovani introducono e coordinano un dibattito tra i vertici e rappresentanti di varie istituzioni. Tu come vedi la situazione?
«Non sono un rivoluzionario e credo che ogni cosa vada portata avanti con il metodo del dialogo e su esigenze reali.
La proposta che presenteremo lunedì dell’Urban Centre è forte, ma non vuole essere arrogante. Non ci sentiamo affatto i portatori unici di questa idea. Non siamo l’Associazione Urban Centre, siamo solo propositori».

Le donne scarseggiano nel vostro gruppo (al momento sono solo due, Benedetta Flocchini, avvocato, e Pilar Orlando, architetto), come mai?
«A trent’anni oltre all’attività professionale, in molte pensano a mettere su famiglia o ad organizzare il tempo al meglio tra professione e figli, quindi investire su attività extraprofessionali come l’associazione diventa quasi impraticabile. E’ un po’ il solito problema dei tempi della vita personale e professionale. Mia moglie per esempio partecipa emotivamente, ma lavoro e un figlio piccolo non le lasciano altro tempo disponibile».

La vostra proposta di un urban Centre genovese che emergerà lunedì nell’incontro a quali modelli italiani o europei si ispira?
«In particolar modo a quello di Torino. In Italia oltre a questo ce ne sono altri due: uno a Milano, l’altro a Pesaro e uno ancora in fase progettuale a Firenze.
La proposta intende ridare a Genova la sua specificità, quello che proponiamo è un luogo fisico di comunicazione, di sperimentazione di un’urbanistica partecipata, di marketing territoriale, un luogo di mostre permanenti e temporanee, un centro dati informatizzato. Per qualità vorremmo ispirarci al modello parigino.
Quello che discuteremo lunedì non è ancora un progetto, è solo una proposta, un’ipotesi che però vuole essere fattiva e coinvolgere una pluralità di soggetti dal pubblico al privato. Anche se poi sarà l’amministrazione cittadina a dover decidere il chi, come e dove di questo Urban Centre».

L’associazione GenovAEuropa dunque che ruolo ha?
«Vorremmo essere un polmone, smuovere la situazione, spingere al dibattito su tematiche concrete e condivise che giacciono in attesa di qualcuno che se le prenda a cuore».

Come è nata l’associazione? Da quali idee e persone? Con che motivazioni?
«La nostra scelta coincide con una volontà di assumersi delle responsabilità verso la nostra città. Siamo partiti proprio dalle grandi trasformazioni urbanistiche di Genova e dall’idea ormai largamente diffusa che per essere globali occorra partire dal locale, solo così è possibile essere incisivi in un discorso più ampio. Non ci interessa discutere di temi generali ma piuttosto affrontare il concreto del presente proiettandosi nel futuro, studiando e valutando progetti che siano contributi reali.
Siamo nati a gennaio all’interno di un gruppo di amici che è andato allargandosi a macchia d’olio con gli amici degli amici. All’inizio eravamo in tre: io, V. Rasetto e Italo Porcile e l’intento è stato fin da subito dare una scrollata alla città, incidere sul discorso del lento ricambio generazionale e quindi reinvestire sulla città. Il bello è che ognuno dà il suo punto di vista specifico e da lì si compone un interessante mosaico di idee e proposte».

Cosa bolle in pentola?
«Un viaggio nella realtà produttiva della città, una serie di piccoli incontri con manager dei vari comparti produttivi genovesi per capire limiti e potenzialità di sviluppo nel mondo attuale del lavoro; valutare le aspettative dei lavoratori e verificare i punti di crisi con l’obiettivo di produrre un fascicolo che sia strumento utile».

Potrebbe interessarti anche: , La modernità nel mondo dei piatti doccia , Veicoli commerciali: tutti i vantaggi del noleggio , Volotea e Dante Aeronautical progettano un aereo ibrido-elettrico per brevi rotte , Volotea festeggia i 25 milioni di passeggeri con Viaggio su Marte e offerte , Offerta di lavoro: mentelocale.it cerca giornalisti e web content editor