Magazine Giovedì 11 gennaio 2001

On line un libro di futura pubblicazione

Riceviamo da Luciano Angelino l'inizio di un testo di narrativa. Ci ha chiesto di sottoporlo all'attenzione degli utenti di mentelocale. Rispondete al sondaggio, così vedremo se pubblicare gli altri capitoli. Tratto da Quattro Rose:

"Quattro rose" è una seduta psicanalitica in cui sono registrate solo le parole del paziente.
Il tratteggiato indica gli interventi dell'analista.
Il punteggiato i silenzi.
Sia per il tratteggiato che per il punteggiato si sono assunte tre misure - una riga; due righe; tre righe - che indicano durate brevi, medie e lunghe.


Comincerò dal mezzo, come è mia abitudine, come è il mio vizio. Il mezzo è giovedì notte. A piazza Navona. In quel punto dove molte cose sono già successe e molte altre potrebbero non succedere.
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Non si spaventi se parlo in questo modo...sono a corto di fiato, in debito di ossigeno…l'affanno mi taglia la voce e mi smozzica le parole.
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Giovedì notte a piazza Navona… A ripensarci, più che giovedì notte è già venerdì mattina… ma per me è giovedì notte e basta… Giovedì notte mi sveglio in mezzo alla notte… Quando mi sveglio, lei lo sa, per qualche istante non so chi sono e dove sono… Neanche il tempo di dire: io sono io, che mi sommerge, come un’onda di piena, la felicità. Mi dico: sono felice. Me lo dico, ma non credo ai miei occhi. Non mi capacito. Possibile che capiti anche a me? Possibile che capiti proprio a me? Mi ripeto: se la felicità c'è, se esiste, è questa… . Mai ho pensato che mi sarebbe toccato. Mai e poi mai avrei creduto di trovare il coraggio di dirmelo. Sono felice e fuori di me. Fuori di me dalla felicità… Mi dico: sono pazzo di felicità. Come una servetta. Come una servetta innamorata… Credo sia contento di sentire queste parole… Non sto nella pelle e trabocco da tutti i pori. Mi ripeto: sono guarito. Sono convinto di essere guarito. Una volta per tutte. Per sempre. In un breve intervallo di resipiscenza, mi metto in guardia e mi dico: "Vorsicht!"… Sa che nei momenti critici mi parlo in tedesco con la voce della mia tata preferita. Mi dico: "Vorsicht, sta in guardia, questo è lo sballo"! Ma mentre che me lo dico e lo ripeto sono assolutamente certo che non lo è. Che non ci sono precauzioni da prendere né sbarelli da temere. E' un'esaltazione, ma sono ben fermo sulle gambe. Mi dico, per inciderlo nella memoria: "dovesse anche capitarti, questa felicità, di perderla, ricordati che esiste, che è tua". Mentre lo dico sono assolutamente certo di quello che dico. Certo che, dovesse anche scapparmi di mano, la riagguanterò. A costo di andare in capo al mondo, la riagguanterò. E' una specie di trionfo, ma senza la sregolatezza. E' un trionfo, ma senza l'eccesso. Un trionfo benigno. E' per questo che anche ora che non so più niente, anche ora che sono spaccato a metà, conservo la certezza di quella certezza. Non posso neanche dirle: sono sicuro di essere stato felice. Devo dirle: sono sicuro che sono felice…Devo dirle: sono felice e basta.... Ma torniamo ai fatti. Il mio mestiere qui è solo raccontare.
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Mi scusi se faccio un po' di ventilazione. E' per vedere se riesco a placare l'affanno. A calmare il batticuore.
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Giovedì notte mi sveglio in mezzo alla notte. Sono in preda a questa felicità e a questo trionfo. Non sto più nella pelle. Per un po' mi rivolto fra le coperte, prendo a calci le lenzuola, finché mi arrendo e mi alzo. Ma anche in piedi, trabocco da tutti i pori e non ce la faccio a star fermo. Allora mi decido. E’ da un’eternità che non vado più a correre, ma tutto l'occorrente, è rimasto al suo posto. Anzi, per dirla tutta, dove l'aveva messo Camilla, perché a quel tempo stavamo ancora insieme...
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Camilla… Non sembra neanche più lo stesso nome. Suona diverso.
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Mi alzo e prendo le mie scarpette. Le mie amate scarpette. Le mie fidate scarpette. Quelle che hanno dentro il tacco tre punzoni di diverso colore per regolare l'ammortizzo a seconda del terreno. Ci infilo i punzoni rossi, il massimo d'elasticità su fondi duri. Ho deciso che vado a correre a piazza Navona sul tosto dei sampietrini. Non gliela faccio lunga: comincio a correre e mi ritrovo nelle gambe la mia bella falcata rotonda. Corro e subito mi compare, subito mi invade l’apparizione. L’apparizione di un culo. No, non è il culo di Camilla. E'… è il suo culo. Corro e sogno. Sogno e vedo. Vedo e sogno il suo culo. Il suo culo dolce e luminoso. Corro a testa alta inseguendo il richiamo di quel culo alto e picchiettato di peletti biondi. Due chiappette a sbalzo, ridenti e spensierate. Due chiappette che fanno un solo culo. Io mi alzo e abbasso, nel movimento della corsa, lui ondeggia di lato, di qua e di là. Ma non è il solito colpo d'anca. No, è un movimento molto più aereo e musicale.

Luciano AngelinoQuesto, per ora è l'assaggio. Vi piace? Da voi dipenderà la decisione se pubblicarne ancora. Cliccate!

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di Annamaria Tagliafico

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