Sergio Castellitto è Zorro al Politeama - Magazine

Teatro Magazine Teatro Politeama Genovese Venerdì 12 gennaio 2001

Sergio Castellitto è Zorro al Politeama

Magazine - Siamo andati a teatro sì, ma abbiamo visto qualcosa che non ci è piaciuto e ci siamo sentiti soli perché il pubblico invece era entusiasta.
Abbiamo vagato un po' fuori del teatro tra la gente che si scambiava saluti impressioni e sorrisi e volevamo capire, capire perché tutti avessero lo stesso sentire tranne noi, io!
E allora mi sono decisa: intervista al pubblico di Zorro. Loro, soprattutto, hanno salutato l'attore Sergio Castellitto, però molti erano entusiasti senza remore di tutto lo spettacolo.
Fermiamo chi si infila il cappotto e chi si accende l'agognata sigaretta per chiedere: cos'è che li ha colpiti? Un gruppo di coppie un po' "sulle loro" ci commenta in modo diretto e stringato da un'unica voce:
"Bello. Molto bravo. E... resistenza fisica non da poco."
Più avanti, alcune signore ancora nel foyer dicono:
"La recita ci è piaciuta tantissimo. L'attore ci ha stupito, non ce l'aspettavamo tanto bravo. Ha tenuto per due ore."
Fuori dal teatro una coppia di mezz'età, che temporeggia sorridente, come per godersi la serata fino all'ultimo, risponde:
"Più di tutto il resto mi è piaciuta la colonna sonora. Per il resto credo che lo spettacolo racconti cose che possono succedere a tutti." Dice lei. E il marito ribatte:
"Forse è un po' pesante, no?" - in che senso?, chiedo - "Sì, forse un po’ pesante per via che si batte sempre sullo stesso argomento."
Siamo un po' stanchi in senso spirituale e non vogliamo comunque creare un contro-evento, percui facciamo l'ultima incursione: lei, giovane con il fidanzato un po' annoiato, quasi emozionata dice:
"Soprattutto ho visto un attore, un grande attore. Non l'avevo mai visto dal vivo e sono venuta apposta per lui. Il testo anche mi è piaciuto molto. Due ore di grande energia."
Con i nostri appunti sul quadernetto scendiamo verso Piazza Corvetto con la sensazione di uno che se ne va con le pive nel sacco, eppure crede di aver ragione.


Torniamo indietro con un'esperienza confusa. Da una parte l'acclamazione a gran voce di tutti quelli che erano seduti là, con e intorno a noi; dall'altra un certo senso di rabbia nei confronti di una performance che parla di un mondo nel mondo, quello dei senza tetto, degli uomini-spazzatura o donne-cartone, o semplicemente dei vagabondi utilizzando siparietti con passi di ballo, musiche allegre e giochi di luci - questi ultimi estremamente raffinati e perfino drammaturgicamente eloquenti -che però sono i tipici strumenti della televisione. E allora no ...il contrasto è troppo forte tra chi si permette di vestire i panni del vagabondo, guarda il pubblico con occhio critico e gli imputa una serie di facili accuse e poi sfrutta linguaggi commerciali per vendersi. Non dico che il tema necessiti di toni cupi a tutti i costi, ma non credo nemmeno che questo monologo gli faccia giustizia, lo rispetti o anche solo lo rappresenti. Sa troppo di fiction di prova d'attore fine a se stessa.
Riguardo il pubblico più volte, quel pubblico così divertito che quasi mi offende e vorrei dirgli "ma non vi siete accorti che era televisione e non teatro". Sì, certo era bello il gioco delle sedie che diventano personaggi luoghi e situazioni intere, quello del cappello-cagnolino che lecca tutta la faccia dell'attore, e persino l'attore, a momenti, dimostra grande professionalità, ma il tutto non parte, non si trasforma magicamente nel gioco del teatro. Resta Castellitto che fa' il vagabondo per mestiere. Esce una forma ibrida come ce ne sono tante o forse il teatro nuovo che non abbiamo ancora capito?

Poi succede che Sergio Castellitto, quello stesso che ieri sera ci aveva fatto un po' "indispettire" insieme al suo pubblico acclamante, si conceda per un'intervista e allora andiamo all'incontro, lasciando in borsa i pregiudizi per ripartire da zero e andare a capire. Incontriamo una persona molto disponibile, gioviale, romana. Profondamente romana, che a tratti comunica più di tante parole.

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