Alchimie antiche e moderne - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Mercoledì 5 maggio 2004

Alchimie antiche e moderne

Magazine - L’alchimista
di Ben Jonson
traduzione Giovanna Zucconi
adattamento Michele Serra
interpreti Eros Pagni (Subtle), Frédérique Lolite (Dol Common), Jurij Ferrini (Face), Sarah Biacchi (Dame Pliant), Silvio Laviano (Kastril), Mimmo Mignemi (Ananas), Andrea Nicolini (Tribulation), Aldo Ottobrino (Dapper), Marco Sciaccaluga (Lovewit), Federico Vanni (Mammon), Marco Zanutto (Drugger), Antonio Zavatteri (Surly)
regia Jurij Ferrini
scene e costumi Valeria Manari
luci Sandro Sussi
fonico Claudio Torlai
Al Teatro della Corte fino al 20 maggio 2004

Una gabbia di ferro circolare.
Un periscopio al posto del citofono.
Uno scivolo come ingresso.
Ecco la casa dei tagliagole: il dottore e maestro della scienza Subtle, il capitano e all’occorrenza servo Face e la bella e insicura Dol. Sono questi gli allegri caratteri della brigata di imbroglioni patentati creata dal drammaturgo inglese Ben Jonson nel lontano 1610. A distanza di secoli il testo, nella versione adattata per l’occasione da Michele Serra e tradotta dalla giornalista Giovanna Zucconi, nella messa in scena di Jurij Ferrini offre spunti di grande attualità senza snaturarsi. Nasce così quella miracolosa alchimia del postmoderno, che ci restituisce il fascino di modi e costumi del passato, in un contesto nuovo non necessariamente contemporaneo, ma a noi molto più vicino. Proprio il contrasto tra presente e passato genera un nuovo significato o, semplicemente, va ad aggiungere un nuovo strato di senso.

La celebre commedia di Jonson che racconta con ironia una storia amara di gente insoddisfatta alla ricerca della pietra filosofale (leggi soddisfazione di tutti i desideri), pronta a tutto pur di ottenerla, tanto sciocca da credere che sia possibile averla e così sprovveduta da affidarsi a tre perfetti sconosciuti disposti a tutto pur di soddisfare ogni richiesta al più alto prezzo possibile, non offre consolazione, non presenta via d'uscita: tutti, chi più chi meno, rientrano nella sfera dell'inganno fino a confodere i confini tra vittime e imbroglioni. Non c'è spazio per alcun carattere positivo, tutti collaborano alla grande illusione e al grande inganno.

Lo spettacolo è condotto con brio nella regia che adotta la musica come fil rouge, lungo cui ritrovare lo spessore mancante dei personaggi. Facilitato da un testo reso estremamente moderno e scorrevole nella nuova versione pubblicata da Il Melangolo, questo Alchimista gode delle interpretazioni di un gruppo di attori molto ben assortito. Spicca tra tutte la performance di Sarah Biacchi: ottima cantante e brava attrice nel ruolo non facile della giovine sciocchina. Proprio il contrasto dei due ruoli affidatigli, ne fa apprezzare le doti di interprete, capace di assecondare registri molto diversi come quello necessario per il canto lirico e quello richiesto dal ruolo della donnetta da commedia dell'arte.

E’ uno spettacolo parodico, spiega Jurij Ferrini, che prende di mira la TV, ogni forma di propaganda politica e commerciale e tutti i sistemi di manipolazione delle opinioni. E gli è riuscito perfettamente. L'intento ha trasformato la commedia dell'arte in talk show, senza fretta, nel corso dei cinque atti previsti, con finale degno della drammaticità e sapienza retorico-istrionica di certi nostri odierni lestofanti del piccolo schermo. E c'è spazio per apprezzare il messaggio, anche per chi si rifiuta di sedere di fronte alla scatoletta malefica e fare il piccolo numero dentro quelli grandi dell'auditel.

Le scelte musicale hanno piacevolmente segnato la serata, così abbiamo indagato sui retroscena direttamente presso la fonte, Jurij Ferrini.

Cosa ti ha spinto ad inserire delle arie operistiche nello spettacolo?
Sentivo la necessità di avere dei momenti in cui approfondire il discorso sui personaggi, cosa che a livello testuale non è consentita. Siamo di fronte ad una commedia amara ma pur sempre di commedia si tratta e non potendo agganciarsi allo scritto ho deciso di scegliere un’altra strada, così mi è venuta l’idea delle arie. Ho trovato che fossero una buona soluzione per comunicare quella profondità dei sentimenti umani che altrimenti non emergeva. Le arie creano dei momenti in cui i personaggi esprimono se stessi e il loro stato d’animo attraverso la gestualità. E’ stata una scelta molto istintiva

Quali arie hai scelto?
Arie celebri di opere altrettanto conosciute: dalla Carmen; dal Rinaldo di Händel; “Mi chiamano Mimì” dalla Bohéme; “Addio del Passato” dalla Traviata. Però oltre alle arie il discorso musicale è molto ampio. Direi che dai 99 Posse a Verdi non manca praticamente nessuno. Facendo il verso all’uso della musica in TV abbiamo utilizzato anche la colonna sonora di “Via col Vento”, per arrivare al talk show finale sulle note della “Danza Ungherese” di Brahms. Il risultato è un Blob sonoro.

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